Choco, la difesa: “Non fu un incidente, ma un atto deliberato”
Si è tenuta presso il Tribunale Penale di Arezzo l’udienza di opposizione alla richiesta di archiviazione per l’uccisione di Choco, il cane meticcio di 15 anni travolto e ucciso lo scorso 6 aprile in via dell’Acropoli. Una vicenda che aveva suscitato forte sdegno e una vasta eco mediatica, e che oggi vede la famiglia di Leonardo Magi, umano di riferimento di Choco, contrapposta alla Procura, che ha chiesto di chiudere il caso qualificandolo come semplice sinistro stradale colposo.
L’atto di opposizione è firmato dal difensore di fiducia, la Prof. Avv. Giada Bernardi del Foro di Roma, e contesta con decisione la lettura dell’episodio come incidente colposo o come incomprensione. Secondo la ricostruzione della difesa, che si dice supportata dagli atti d’indagine, l’automobilista avrebbe prima arrestato la marcia alla vista dell’umano di riferimento di Choco, per poi accelerare deliberatamente e puntare l’animale non appena questo si è trovato davanti al mezzo, travolgendolo prima con le ruote anteriori e poi con quelle posteriori e dandosi infine alla fuga a forte velocità. Una condotta che la difesa qualifica come uccisione volontaria di animale con dolo diretto.
«Non si è trattato di una disgrazia o di una disattenzione, ma di un atto deliberato e spietato», dichiara l’Avv. Bernardi. «Fermarsi, attendere che il cane sia al centro della carreggiata e poi premere l’acceleratore per travolgerlo non può essere rubricato a mero incidente stradale. Chiediamo che non ci sia alcuna resa investigativa, anche alla luce dei tanti elementi emersi in corso delle indagini preliminari e non considerati dal PM». Nell’atto presentato al GIP, spiega ancora la difesa, sono state evidenziate gravissime lacune e piste investigative rimaste inesplorate, nonostante gli elementi già raccolti dalla Polizia Giudiziaria.
All’esito della camera di consiglio il GIP si è riservato la decisione sulla prosecuzione delle indagini; per ora, quindi, il caso resta aperto.
Come Dogsportal seguiamo la vicenda con attenzione, perché la differenza tra un sinistro e un atto volontario non è una questione di sfumature: da lì dipende se la morte di un cane viene trattata come un fatto di cronaca stradale o come un reato contro gli animali, con tutto ciò che ne consegue in termini di accertamento e responsabilità. Il fatto che il GIP non abbia chiuso subito la partita è un segnale che gli elementi sollevati dalla difesa meritano almeno di essere vagliati fino in fondo. Restiamo in attesa della decisione e daremo conto dei prossimi sviluppi.
Fonti: comunicato stampa della difesa
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