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Influenza aviaria e animali domestici: cosa sapere senza allarmismi.

Qual è la situazione oggi? Ci sono rischi significativi per i nostri animali e per noi? Lo abbiamo chiesto a Donato Raele, dirigente Veterinario presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata.

Lo scorso gennaio è stata diffusa la notizia del contagio da virus dell’influenza aviaria in un gatto italiano mentre le autorità statunitensi confermavano l’infezione e il decesso di felini domestici a causa del virus, legati al consumo di pollame crudo e latte non pastorizzato. Qual è la situazione oggi? Ci sono rischi significativi per i nostri animali e per noi? 

Donato Raele, dirigente Veterinario presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata (IZSPB), ci aiuta a capire che cos’è l’influenza aviaria e se dovremmo preoccuparci per i nostri gatti e gli altri animali domestici.

Il virus dell’influenza aviaria

L’influenza aviaria è un’infezione virale che colpisce soprattutto gli uccelli. 

In particolare, le specie selvatiche sono il suo serbatoio: i volatili posso contrarlo senza ammalarsi ed eliminarlo attraverso le deiezioni che, a loro volta, possono essere il veicolo di trasmissione per altri animali. «Il virus dell’influenza aviaria viene classificato a seconda della patogenicità in virus ad alta patogenicità o a bassa patogenicità. — spiega Raele — Questa è un’informazione importante perché i virus aviari ad alta patogenicità sono collegati a un altissimo tasso di contagio e di letalità, mentre quelli a bassa patogenicità sono molto più difficili da rilevare poiché danno spesso sintomi aspecifici. I virus a bassa patogenicità sono comunque pericolosi perché i virus influenzali,all’interno della specie che li ospita, tendono a cambiare in continuazione, a mutare, producendoogni volta un virus influenzale aviario sempre diverso, che in alcuni casi può saltare dagli uccelli — che abbiamo detto essere i reservoir naturali del virus — ad altre specie animali».L’influenza aviaria può contagiare altri tipi di uccelli, come i polli d’allevamento o anche i colombi, e alcuni dei virus mutati possono infettare i mammiferi. Sempre a gennaio la malattia ha colpito i bovini, con focolai in alcuni allevamenti di vacche da latte negli Stati Uniti (https://www.cdc.gov/bird-flu/situation-summary/index.html ).

La possibile esposizione dei gatti al virus

Quali potrebbero essere, quindi, le occasioni di esposizione al virus per i nostri gatti? 

Prima di tutto dobbiamo capire se stiamo parlando di felini che vivono in casa o animali liberi, come sottolinea il dirigente veterinario dell’IZSPB: «Il gatto è un carnivoro, è un cacciatore, e spesso si ciba di volatili se è libero, come nel caso dei gatti randagi. I felini possono incontrare un volatile che sta morendo di influenza e che, quindi, è più facile da catturare. Una volta consumato acquisiscono il virus. Oppure può capitare che bevano acqua contaminata dalle deiezioni di anatidi o cigni e anche in questo caso esiste la possibilità di essere contagiati».

Esiste, poi, il rischio di contagio attraverso il consumo di alimenti crudi, come la carne di pollo o il latte non pastorizzato, proprio come è accaduto nei casi americani.

Un’altra via di trasmissione è l’uso di materiale — contenitori, utensili, posate e altri oggetti — contaminato dalle deiezioni degli uccelli.

Se poi i gatti vivono insieme, bevono e consumano cibi in comune e ci sono altri contatti diretti, ci può essere trasmissione da gatto a gatto. «I sintomi di influenza aviaria si presentano nei felini a livello respiratorio, intestinale e renale, quindi l’individuo malato elimina il virus attraverso starnuti, saliva, lacrime — ci può essere anche uno sviluppo di congiuntivite — scolo nasale, tosse, ma anche feci e urine». È facile immaginare come più gatti che condividono gli stessi spazi possano passarsi il virus.

Per non creare però inutili allarmismi, è importante evidenziare che i sintomi dell’influenza aviaria sono simili a quelli di altre infezioni feline più comuni, quali il calicivirus o l’herpesvirus del gatto. Come sempre, consigliamo di rivolgervi al veterinario di fiducia se il vostro gatto dovesse mostrare problemi di salute.

Inoltre, l’influenza aviaria non è una malattia molto diffusa: si tratta di una patologia stagionale, legata soprattutto al passaggio di uccelli selvatici migratori. Questi animali fanno tappa nelle nostre campagne, in aree come laghi o parchi naturali, e se tra loro c’è un esemplare malato e in grado di trasmettere il virus, l’infezione può arrivare anche nel nostro territorio.

Tuttavia, è raro che un gatto di città si ammali, perché ha pochissime possibilità di entrare in contatto diretto con un uccello infetto.

La situazione italiana

In Italia è in vigore un sistema di sorveglianza per il virus dell’influenza aviaria, che prevede controlli sia sui volatili domestici come polli, anatre e tacchini, sia sull’avifauna selvatica. «Quest’anno, parliamo del 2025, sono stati segnalati già dei focolai di influenza aviaria — dichiara Raele — legati alle specie aviarie, non a mammiferi, e sono localizzati prevalentemente nel Nord Italia, ossia in quelle zone dove di solito gli uccelli selvatici transitano e si fermano: per esempio nell’area del Po, quindi in Veneto ed Emilia-Romagna, ma anche in Friuli-Venezia Giulia, lì dove di solito, ogni anno, si diagnosticano i focolai di influenza ad alta patogenicità, sia negli animali selvatici, che sono i primi portatori del virus nel nostro Paese, e poi nei polli, perché spesso i pollai sono sul territorio di passaggio dei migratori. Per adesso non ci sono casi nei mammiferi in Italia».

Ricordiamo che i gatti contagiati nella provincia di Bologna (https://www.anmvioggi.it/rubriche/attualita/77008-aviaria-ha-superato-linfezione-il-gatto.html ) vivevano in un allevamento avicolo familiare, sede di un focolaio.

Come proteggere i nostri animali domestici

Dopo la pandemia di SARS-CoV-2, siamo tutti molto preoccupati di eventuali salti di specie dei virus. L’influenza aviaria, nelle sue varianti, potrebbe arrivare a infettare anche i nostri cani e noi umani? 

Donato Reale chiarisce: «I salti di specie del virus sono possibili e ce ne sono stati già diversi. È un discorso di probabilità: non si può escludere. Tuttavia questi passaggi, questi salti di specie sono sempre frutto di combinazioni geniche particolari che, fortunatamente, non sono frequenti. Il virus ci prova perché nasce per provarci, ovviamente è nel suo interesse trovare un ospite dove replicarsi in maniera efficace, però gli riesce raramente».

Cosa possiamo fare noi nel nostro quotidiano? La prevenzione è tutto. A oggi esistono vaccini per l’influenza aviaria utilizzati solo nel settore veterinario per polli, tacchini e anatre, e anche in queste situazioni si sceglie di vaccinare unicamente in caso di epidemie gravi, poiché la somministrazione creerebbe restrizioni sull’esportazione del pollame vivo e dei prodotti avicoli.

Il nostro consiglio è quello di evitare i contatti tra i nostri animali domestici e la fauna selvatica e non inserire nella loro alimentazione cibi crudi per evitare qualsiasi tipo di contatto con il virus.

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Alessia Colaianni

Dottoressa di ricerca in Geomorfologia e Dinamica ambientale, sono poi approdata sulle rive della comunicazione e divulgazione scientifica. Sono diventata giornalista e, un articolo dopo l’altro, mi sono ritrovata a raccontare le storie di animali umani e non umani e dell’ambiente in cui vivono. Sul mio cammino ho incontrato lo sguardo di molti cani e questo mi ha convinta a suonare ai cancelli di Dogsportal per poter curiosare nella loro storia e nel loro comportamento insieme a voi.

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