Cani da difesa a 37mila euro e “guerriglia urbana”: quando il cane diventa un’arma (per l’ego o per il crimine)
Dall’inchiesta del Guardian sui “protection dogs” di lusso per influencer, all’uso criminale nelle nostre città. Un viaggio tra status symbol pericolosi e divieti di legge, con l’analisi dell’Avv. Roberta Farina e la cronaca di questi giorni.
copertina: Shadow, un pastore tedesco, durante una sessione di addestramento presso la Norwich Dog Training School. Foto: Ali Smith/The Guardian
Nel Regno Unito il cane non è più solo il miglior amico dell’uomo, ma per molti sta diventando “la spada al tuo fianco”. È quanto emerge da una recente inchiesta del Guardian, ripresa dall’AGI, che svela un trend in crescita verticale: l’acquisto di cani da “protezione personale” addestrati a mordere, immobilizzare e rilasciare a comando.
Non parliamo di semplici cani da guardia, ma di animali venduti a cifre che toccano le 32mila sterline (circa 37mila euro), spinti dalle paure legate alla criminalità ma, sempre più spesso, da un fattore molto meno nobile: l’ego del proprietario.
“Vogliono sembrare duri”: il cane come arma di ostentazione
Se da un lato ci sono celebrità e calciatori della Premier League che scelgono questi cani dopo aver subito furti, dall’altro c’è una massa di acquirenti spinta dal desiderio di apparire.
Grahame Green, esperto addestratore britannico intervistato nell’inchiesta, non usa mezzi termini: “Vogliono sembrare grossi, duri e macho… È tutta una questione di ego”. Secondo Green, i social media hanno amplificato il fenomeno, diffondendo video performativi di potenza canina che spingono persone inesperte a volere un cane che “intimidisca” gli altri o proietti un’immagine di potere e controllo.
Il risultato? Animali potenzialmente letali finiscono in mani inadeguate. “La maggior parte di loro sono idioti,” commenta lapidario Green riferendosi a molti richiedenti, “non hanno idea del lavoro che c’è dietro”.
Il business dei “Chimera” e l’allarme RSPCA
Il mercato risponde a questa domanda con offerte sempre più estreme. Alaster Bly, fondatore di K9 Protector, ha sviluppato addirittura un incrocio genetico specifico chiamato “chimera”, pensato per ambienti ad “alto rischio”.
Ma la sicurezza totale è un’illusione. Lo stesso Bly ammette che esiste un margine di rischio: stima che circa l’1% dei suoi cani finisca per mordere o scontrarsi fisicamente con qualcuno nei primi 12 mesi di proprietà. A pagare il prezzo più alto sono gli animali. La RSPCA (l’ente britannico per la protezione animali) ha lanciato un allarme preoccupante: le segnalazioni di cani da protezione addestrati con metodi coercitivi sono passate da appena 2 casi nel 2020 a ben 39 lo scorso anno.
E in Italia? I confini della Legge
Mentre nel Regno Unito il mercato galoppa in una zona grigia, in Italia la normativa pone paletti molto più rigidi. È legale addestrare il proprio cane a mordere un aggressore per “difesa personale”?
Abbiamo chiesto chiarezza all’Avv. Roberta Farina, esperta di legislazione cinofila.
Niente “Bodyguard a 4 zampe”
La distinzione fondamentale nel nostro Paese è tra lo sport (come l’IGP/Utilità e Difesa) e la difesa civile.
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Il parere legale: “A me non risulta che ci siano campi ufficiali con addestratori ufficiali che preparano cani per difesa che non sia IGP, disciplina ENCI finalizzata alla partecipazione a prove di lavoro,” spiega l’Avv. Farina. “Non escludo che qualcuno si rivolga a ‘pseudo addestratori’ per farsi preparare il cane alla difesa personale, ma mi sentirei di dire che non è lecito in Italia.”
Il divieto di addestramento all’offesa.
L’Avv. Farina ricorda che il divieto risiede nella tutela dell’incolumità pubblica e del benessere animale, citando fonti normative precisa:
“la convenzione di Strasburgo vieta qualsiasi attività di addestramento idonea a sviluppare l’aggressività ( art 7) e la legge 201 del 2010 è la legge di ratifica in Italia della convenzione”
L’altra faccia della medaglia: l’uso criminale nelle città italiane
Se nel mondo del lusso il cane diventa uno status symbol, nelle nostre strade assistiamo a una deriva ben più violenta e preoccupante, dove l’animale non è addestrato da professionisti, ma strumentalizzato dalla microcriminalità.
Un esempio drammatico arriva dalla cronaca recentissima. Lunedì 26 gennaio, a Sesto San Giovanni, si è consumata quella che abbiamo definito una vera azione di “guerriglia urbana”. In Piazza Trento e Trieste, un padre e un figlio sono stati aggrediti in un parcheggio da un branco di cinque ragazzi.
La dinamica, come raccontato nel nostro approfondimento, conferma l’allarme che Dogsportal.it lancia da tempo: minacce di morte, coltelli estratti e, soprattutto, tre cani di grossa taglia (Malinois, Rottweiler, Cane Corso) utilizzati come armi improprie. Uno dei cani è stato aizzato volontariamente contro le vittime, arrivando a mordere, mentre i guinzagli venivano usati come fruste.
Vittime, non colpevoli
Di fronte a questi episodi, è fondamentale usare le parole giuste. Non chiamateli “cani killer” e smettiamo di usare il termine anacronistico di “cani da combattimento”. Quello a cui stiamo assistendo è l’abuso delle caratteristiche di razza per scopi criminali. In questo scenario, i cani — siano essi il “Chimera” da 37mila euro dell’influencer inglese o il Rottweiler aizzato nel parcheggio di Sesto — sono vittime di una gestione umana scellerata, tanto quanto le persone aggredite.
Per approfondire questo tema cruciale:
- Cani come armi a Sesto San Giovanni: la cronaca
- Cani usati come deterrente dai criminali
- Uso criminale dei cani: un fenomeno preoccupante
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