Antiparassitari per cani e gatti: guida efficacia, sicurezza e uso consapevole
Come agiscono gli antiparassitari? Esistono rischi reali legati alla loro applicazione? Ne parliamo con Nicola Pugliese, professore associato in Farmacologia e Tossicologia Veterinaria.
È un gesto di cura che ogni umano di riferimento compie, con cadenza regolare, per proteggere la salute del proprio cane o gatto. Gli facciamo indossare uno speciale collare, gli versiamo delle gocce tra le scapole oppure gli somministriamo delle compresse. L’uso di antiparassitari è una routine che, a volte, può destare preoccupazioni. Per capire meglio come agiscono questi medicinali e se esistono rischi reali legati alla loro applicazione, abbiamo posto le nostre domande a Nicola Pugliese, biologo e professore associato in Farmacologia e Tossicologia Veterinaria del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”.
Cos’è un antiparassitario?
Gli antiparassitari sono sostanze che servono per eliminare, o almeno inattivare, i parassiti.
Esistono molti parassiti di importanza medica umana o veterinaria, dal plasmodio della malaria alla leishmania fino agli ectoparassiti, quegli organismi che infestano le parti esterne di un individuo. In quest’ultimo caso si parla quindi di insetti, come pulci e zanzare, o aracnidi, come acari e zecche, che spesso sono vettori di virus, batteri o parassiti microscopici, proprio come i plasmodi. Gli antiparassitari svolgono,quindi, un ruolo molto importante per garantire la salute degli animali domestici. Quando parliamo di collari, spot-on e compresse che somministriamo ai nostri cani e gatti, ci stiamo riferendo a sostanze che ci aiutano a combattere gli ectoparassiti.

Quali sono i principi attivi presenti negli antiparassitari?
Ci sono numerose classi di sostanze antiparassitarie e la maggior parte di esse agisce a livello del sistema nervoso degli infestanti, causandone la paralisi e/o la morte. Lo fanno agendo su bersagli, detti recettori, che in molti casi sono presenti anche nei mammiferi, quindi nell’essere umano così come nel cane e nel gatto. Ci sono, però, notevoli differenze tra i recettori degli artropodi (insetti e aracnidi) e quelli dei mammiferi e questo fa sì che le sostanze antiparassitarie siano decisamente poco attive in questi ultimi. Semplicemente, gli antiparassitari che si usano comunemente riconoscono poco e male i recettori dei mammiferi e quindi non causano danni, invece sono molto efficaci contro aracnidi e insetti perché riconoscono quasi perfettamente i loro recettori. Questo fenomeno si chiama tossicità selettiva: una sostanza con elevata tossicità selettiva uccide determinati organismi, in questo caso i parassiti, ma non causa problemi all’ospite. È la caratteristica fondamentale che devono avere gli antiparassitari di libera vendita, quelli che si possono acquistare senza ricetta. In caso contrario, le agenzie governative sanitarie impongono l’obbligo di ricetta o, in alcuni casi, l’uso sotto la diretta supervisione del medico veterinario.
Ormai i prodotti di libera vendita destinati agli animali d’affezione non contengono più antiparassitari con tossicità selettiva più bassa, quali organofosfati, carbammati e amitraz. Attualmente collari e spot-on sono a base di altre sostanze quali i neonicotinoidi (di cui fa parte l’imidacloprid), il fipronil e i piretroidi.
Su quest’ultima classe bisognerebbe fare alcune precisazioni.
Le sostanze appartenenti a questo gruppo, come la permetrina, la flumetrina e la deltametrina, sono molto ben tollerate dall’essere umano e dal cane, tanto che sono alla base degli insetticidi casalinghi più diffusi, dalle piastrine che usiamo contro le zanzare ai prodotti spray. Rientrano anche in moltissimi prodotti antiparassitari per cani. Sono, invece, altamente tossiche per altre specie quali, ad esempio, i gatti, su cui non devono mai essere utilizzate.
Infine, ci sono gli antiparassitari più recenti, gli isossazolinici, che si somministrano per via orale.
Il principio è semplice: entrano nel sangue dell’animale che li ha assunti e, quando una zanzara, una zecca o un altro artropode compie il suo pasto di sangue pungendolo o mordendolo, ne rimane intossicato e muore. È intuibile che la tossicità selettiva degli isossazolinici sia davvero molto alta, quindi sono molto efficaci contro gli artropodi ma non agiscono nei confronti dell’ospite, che può essere un cane o un gatto.
Molecole e concentrazioni differiscono tra le diverse tipologie (collare, spot–on, compressa) e tra le diverse case farmaceutiche che li producono?
I medicinali a base di antiparassitari possono differire per combinazione di principi attivi, per concentrazione o per forma farmaceutica.
Le forme farmaceutiche sono il modo in cui il medicinale si presenta. Nel caso di pipette per spot-on e collari, i principi attivi — una volta a contatto con la cute — si distribuiscono nello strato sebaceo del cane (o del gatto) e vi permangono per tempi più o meno lunghi. Nel caso dei collari, la quantità di sostanze contenute è maggiore rispetto ad altre forme farmaceutiche, ma esse sono rilasciate molto lentamente, in modo da garantire una copertura più lunga nel tempo.
La quantità di farmaco presente nel collare o nelle pipette dipende dal tipo di sostanza, dalla forma farmaceutica, dalla specie a cui è destinato e anche dal peso dell’animale. È ovvio che le pipette per un cane di 60 chilogrammi conterranno più farmaco rispetto a quello destinato a un cane di 10. Per questo è sempre molto importante assicurarsi di quello che si sta usando, chiedendo anche l’aiuto del medico veterinario in caso di dubbi. Far indossare a un pincher un collare progettato per un cane di 30 chilogrammi, soltanto perché magari “avanzava” o “me lo ha dato il vicino che non lo usa più”, vuol dire esporre quell’animale a un rischio.
Più in generale, ogni casa farmaceutica che vuole commercializzare un prodotto di questo tipo deve condurre studi molto accurati in modo da ottimizzare combinazioni di farmaco, dosaggi e forme farmaceutiche per garantire l’efficacia senza intaccare la sicurezza.
Esistono particolari effetti collaterali dati dall’utilizzo di questi prodotti? Quali sono?
La maggior parte degli effetti collaterali è legata più che altro al contatto con la cute, quindi si potranno osservare irritazione, prurito o dermatiti in generale. Solo in casi molto rari si sono osservati, per alcuni di questi farmaci, disturbi del comportamento. L’uso di antiparassitari per bocca ha portato molto raramente (meno di un animale su 10.000 trattati) a letargia, tremore muscolare, atassia (incapacità o difficoltà gravi nei movimenti) e convulsioni. Si tratta soprattutto di segnalazioni spontanee, quindi è in fase di dimostrazione l’eventuale correlazione con la somministrazione del medicinale. Infatti, per stabilire che un farmaco è pericoloso per chi lo utilizza, deve essere dimostrato il nesso causa-effetto. Provo a fare un esempio: se prendo un antinfiammatorio e poi vado a sbattere contro la porta, posso sicuramente segnalare alle autorità sanitarie competenti quello che è successo. Ma sono sicuro che è stato l’antinfiammatorio a farmi sbattere contro la porta? Bisognerebbe svolgere uno studio specifico per capire se l’antinfiammatorio mi fa perdere lucidità e andare a sbattere oppure se è stato un banale incidente. Il sistema di segnalazione degli eventi avversi legati all’uso dei medicinali, per esseri umani e animali, è molto importante perché si parte da questo per rivalutare efficacia e sicurezza dei farmaci, inclusi i vaccini. Senza indagini appropriate non è possibile stabilire se un farmaco causi o meno un qualunque problema. Gli eventi avversi riportati nei foglietti illustrativi sono stati solitamente registrati e correlati all’uso del medicinale.
Ben diverso è il caso del sovradosaggio. Se si somministra, solitamente in maniera accidentale, una quantità eccessiva di farmaco a un animale, si possono osservare problemi neurologici più seri. Fortunatamente, le sostanze utilizzate attualmente hanno un margine di sicurezza molto alto. Significa che, per osservare degli effetti gravi, il cane (o il gatto) deve essere esposto a quantità davvero molto elevate. In tal caso, i segni andrebbero da vomito e diarrea sino a gravi eventi neurologici, quali tremori, convulsioni. Tuttavia, questi sintomi sono progressivi: prima di osservare i segni neurologici compaiono gli effetti avversi più comuni. Di conseguenza è fondamentale consultare immediatamente un veterinario se si sospetta un’intossicazione da antiparassitari.
Proprio per evitare sovradosaggi è, inoltre, essenziale evitare abbinamenti casalinghi. Applicare uno spot-on, ad esempio, quando l’animale già indossa il collare è poco utile e può esporlo ad alte concentrazioni di principio attivo, anche perché esiste la possibilità che i principi attivi siano gli stessi o, comunque, della stessa classe.
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Sottolineo poi che è un po’ diverso il caso dell’esposizione del gatto a piretroidi, la cui tossicità si può manifestare a basse dosi.
Domande frequenti sugli antiparassitari
Come funzionano gli antiparassitari per cani e gatti?
Agiscono principalmente sul sistema nervoso dei parassiti, provocandone paralisi e morte. La loro efficacia dipende dalla capacità di colpire recettori presenti negli artropodi ma poco o per nulla attivi nei mammiferi.
Gli antiparassitari sono pericolosi per il cane o il gatto?
I prodotti di libera vendita attualmente in commercio hanno un’elevata tossicità selettiva e sono considerati sicuri se usati secondo indicazioni. I rischi aumentano in caso di uso scorretto, sovradosaggio o combinazioni fai-da-te.
Qual è la differenza tra collari, spot-on e compresse?
Collari e spot-on agiscono per contatto e si distribuiscono sullo strato sebaceo della cute. Le compresse orali entrano invece nel circolo sanguigno e colpiscono il parassita durante il pasto di sangue.
È vero che alcuni antiparassitari sono tossici per i gatti?
Sì. Alcune sostanze, come i piretroidi, sono ben tollerate dal cane ma altamente tossiche per il gatto e non devono mai essere utilizzate su questa specie.
Posso usare più antiparassitari insieme per aumentare la protezione?
No. L’abbinamento di prodotti diversi, come collare e spot-on, può portare a un’esposizione eccessiva ai principi attivi senza reali benefici e aumentare il rischio di effetti avversi.
Quali effetti collaterali possono comparire?
Nella maggior parte dei casi si tratta di reazioni cutanee locali. I disturbi neurologici sono molto rari e spesso associati a sovradosaggi o a una sensibilità individuale.
I rimedi naturali funzionano davvero contro pulci e zecche?
Alcuni prodotti naturali possono avere un effetto repellente o di supporto, ma raramente garantiscono una protezione completa se usati da soli.
Quando è necessario consultare il veterinario?
Sempre in caso di dubbi su dosaggi, specie, peso dell’animale o in presenza di reazioni avverse. Il veterinario è la figura di riferimento per un uso sicuro e consapevole.
Si sente parlare spesso di rimedi naturali adoperati come antiparassitari? Quali sono? Sono ugualmente efficaci?
Ormai sono in commercio molti rimedi naturali ed è molto difficile dare una risposta univoca. In generale, i rimedi naturali, soprattutto quelli che hanno attraversato un iter di autorizzazione al commercio completo e affidabile, possono avere una qualche efficacia. Però, spesso, da soli non bastano. Ad esempio, l’azadiractina, il principio attivo contenuto nell’olio di Neem, è un buon repellente ed è utile per evitare lo sviluppo delle larve di insetti e aracnidi, ma dovrebbe essere utilizzato in combinazione con altri prodotti. Inoltre, andrebbe spruzzato su tutta la superficie dell’animale. Anche in questo caso è fondamentale evitare abbinamenti fai-da-te: è sempre bene consultare un medico veterinario e seguirne le indicazioni.
* Al fine di garantire la trasparenza e il rispetto della deontologia professionale, l’autrice dichiara che esiste un vincolo di parentela con l’intervistato. Questo non ha influito in alcun modo sui contenuti, la forma o qualunque altra caratteristica dell’articolo.
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