Notizie sul cane

CSEN Cinofilia e Castellano, un comunicato che divide.

CSEN Cinofilia ha pubblicato sui propri canali social un lungo comunicato in merito all’affiliazione della scuola cinofila di Tommaso Castellano, affiliazione che era stata annunciata e acclamata attraverso i canali social dello stesso Castellano. Il testo, firmato da Massimo Perla e Francesco Brescia, nasce come risposta alle critiche arrivate all’ente dopo il video di Castellano, ma va ben oltre la spiegazione di una scelta e prova a stabilire con quale criterio vadano giudicati i metodi di educazione e addestramento del cane.

Voglio dare questa notizia in modo analitico, rispetto a quello che ritengo un comunicato stampa che rischia di danneggiare l’immagine di uno dei principali enti cinofili sportivi italiani, e lo danneggia per il modo in cui è stato espresso. Lo dico con dispiacere, perché ho sempre ritenuto CSEN Cinofilia l’ente cinofilo sportivo che in questo momento storico è in grado di offrire, per la tipologia di eventi, la maggiore esposizione mediatica agli sport cinofili. Sport cinofili che, almeno per quanto mi riguarda, ho sempre ritenuto importanti proprio per far sì che le persone si avvicinassero al mondo dei cani attraverso attività ludiche e sportive in un modo sano, anche per risolvere e migliorare la propria relazione con il cane mediante il gioco, lo sport e il rinforzo positivo.

Cosa dice il comunicato

Nella prima parte l’ente spiega che nei mesi scorsi ci sono stati contatti tra Castellano e il presidente Francesco Proietti, seguiti da lunghi confronti con i responsabili di CSEN Cinofilia, durante i quali, si legge, Castellano si sarebbe detto pronto a riconoscere gli eccessi della propria comunicazione. La motivazione dichiarata è quella di raggiungere persone che vivono con cani problematici o di difficile gestione e che del mondo sportivo cinofilo, oggi, non sanno nulla.

Nella seconda parte CSEN dichiara di voler rompere il silenzio tenuto finora sul confronto tra metodi e lo fa in sei punti. Il criterio proposto è che un metodo si giudica dalla vita che resta al cane dopo l’intervento; si afferma che la vita non è fatta solo di rinforzi positivi e che una correzione proporzionata e leggibile sta dentro la buona cinofilia; che prima di educare, a volte, bisogna fermare un comportamento pericoloso; si paragona il bambino che ruba una caramella a un killer dei narcos per spiegare che la gravità di un comportamento cambia gli strumenti necessari; si sostiene che, a parità di risultato, il percorso più breve sia il migliore, perché il tempo del cane non è il nostro.

Alcuni passaggi, presi da soli, sono condivisibili: giudicare il lavoro guardando al cane, bocciare chi ottiene obbedienza con il dolore e la paura, ricordare che dietro ogni caso c’è una famiglia reale con tempi e risorse limitati. A mio avviso il problema è il contesto. Inserito nell’annuncio di un’affiliazione così discussa, con frasi come “prima si ferma, poi si costruisce” e un paragone come quello del killer, il testo rischia di essere letto come una difesa di approcci da cui, almeno nella percezione di molti tesserati, l’ente aveva sempre preso le distanze almeno attraverso il suo codice deontologico.

Spero che questo comunicato sia stato scritto in un momento di difficoltà comunicativa, perché la comunicazione è importante, e continuo a ribadirlo, anche nel mondo cinofilo. Spero che non sia stato espresso in piena coscienza di quello che si voleva dire, perché altrimenti trovo grave il concetto che ne emerge: si rischia di far percepire come sostanzialmente corretto agire in maniera coercitiva, anche in modo pesante, per risolvere problemi comportamentali dei cani, quando ormai la cinofilia moderna, la scienza, ci dice e ci dimostra che si può risolvere con metodi non violenti e non coercitivi. Uso in questo momento la parola coercizione come sinonimo di violenza, anche se poi possiamo discutere sul fatto che coercitivo non sia sempre sinonimo di violento, ma non è questo il momento per parlare di questi aspetti.

Le reazioni

Sotto il comunicato si contano centinaia di commenti, in grandissima parte critici, e molti di chi li scrive si presenta come tesserato o affiliato CSEN. Tra qiesti ci sono anche molti nostri autori cinofili e medici veterinari. Il tema che ritorna più spesso è quello della coerenza: diversi commentatori ricordano che i regolamenti sportivi dell’ente vietano in gara il collare a scorrimento, e un’educatrice racconta che durante il suo esame le fu chiesto di togliere il collare retriever perché poteva sembrare coercitivo. Da qui la domanda che molti si pongono, cioè se il codice deontologico firmato al momento dell’ingresso valga per tutti allo stesso modo.

Non pochi commentatori leggono nella scelta una logica di visibilità e di numeri, e lo scrivono senza mezzi termini; è una loro interpretazione, che racconta però bene il clima di sfiducia che il comunicato ha generato. Nel pieno della stagione dei rinnovi, inoltre, più di un istruttore e più di un presidente di associazione sportiva dichiara che sta riconsiderando il proprio tesseramento o la propria affiliazione.

Altri entrano nel merito degli argomenti. C’è chi contesta l’idea di un pubblico altrimenti irraggiungibile, facendo notare che i centri cinofili seri lavorano già ogni giorno sull’educazione di base prima di qualsiasi percorso sportivo, e chi si chiede in che modo un cane con problemi di gestione possa arrivare su un campo di agility o di nosework. Un commento particolarmente articolato domanda quali criteri scientifici, etici e metodologici l’ente abbia preso in considerazione prima di riconoscere questi percorsi formativi, osservando che interrompere un comportamento non equivale ad averne risolto la causa. Chi pratica discipline come IGP e Mondioring, dal canto suo, racconta di aver percepito in passato una certa rigidità a livello locale e si chiede se l’apertura annunciata oggi varrà per tutti. Qualcuno, infine, pone una questione che riguarda direttamente i tecnici: il timore di vedere la propria immagine professionale associata a una linea in cui non si riconoscono.

Non mancano, va detto, i commenti favorevoli, che apprezzano il criterio della vita che resta al cane e l’invito al dialogo, e in alcuni casi raccontano esperienze personali positive.

I commenti sono forti, e ci danno comunque un segnale: anche all’interno della cinofilia che si occupa di sport cinofili, molto bistrattati da un altro tipo di mondo cinofilo che negli sport non crede, e soprattutto ancora poco conosciuti, c’era e c’è la speranza di poter comunicare tutto questo in modo migliore e in modo diverso.

Leggi anche: Benessere psicofisico dei cani e media: ne parliamo con Gaetano Penocchio, presidente FNOVI

Fonti: pagina Facebook di CSEN Cinofilia

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Rocco Voto

Rocco Voto è fondatore ed editore di Dogsportal.it. Educatore cinofilo e consulente di comunicazione nel settore Pet, si occupa di divulgazione scientifica e cultura cinofila. Promuove un approccio basato su etica, competenza e benessere animale, per offrire un'informazione utile e lontana da mode passeggere.

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