Qual è l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute di cani e gatti? Uno studio sui dati raccolti nel Regno Unito
La ricerca pubblicata sulla rivista scientifica PNAS ha rilevato che alti livelli di particolato fine hanno portato a un aumento significativo del numero di visite veterinarie sia per i cani che per i gatti.
California, 2020. Siamo nei mesi successivi agli intensi incendi a cui abbiamo assistito, preoccupati e inermi, attraverso le immagini di telegiornali e social media. Manolo vive lì ed è un gatto asmatico ma, in alcuni giorni, i suoi sintomi diventano ancora più gravi e fa veramente moltafatica a respirare. Sono le stesse giornate in cui Stephen Jarvis, compagno dell’umana di riferimento di Manolo, ha mal di testa, difficoltà respiratorie e occhi irritati. Sembra che i gas e le particelle, l’inquinamento dell’aria che quell’inferno di fuoco ha prodotto, stiano esercitando i loro effetti sulla salute degli animali così come su quella delle persone. Come racconta l’articolo pubblicato sul New York Times (https://www.nytimes.com/2025/10/07/science/pets-health-pollution.html ), Jarvis — oggi professore di Economia ambientale della London School of Economics — suggerisce che il malessere del gatto non fosse una casualità e ha cercato di dimostrarlo in una ricerca realizzata insieme ad altre colleghe e colleghi e pubblicata nella rivista scientifica PNAS – Proceedings of the National Academy of Sciences(https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.2504553122 ).
L’inquinamento atmosferico ha effetti sulla salute di cani e gatti?
L’inquinamento dell’aria è causato prevalentemente dalle attività umane, come i trasporti su strada, le attività agricole, zootecniche, industriali e minerarie, il riscaldamento residenziale e la produzione di energia, che rilasciano nell’atmosfera sostanze che possono essere dannose per la salute del Pianeta e dei suoi abitanti.
Tra gli inquinanti ci sono il monossido di carbonio, il biossido d’azoto e quello di zolfo, l’ozono, i composti organici volatili, i composti organici clorurati, gli aerosol e il materiale particolato, ossia le polveri sottili. Proprio queste ultime costituiscono il principale fattore di mortalità tra gli esseri umani legato all’inquinamento atmosferico: esiste una vasta documentazione scientifica sul rapporto tra l’esposizione alle particelle sottili e le patologie respiratorie, cardiovascolari e neurologiche che possono portare a un aumento degli accessi al pronto soccorso, dei ricoveri ospedalieri e della mortalità prematura. Manca, tuttavia, la stessa abbondanza di informazioni sugli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute di cani e gatti. Questa è una prospettiva preoccupante, considerando che noi e i nostri animali domestici condividiamo lo stesso ambiente, le stesse abitudini e persino numerosi aspetti del funzionamento biologico. Di conseguenza, molti dei fattori di rischio per malattie e mortalità risultano sovrapponibili ai nostri. Jarvis e i suoi colleghi, con il loro studio, hanno fornito prove dell’impatto dell’inquinamento da polveri sottili sulla salute di cani e gatti.
Lo studio nel Regno Unito
Sono stati raccolti i dati delle visite giornaliere provenienti dalle strutture veterinarie di tutto il Regno Unito, da gennaio 2017 a settembre 2022. Il database interrogato è stato il SAVSNET (Small Animal Veterinary Surveillance Network), gestito dall’Università di Liverpool, coninformazioni sulle visite provenienti da circa il 5% delle 5000 strutture veterinarie presenti nel Regno Unito. In tutto sono stati presi in considerazione circa 3,8 milioni di singoli animali domestici, per un totale di 1,9 milioni di visite per i gatti e 5 milioni di visite per i cani.L’analisi ha rivelato una corrispondenza tra l’aumento della concentrazione di polveri sottili, nello specifico PM2,5 (particelle dal diametro inferiore ai 2,5 micron, talmente piccole da essere in grado di raggiungere gli alveoli polmonari) e l’incremento delle visite veterinarie di cani e gatti.Le stime ottenute suggeriscono che una riduzione della concentrazione di polveri sottili fino a un limite massimo di 5 µg/m3 (media annuale), come raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (https://www.epicentro.iss.it/ambiente/qualita-aria-linee-guida-oms-2021 ), potrebbe portare a una diminuzione delle visite mediche del Regno Unito che si aggira tra lo 0,7% e il 2,5%, approssimativamente tra le 80.000 e le 290.000 visite in meno ogni anno.
Migliorare la qualità della vita di umani e animali
Il tipo di indagine svolta da Stephen Jarvis e dai suoi colleghi, caratteristica per quantità di dati a disposizione e metodi di raccolta ed elaborazione, è ancora poco frequente nell’ambito dello studio della relazione tra inquinamento dell’aria e salute degli animali. Un lavoro simile è stato pubblicato l’anno scorso da un gruppo di ricerca italiano (https://www.frontiersin.org/journals/veterinary-science/articles/10.3389/fvets.2023.1297311/full ) che ha utilizzato le informazioni sui cani della Liguria provenienti dall’anagrafe nazionale degli animali d’affezione per esaminare la relazione tra l’inquinamento da metalli pesanti e l’aspettativa di vita dei nostri compagni a quattro zampe.
I gatti e i cani, infatti, tendono a trascorrere molto tempo a terra, a un’altezza che non supera le poche decine di centimetri dal piano di calpestio e, rispetto agli esseri umani, possono essere più esposti a sostanze chimiche, anche cancerogene, o ai metalli pesanti.
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Colmare le lacune in questo ramo della ricerca significherebbe ottenere analisi costi-benefici più rigorose per sostenere le politiche di miglioramento del benessere animale, compresoquello degli animali selvatici, soggetti come tutti agli effetti dell’inquinamento atmosferico. C’è infine un altro aspetto, altrettanto importante: meno tempo e soldi spesi dal veterinario si traducono in ore trascorse insieme a passeggiare, giocare, dedicarsi a uno sport o,semplicemente, a riposare in attesa della prossima avventura. Un toccasana per la relazione tra noi e il nostro compagno animale e un fattore senza dubbio positivo per la qualità di vita di entrambi.
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