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patME, dall’ingegneria automotive alla gestione dei referti veterinari

Abbiamo conosciuto Valentina Pellizzato, fondatrice di un progetto che propone di rendere più accessibile la storia sanitaria degli animali e semplificare lo scambio di documenti tra famiglie e strutture veterinarie.

Un referto che non si trova quando serve può mettere in difficoltà chi vive con un cane e il medico veterinario che deve ricostruirne la storia. È da un’esperienza di questo tipo che Valentina Pellizzato racconta di essere partita per sviluppare patME, il progetto che abbiamo conosciuto durante una call e che presentiamo nella nostra rubrica Dogsportal B2B.

Pellizzato è un’ingegnera e patME nasce all’interno di CAEMOTIVE, società di consulenza ingegneristica attiva nel settore automotive. L’idea è trasferire nella gestione dei documenti veterinari una parte del lavoro sull’organizzazione, sull’automazione e sulla tracciabilità dei processi maturato in quell’ambito.

Il problema affrontato è riconoscibile: esami, prescrizioni e referti possono essere distribuiti tra carta, email, chiavette e altri supporti. Riunirli e renderli disponibili al momento giusto è un’esigenza che riguarda sia le famiglie sia i professionisti, soprattutto quando un animale viene seguito da strutture diverse.

Il CD introvabile da cui è partita l’idea

Nel testo inviato alla redazione, Pellizzato ripercorre un episodio avvenuto dopo il suo trasferimento a Maranello. Aveva adottato una cagnetta dal canile e, avendo notato difficoltà nella camminata, aveva intrapreso gli accertamenti che avevano portato a una diagnosi di displasia dell’anca con artrosi avanzata.

Durante una successiva crisi dolorosa si era rivolta a un nuovo veterinario, che aveva chiesto di consultare le radiografie precedenti. Le immagini erano su un CD rimasto in uno degli scatoloni del trasloco e non erano disponibili in quel momento. Secondo il suo racconto, furono quindi eseguite nuove radiografie con un’ulteriore sedazione.

A quanti di noi è già successo di cercare un referto e non riuscire a trovarlo proprio quando serviva? A noi sicuramente sì. Il racconto di Valentina rende quindi molto concreta l’esigenza da cui nasce il progetto: poter recuperare la documentazione dell’animale anche quando cambiano casa, medico o struttura di riferimento.

Un archivio digitale alimentato anche via email

patME viene presentata come una piattaforma utilizzabile dal browser, senza dover necessariamente installare un’applicazione. Il suo centro è il fascicolo sanitario digitale dell’animale, nel quale raccogliere e organizzare la documentazione.

Secondo quanto descritto dalla fondatrice, ogni animale dispone di un indirizzo email dedicato. Il sistema utilizza l’intelligenza artificiale per leggere, rinominare e archiviare i referti ricevuti, con l’obiettivo di ridurre le operazioni manuali necessarie a mantenere ordinato lo storico.

La piattaforma comprende anche una chat che utilizza le informazioni del fascicolo per rispondere alle domande della famiglia. Il sito di patME ne definisce la funzione come un aiuto a leggere e ricordare la storia clinica, precisando che non formula diagnosi e non sostituisce il medico veterinario.

Per un servizio di questo tipo, l’utilità dell’automazione si misura anche nell’affidabilità delle informazioni restituite. Ridurre gli errori di catalogazione è un obiettivo; affermare di eliminarli richiederebbe riscontri che il materiale ricevuto non documenta. La possibilità di controllare i dati rispetto ai referti originali resta quindi un aspetto importante da valutare nell’uso.

La proposta per le cliniche e il progetto pilota

La dimensione professionale è uno degli elementi centrali della proposta. Pellizzato descrive un ambiente B2B gratuito per le strutture veterinarie, attraverso il quale consultare lo storico clinico e caricare la documentazione, compresa quella prodotta alle dimissioni.

Nel materiale viene indicato un progetto pilota con la Clinica Veterinaria Castellarano, nel territorio reggiano. L’obiettivo dichiarato è affiancare la struttura nella gestione delle informazioni dall’ingresso dell’animale alle dimissioni, inserendo il sistema nelle attività quotidiane del gruppo di lavoro.

Alla piattaforma si affianca una medaglietta con tecnologia NFC, che permette di accedere via web alle informazioni rese disponibili, anche a chi ritrova un animale smarrito. Per le cliniche, la proposta comprende un lettore USB fornito gratuitamente: avvicinando la medaglietta al lettore, è possibile richiamare il profilo senza cercarlo manualmente.

Il sito distingue inoltre gli accessi in base alle autorizzazioni: chi ritrova l’animale può visualizzare le informazioni di base e i contatti, mentre il veterinario autorizzato accede alla documentazione clinica. Un dettaglio rilevante per comprendere come il progetto intenda conciliare condivisione e controllo delle informazioni.

Il valore si vedrà nel lavoro quotidiano

Per Dogsportal B2B, l’interesse di patME sta nella scelta di affrontare un passaggio molto concreto della relazione tra famiglie e professionisti. Una parte del lavoro di cura passa anche dalla possibilità di ricostruire ciò che è già stato fatto, ritrovare un documento e renderlo disponibile a chi deve consultarlo.

La verifica più interessante riguarderà l’inserimento del servizio nelle abitudini delle strutture: quanto tempo richiede, quanto ne fa risparmiare e con quale affidabilità organizza i documenti. Nel materiale ricevuto non sono presentati risultati misurati del progetto pilota, che sarà quindi utile conoscere nei suoi sviluppi.

Abbiamo scelto di raccontare patME perché parte da una difficoltà vissuta e prova a darle una risposta utilizzabile anche dai professionisti. Il confronto con le cliniche potrà aiutare a capire quanto questa proposta riesca a semplificare la gestione delle informazioni, lasciando più spazio al lavoro che quelle informazioni devono sostenere: seguire e curare gli animali.

Fonti: presentazione firmata da Valentina Pellizzato e fornita alla redazione; sito ufficiale patME.

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