Percorso per caregiver di cani e prevenzione morsicature. Parliamo del DdL n.1987 con l’ANMVI
Raimondo Colangeli, consigliere dell’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani, risponde alle domande di Dogsportal sul disegno di legge di iniziativa del senatore Antonio De Poli.
Il 29 luglio scorso, il senatore Antonio De Poli (UDC) ha presentato alla Presidenza del Senato un disegno di legge (DdL) che prevede l’istituzione di un percorso formativo nazionale per chi si prende cura di un cane e introduce disposizioni per prevenire le morsicature canine. Come molte lettrici e lettori di Dogsportal sapranno, questo non è il primo DdL dedicato a questi temi, ma alcuni degli aspetti trattati nel documento sono più aggiornati sulle conoscenze scientifiche attuali e sui bisogni di una società in cui la relazione con questi animali e la sua qualità si sta ritagliando un posto sempre maggiore. Abbiamo chiesto a Raimondo Colangeli, consigliere dell’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani e veterinario comportamentalista, di tracciare insieme la strada che ha portato a quest’ultimo disegno di legge e di approfondire il suo possibile futuro.
Il DdL n. 1987 intitolato “Istituzione del percorso formativo nazionale per i caregiver di cani e disposizioni per la prevenzione delle morsicature canine e la promozione del possesso responsabile degli animali d’affezione” (https://www.senato.it/show-doc?leg=19&tipodoc=DDLPRES&id=1521121&idoggetto=0&part=ddlpres_ddlpres1 ) non è l’unico che riguarda la formazione dei proprietari di cani e la prevenzione di episodi di aggressione. Cosa sta accadendo in Italia?
«Facciamo un excursus storico per capire meglio i meccanismi in atto. La questione dei cani pericolosi, sia in Europa che in Italia, è nata nel 2003 per una serie di gravi episodi di morsicatura a carico di adulti e bambini.
Nel 2003 l’ordinanza di Girolamo Sirchia, allora Ministro della Salute, introdusse l’idea della black list, in cui inizialmente si volevano inserire numerose razze legate alle classificazioni dell’ENCI, mache alla fine si ridusse a un elenco di circa una decina di razze. Il paradigma teorico di quell’ordinanza, quindi, poneva il peso della responsabilità di eventuali incidenti più sulla razzad’appartenenza di un cane che sul proprietario. Tutto questo venne in seguito ribadito dalla ministra Lidia Turco nel 2006, finché nel 2009 fu nominata sottosegretaria Francesca Martini e quelparadigma cambiò.
Fu istituito un tavolo tecnico, di cui facemmo parte anche noi veterinari, durante il quale fu deciso di eliminare il concetto di black list, in quanto il legame tra razza e pericolosità non ha fondamento scientifico, e, soprattutto, fu data maggiore importanza alla responsabilità diretta, civile e penale, del proprietario.
In quell’ordinanza del 2009 venne anche introdotto un percorso formativo che era facoltativo per i proprietari, al fine di insegnare alle persone come si tiene un cane, come si gestisce e si ha una relazione con lui, e diventava obbligatorio — il cosiddetto patentino — in caso di cani morsicatori o ritenuti impegnativi. Nella stessa ordinanza si dichiarava che i cani morsicatoridovevano essere valutati dall’ASL, la quale avrebbe potuto avvalersi in questa fase del supporto dei medici veterinari esperti in comportamento.
Il problema è che l’ordinanza non è mai diventata una legge ed è stata reiterata dal 2009 al 2026. Noi chiediamo da 20 anni un passaggio legislativo su queste procedure. Dal punto di vista dei DdL, è già stato presentato un disegno di legge (https://www.senato.it/show-doc?leg=19&tipodoc=DDLPRES&id=1471585&idoggetto=0&part=ddlpres_ddlpres1 ) in cui vi è l’obbligo di seguire un percorso formativo solo per i proprietari delle razze elencate in quella che era stata ribattezzata save list, al posto di black list. Veniva ribadita l’idea che alcune razze fossero pericolose e l’ENCI aveva dichiarato che i proprietari di cani provenienti dagli allevamenti da loro riconosciuti non avessero bisogno di seguire la formazione stabilita. ANMVI si era espressa in contrasto con i contenuti di questo DdL, perché basato su concetti non scientifici(https://www.facebook.com/photo?fbid=1063830919120008&set=a.551533777016394&locale=it_IT ). Il disegno di legge più recente, presentato dal senatore Antonio De Poli, suscita invece il nostro interesse».
Quali sono gli aspetti che più vi convincono del Disegno di Legge n. 1987?
«Prima di tutto c’è l’obbligo di formazione per tutti e questo ci trova d’accordo perché i caregiver devono avere delle basi dal punto di vista relazionale e gestionale. E non è un problema né di razza né di taglia, perché, per esempio, un barboncino di cinque chilogrammi può far male a un bambino di due anni quanto un pit bull può ferire un adulto. Il percorso formativo è un corso di base, che viene rafforzato in caso di cani morsicatori o definiti pericolosi, e riprende i contenuti sull’etologia, sullo sviluppo comportamentale, sulla corretta gestione dei bisogni del cane, sulla prevenzione dell’aggressività e sulla normativa vigente indicati già nell’ordinanza del 2009.Riprende anche il divieto al ricorso di metodi coercitivi e strumenti avversativi, condotte a cui siamo contrari e che possono far diventare i cani più pericolosi e aggressivi. Esattamente come nell’ordinanza, nelle situazioni a rischio sono previsti la partecipazione obbligatoria ai percorsi e il supporto veterinario specialistico. Un altro aspetto è l’allontanamento del cane dal caregiver,disposto esclusivamente come misura eccezionale: attualmente in Italia questo accade solo in alcune regioni».
Per quanto riguarda il sistema di valutazione, nell’articolo 6 del DdL si parla di analisi multifattoriale del rischio. In cosa consisterebbe?
«Generalmente le ASL prescrivono una serie di azioni come l’impiego di una museruola e la condotta al guinzaglio fuori casa, la sottoscrizione di un’assicurazione, il conseguimento del patentino e una valutazione comportamentale che può essere seguita da un intervento di riabilitazione. È in questo frangente che si inserisce il lavoro del veterinario esperto di comportamento, che valuta la condizione psicofisica del cane, considerando molteplici fattori, ad esempio la presenza di patologie e stati di dolore — questi ultimi aumentano molto la possibilità di comportamenti aggressivi — o di disturbi veri e propri del comportamento. Solo dopo una diagnosi attenta un veterinario comportamentalista fornirà delle indicazioni riabilitative e farmacologiche, se necessario».
Nell’articolo 9, a proposito delle figure professionali coinvolte nell’attuazione delle disposizioni previste, accanto ai medici veterinari sono menzionati educatori e istruttori cinofili qualificati. Considerata l’assenza in Italia di criteri formativi uniformi e di un albo professionale, come si potrebbe garantire la preparazione di queste figure e disciplinarne il coinvolgimento?
«Intanto dobbiamo dire che l’istruttore qualificato è una figura importante nell’intervento riabilitativo. Noi come ANMVI – SISCA (Società Italiana Scienze del Comportamento Animale) sottolineiamo sempre che l’équipe multidisciplinare è fondamentale, infatti nell’articolo 9 ci sono i medici veterinari delle aziende sanitarie locali per l’aspetto pubblico e di controllo, i medici veterinari esperti in comportamento animale per la valutazione del cane, gli psicologi per la parte umana. Sono presenti nell’elenco anche educatori e istruttori cinofili, i cui percorsi si trovano in quella che potremmo definire una zona grigia. Ci sono, ad oggi, EsCAC(Esperti Cinofili dell’Area Comportamentale) ed educatori cinofili certificati attraverso la Norma UNI 11790:2020 (https://www.uni.com/educatore-cinofilo-ed-esperto-cinofilo-nell-area-comportamentale/ ). Questa, però, è una situazione diversa rispetto all’iscrizione a un albo. L’obiettivo futuro potrebbe essere proprio l’istituzione di un albo, come quello degli infermieri,per fare un esempio: sarebbe un passaggio legislativo complesso perché renderebbe necessario mettere d’accordo almeno una ventina di sigle, stabilire chi valuta e certifica, e considerare numerosi altri aspetti».
Effettivamente ci sono altre zone grigie della cinofilia che questo DdL in qualche modo incrocia e che potrebbe aiutare a migliorare. Cosa pensa a tal proposito?
«Il nostro interesse è poterci confrontare con il senatore De Poli. L’ANMVI ha preparato una documentazione che approfondisce il concetto di pericolosità, come strutturare una corretta prevenzione delle morsicature, ma anche come gestire le adozioni, formare il personale in canile e verificare l’organizzazione degli allevamenti. Nel primo caso, ci dovrebbe sempre essere un medico veterinario esperto che possa gestire l’aspetto comportamentale sia nei cani in fase di adozione, sia negli individui che rimangono nella struttura; nel secondo è essenziale che un esperto sovraintenda e curi lo sviluppo emotivo e sociale dei cuccioli.
Questo disegno di legge potrebbe essere un passo in avanti poiché darebbe maggiore certezza su chi si occupa di cosa. Come accennato, ci vorrebbe poi un albo per certificare le competenze dei professionisti della cinofilia, e non parliamo solo di educatori e istruttori: ci sono anche i dog sitter o coloro che gestiscono centri cinofili e pensioni per cani. L’idea di questo DdL non ci trova scontenti. Ci auguriamo che i veterinari esperti in comportamento possano in futuro far parte di un tavolo tecnico insieme alle altre figure coinvolte per discuterne insieme. Ci sono decisioni che il Ministero della Salute, in concerto con il Ministero dell’Interno, non può prendere senza consultare i professionisti in questo ambito: deve essere un tavolo tecnico allargato per cercare di non fare stupidaggini».
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