Siberian Husky: storia e origini di un’atleta del grande nord.
Chi sono i Siberian Husky?
Da qualche parte in Siberia, circa 3.000 anni or sono, il solenne silenzio dell’immensa pianura subartica coperta di neve viene rotto da un improvviso tambureggiare di zoccoli, solo leggermente attutito dal manto bianco.
È una mandria di renne al galoppo che solleva spruzzi di neve in una corsa disperata. Dietro gli animali si profilano alcune figure che da lontano sembrano grossi serpenti scuri. Poi la visione diventa più chiara: sono cani aggiogati in doppia fila che corrono a grande velocità trainando slitte fatte di legno, tendini, ossa e pelli di animali. I cani accelerano a una velocità impressionante e si avvicinano alla mandria in fuga.
Dalle slitte si vedono partire dardi scagliati con potenti archi e, ben presto, una mezza dozzina di renne si abbatte al suolo. I cani si fermano e dalle slitte scendono i cacciatori per scuoiare le prede e caricare carne e pelli.
Sono i Chukchi, i nomadi della Siberia. E i loro cani da slitta sono gli antenati del nostro protagonista, l’Husky siberiano, il più antico e fenomenale atleta del Grande Nord.

La storia del Siberian Husky è anche la storia del nostro legame con il cane e del nostro successo come specie.
Infatti, nel sangue di questo eccezionale maratoneta scorre ancora l’eredità genetica di uno dei lupi che divennero cani all’alba della specie umana: il lupo del Taymir.
Questo antico predatore ha lasciato tracce di sé proprio in Siberia e qui, nel 2015, sono emersi i suoi resti fossili che hanno permesso di scoprire che il suo Dna è ancora presente in quello dell’Husky e anche del Groenlandese.
Estinto da circa 30mila anni, il lupo del Taymir ci ha svelato che la domesticazione del cane, in Siberia, ha preso il via quando ancora vivevamo nelle caverne, cacciando con armi di legno e pietra, e che il nostro successo come specie è nato proprio da quell’antichissima alleanza con l’antico lupo divenuto cane, insuperabile partner a caccia e, per questo, arma vincente nella nostra lotta per la sopravvivenza.
Quando guardiamo un Husky, dunque, stiamo guardando anche il nostro antico passato e l’erede di chi ci ha permesso di emergere dalla caverne e conquistare la Terra. Giù il cappello!
Dai reperti fossili sappiamo che gli antichi cani-lupo siberiani erano utilizzati a caccia, in particolare di cervidi. Perché sono divenuti cani da slitta? Colpa del cambiamento climatico, che ha mutato la Siberia da lussureggiante prateria dal clima mite popolata da milioni di erbivori, immensa riserva di caccia per i nostri antenati e i loro proto-cani, in una gelida steppa subartica spesso innevata.

Questo ha costretto i cacciatori nomadi siberiani a modificare il loro stile di vita per adattarsi al nuovo clima. E così è stato anche per i loro cani, sempre più spesso impiegati per il traino di slitte sulla neve.
Questo passaggio è avvenuto all’incirca 4.000 anni fa, selezionando i cani più forti, motivati, collaborativi e resistenti nel traino, pur continuando a utilizzarli anche nella caccia. È la nascita di una razza davvero speciale, forgiata letteralmente dal duro ambiente della Siberia divenuta terra artica. Questi cani sono realmente figli della loro terra, perfettamente adattati al clima e al duro lavoro del traino. E avranno modo di dimostrarlo al mondo intero, ma solo molti secoli dopo e in un altro continente.
Gli Husky e il traino
Per millenni, infatti, gli Husky e la loro abilità nel traino rimasero un “segreto” per pochi, al di fuori della gelida Siberia. Tra questi pochi vi era anche un commerciante di pellicce russo che, negli anni Venti del Novecento, acquista dai cacciatori siberiani alcuni cani da slitta dalla morfologia piuttosto definita e molto resistenti.
Li rivenderà poco tempo dopo a un norvegese di bassa statura ma duro come il ferro, di nome Leonhard Seppala e di professione “conduttore di slitte”, cioè musher in gergo tecnico.

Seppala emigra dalla Norvegia all’Alaska come tanti altri da tutto il mondo, in cerca di fortuna.
In quella terra gelida, infatti, è stato trovato l’oro e le lande un tempo popolate solo da orsi, lupi, caribou e pochi Nativi vengono invase da migliaia e migliaia di cercatori. È la famosa Gold rush, la “corsa all’oro” narrata tra gli altri dal grandissimo Jack London, che vi prese parte.
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Seppala trova presto lavoro nel trasporto di merci e corrispondenza via slitta (non ci sono strade ma solo piste innevate, nell’Alaska dell’epoca) con i suoi cani che, molto più piccoli di quelli utilizzati in genere, di ogni razza e incrocio ma comunque massicci, vengono soprannominati con disprezzo “topi siberiani”. Solo che i “topi” in questione si rivelano assai veloci e soprattutto estremamente resistenti, e la fama di Seppala quale corriere rapido e affidabile cresce. Ma per la gloria, sua e degli Husky, manca ancora qualcosa, che arriverà nel 1925 con la serum run, la “corsa del siero” che salvò i bimbi di Nome e che tutti conosciamo soprattutto grazie al mitico “Balto”.
Il grande successo degli Husky nel traino, sia utilitaristico sia sportivo, si deve a un’incredibile combinazione di buona velocità ed eccezionale resistenza che li caratterizza e che ne ha permesso l’impiego sia in imprese epiche, come la serum run di Balto e Togo, sia in gare di lunghissima percorrenza come la famosa Iditarod, oltre 1.700 km, che si corre in Alaska proprio in omaggio all’impresa di Nome.
Queste prestazioni eccezionali si devono a particolarità metaboliche della razza, più uniche che rare.

Michael Davis, ricercatore della Facoltà di veterinaria dell’Università dell’Oklahoma, ha condotto uno studio di dieci anni sui cani da slitta, scoprendo che sono in grado di “riprogrammare” il funzionamento del loro corpo in base allo stress atletico.
All’inizio dello sforzo, per qualche giorno, i cani utilizzano le fonti energetiche (glicogeno) presenti nelle cellule dei muscoli ma, a un certo punto, smettono di sfruttarle per passare ad altre fonti, forse estraendo energia per le cellule muscolari direttamente dal sangue, secondo Davis… ed ecco perché non si stancano!
Senz’altro vero che il traino sportivo, lo Sleddog, sia lo sport di elezione per l’Husky, ma non è certo il solo adatto alle sue esigenze psicofisiche.
Quindi, se non abbiamo la possibilità di praticare il traino sportivo, possiamo dedicarci con sano divertimento al Dog Trekking, o Canicross, ormai praticata ampiamente anche in Italia e davvero entusiasmante, anche perché l’ambiente è quello dei prati e dei sentieri tra i boschi.
Altre opportunità molto interessanti sono il Kart dog, cioè il traino su sterrato con un carrello a due o tre ruote, oppure il Bikejoring, con la mountain bike.
E c’è anche chi, soprattutto in Scandinavia, si diverte da matti nello Skijoring, lo sci con i cani al traino.
Una o più di queste discipline possono garantire all’Husky il movimento necessario che gli serve per vivere sereno e restare fedele a se stesso, oltre che in forma e in salute.
Ed è un dovere offrirgli questo sfogo, se vogliamo essere i suoi partner ideali e rispettarne la grande tradizione di cane letteralmente “nato per correre”.
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