Protezione civile e animali: dal principio all’operatività. Cosa cambia con le nuove indicazioni del 2026
Per anni il tema del soccorso agli animali in caso di calamità è rimasto sospeso tra una norma importante e la sua applicazione concreta. Con il decreto del Capo del Dipartimento della Protezione Civile pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 febbraio 2026, quel divario si è finalmente colmato, almeno sulla carta.
Vale la pena fare un passo indietro per capire perché questa notizia ha un peso reale.
Il 2018: gli animali entrano nel Codice
Con il Decreto Legislativo n. 1 del 2 gennaio 2018, noto come Codice della Protezione Civile, per la prima volta nella storia della legislazione italiana gli animali vengono esplicitamente citati tra i soggetti da tutelare nell’ambito del Servizio Nazionale. L’articolo 1 li affianca a vita umana, integrità fisica, beni, insediamenti e ambiente. Un riconoscimento simbolicamente e giuridicamente significativo, che Dogsportal aveva già approfondito in questo articolo.
Il problema è che una norma quadro definisce i principi, non le procedure. E senza procedure, i principi rischiano di restare dichiarazioni di intenti.
Il 2026: finalmente le istruzioni operative
Le Indicazioni operative concernenti le attività di protezione civile in materia di soccorso e assistenza agli animali, adottate con decreto del Capo del Dipartimento Fabio Ciciliano, fanno esattamente questo: traducono il principio del 2018 in un sistema strutturato di azioni, responsabilità e scenari.
Il documento si articola su tre allegati e affronta, tra gli altri, i seguenti ambiti: la gestione degli animali recuperati nelle operazioni di soccorso tecnico urgente, la tutela degli animali da allevamento in caso di strutture danneggiate o evacuazione preventiva, la continuità dell’assistenza veterinaria nelle aree colpite, e la gestione dei cani e degli altri animali da compagnia che si trovano al seguito della popolazione nelle aree di accoglienza.
Quest’ultimo punto merita attenzione. Sappiamo bene quanto spesso, in passato, le persone abbiano rifiutato di abbandonare la propria abitazione o di accedere a strutture di emergenza pur di non separarsi dai propri animali. Un problema umano prima ancora che logistico, che queste indicazioni provano finalmente ad affrontare con strumenti concreti.
Cosa dice in sintesi il decreto
Le azioni previste sono rivolte prioritariamente agli animali da compagnia e da allevamento, ma il documento tiene conto anche di rifugi, santuari, colonie feline e centri di recupero per la fauna selvatica. La pianificazione e la gestione dell’emergenza vengono distinte in due fasi separate, con indicazione degli enti responsabili e di quelli concorrenti per ciascun obiettivo, come dettagliato negli allegati 2 e 3 del decreto.
Il quadro normativo di riferimento è ampio e include, tra gli altri, la Legge 14 agosto 1991, n. 281 (legge quadro sul randagismo e gli animali da affezione) e il Regolamento UE 2016/429 in materia di malattie animali trasmissibili.
Il punto di Dogsportal
La differenza tra il decreto del 2018 e quello del 2026 è la stessa che esiste tra scrivere “gli animali contano” e costruire un sistema che lo dimostri. Il Codice della Protezione Civile aveva aperto una porta importante, ma senza istruzioni operative quella porta rischiava di restare socchiusa nella pratica. Le indicazioni appena pubblicate non sono perfette e la loro efficacia dipenderà dalla qualità dell’attuazione a livello regionale e locale, ma rappresentano un passo concreto nella direzione giusta.
Per chi vive con un cane, un gatto, o gestisce una struttura con animali, sapere che esiste un piano strutturato in caso di calamità non è un dettaglio: è una questione di sicurezza, di fiducia nelle istituzioni e, in ultima analisi, di civiltà.
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