Dieta vegana e cani: cosa sappiamo dei suoi effetti sulla salute dei nostri animali?
Cerchiamo di rispondere a questa domanda con l’aiuto di Giacomo Biagi, professore associato di Nutrizione e alimentazione animale dell’Università di Bologna.
Corrisponde a 673.153 tonnellate la quantità di prodotti per l’alimentazione di cani e gatti venduta in Italia nel 2023. Un giro d’affari in crescita da alcuni anni, che ha superato i 3 miliardi di euro.
Sono questi i dati riportati dal Rapporto ASSALCO – ZOOMARK 2024 sull’alimentazione e cura degli animali da compagnia (https://www.assalco.it/archivio10_documento-generico_0_1570.html ).
Sul totale del mercato il 44,7% è dedicato ai cani. Da questi numeri emerge quanto l’ambito della nutrizione stia a cuore a noi compagni umani e quanto sia al centro di interessi economici e sociali. In tale scenario si stanno affacciando nuove alternative, come i cibi vegani. Una moda o una scelta etica e sostenibile? Soprattutto, quali sono gli effetti di questi alimenti sulla salute dei cani? In realtà dovremmo anche chiederci se sia corretto imporre una nostra posizione etica a un altro essere vivente (ma questa è un’altra storia).
La premessa fondamentale prima di iniziare il nostro approfondimento è che qualsiasi aspetto che riguarda la salute e la cura del nostro cane deve essere discusso con il veterinario. Lei/lui saprà indirizzarci sul percorso più sicuro e ci terrà lontani da eventuali rischi.
Cosa sappiamo ad oggi degli effetti di una dieta vegana sul benessere dei cani?
Partiamo dalle esigenze dei nostri cani.
«Il cane rimane un animale classificato fra i carnivori, ma ha sviluppato di fatto un’attitudine da onnivoro. Diciamo che è un carnivoro che sa adattarsi alla dieta da onnivoro» spiega Giacomo Biagi, professore associato di Nutrizione e alimentazione animale dell’Università di Bologna.
Il cane (Canis lupus familiaris) appartiene all’ordine dei Carnivori e possiede caratteristiche legate al consumo di carne: ha una dentatura adatta a schiacciare, tagliare, macinare e fendere la carne e a trattenere prede.
Il professor Biagi prosegue: «Se guardiamo la dentatura e l’anatomia dell’apparato digerente — con un intestino crasso poco sviluppato — sono da carnivoro.
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Ma, rispetto al lupo, il cane ha imparato a digerire l’amido e in più non ha quella stretta necessità di trovare carne o organi come ha, invece, il gatto. Posso fornire alcuni esempi.
La vitamina A il gatto deve trovarla pronta negli alimenti di origine animale, il cane è capace di utilizzare il betacarotene che si trova negli alimenti vegetali e lo trasforma in vitamina A.
Lo stesso vale per alcuni acidi grassi: il gatto ha bisogno di trovarli in alimenti di origine animale, il cane no, sa usare i precursori che ci sono negli alimenti vegetali.

La taurina è un altro esempio: è un amminoacido che si trova solo nella carne e negli organi. Se però è essenziale nel gatto, il cane la sa produrre a partire da un altro amminoacido. Questo evidenzia come il cane dipenda meno dalla presenza di carne o tessuti animali nella sua dieta rispetto a un carnivoro stretto come il gatto».
Per chi avesse poca familiarità con il gergo tecnico nutrizionale, si definiscono essenziali quei nutrienti che un organismo deve necessariamente assumere con la dieta, perché non è in grado di sintetizzarli in altro modo. Quindi, quando diciamo che un nutriente è essenziale per il gatto e non per il cane, vuol dire che quest’ultimo può produrlo a partire da altri precursori mentre il gatto no.
Studi scientifici su cani e dieta vegana: non abbiamo ancora vere e proprie conferme
Negli ultimi anni, con lo sviluppo di tematiche etiche e ambientali e la maggiore diffusione delle conoscenze in ambito etologico, l’interesse nei confronti delle diete non convenzionali (vegane, vegetariane, ma anche BARF) è cresciuto, così come gli articoli dedicati a questo argomento nella letteratura scientifica. Ad oggi, però, i dati raccolti e i risultati ottenuti non danno risposte definitive.
Nel 2023, la rivista scientifica Veterinary Sciences ha pubblicato una revisione sistematica, una sintesi di evidenze scientifiche disponibili, sull’impatto delle diete vegane sulla salute di cani e gatti (https://www.mdpi.com/2306-7381/10/1/52 ).
Si nota che non esistono prove convincenti di impatti significativi delle diete vegane sulla salute dei nostri compagni animali. Il problema è che gli studi disponibili esaminano pochi individui e/o per un breve periodo di tempo e molti dei risultati che propendono verso un effetto benefico di questo tipo di alimentazione derivano da sondaggi somministrati ai proprietari e quindi possono essere soggetti a numerosi pregiudizi dovuti, ad esempio, a mancanza di soggettività o alla volontà di far prevalere una conclusione che aderisca meglio alle proprie convinzioni.
Quest’ultima è solo una delle limitazioni di una ricerca pubblicata nel 2022 su PLOS ONE (https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0265662 ) che ha analizzato le risposte a un questionario di 2.639 compagni di cani sull’alimentazione seguita per un anno e la salute dell’animale.
Sebbene gli autori abbiano progettato il sondaggio in modo da minimizzare la possibilità di pregiudizio da parte dei compilatori, abitudini, credenze e altri fattori potrebbero aver avuto un’influenza sui dati raccolti e analizzati. Informazioni che, secondo l’analisi statistica del gruppo di ricerca, farebbero emergere che una dieta vegana è più salutare per il cane rispetto a quella convenzionale e quella a base di carne cruda.
Gli stessi dati, che erano stati raccolti e resi pubblici, sono stati recentemente rianalizzati con altri metodi statistici e con il supporto del machine learning, da un gruppo di ricerca dell’Università di Liverpool, ottenendo conclusioni differenti, riportate in un articolo sempre di PLOS ONE (https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0280173 ) di quest’anno: i risultati suggeriscono che la dieta abbia un impatto limitato sullo stato di salute del cane percepito dal proprietario, mentre sarebbero invece più importanti l’età del cane, la frequenza delle visite veterinarie e la somministrazione di farmaci. Di fatto, quindi, una conclusione ben diversa dalla prima.
Servirebbero, quindi, altre ricerche che effettivamente potrebbero essere di difficile realizzazione. Il professore evidenzia: «Il punto è quali studi intraprendere.
Non è semplice: intanto una dieta vegana può essere strutturata in tanti modi diversi; le razze canine sono tante e non è escluso che una razza un po’ più primitiva, un po’ più ancestrale, possa ad esempio avere più problemi da una dieta vegana di una razza più tradizionale. Sono studi che dovrebbero essere condotti per tutta la vita dell’animale.
Ci sono aziende che possono pensare di affrontare ricerche di questo tipo, parlo di quelle che producono pet food o le poche che hanno canili e gattili. Le ricerche, però, dovrebbero durare 12, 15, 18 anni per dimostrare che una certa formula di dieta vegana abbia avuto effetto sull’incidenza di determinate malattie. Per avere dei dati significativi, gli esemplari esaminati dovrebbero essere centinaia, quindi con dei costi e dei tempi che nessuno ha interesse a sostenere. Per cui si continuerà con l’esistenza di queste diete vegane che non provocano disastri, non nel breve periodo, perché altrimenti ce ne accorgeremmo»
Le diete vegane sono sconsigliate per i cani? La parola all’esperto
Biagi chiarisce: «È chiaro che bisogna distinguere tra una dieta casalinga e una dieta commerciale. È evidente che il cane sa utilizzare piuttosto bene gli alimenti di origine vegetale e, in definitiva, le carenze nutrizionali a cui può andare incontro con una dieta vegana non sono poi molto diverse da quelle a cui può andare incontro l’uomo: la carenza di ferro, di vitamina B12, di vitamina D.
Sono carenze a cui si può rimediare con integratori.
È legittimo avere qualche dubbio sulla qualità delle proteine, perché la proteina vegetale è una proteina meno nobile, ma anche su questo le aziende di pet food possono lavorare aggiungendo gli amminoacidi essenziali che potrebbero essere insufficienti.
Per cui, da un punto di vista nutrizionale, le diete vegetali per cani che sono presenti in commercio possono essere complete, possono essere bilanciate e su questo non ci sono dubbi.
Un limite, spesso, potrebbe essere l’appetibilità. Il discorso è più complicato per le diete casalinghe, più difficili da formulare per gestire le quantità di fibre e proteine, non avendo a disposizione, ad esempio, le proteine estratte dalle patate, dal pisello e dal mais, grazie a cui le aziende di pet food riescono a realizzare alimenti ad alto tenore proteico limitando le fibre».
A volte le diete vegane possono essere consigliate a cani con particolari problemi: «Qualche volta effettivamente possono essere diete utili in animali con allergie e intolleranze alimentari, ad esempio nei confronti di proteine animali, ma ci sono alternative più specifiche per la gestione di queste problematiche».
Esistono rischi per la salute dei nostri cani nell’assunzione di soli cibi a base vegetale?
Il professor Biagi accenna a un’ipotesi che al momento non è supportata solidamente da dati: «Un’ipotesi di rischio, un sospetto verso una dieta vegana, nella quale quasi inevitabilmente ci sono dei legumi come fonti proteiche, è un maggior rischio di una patologia cardiaca che è la miocardiopatia dilatativa nel cane, che sembra aver avuto un aumento in questi ultimi anni, soprattutto negli Stati Uniti ma anche in Europa, e che apparentemente potrebbe essere associata a certi tipi di alimenti, tra cui quelli ricchi di legumi. Però, in realtà, non ci sono certezze a questo proposito».
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