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Benessere psicofisico dei cani e media: ne parliamo con Gaetano Penocchio, presidente FNOVI

Il presidente della Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani affronta i temi della corretta informazione sul comportamento animale, del ruolo dei professionisti qualificati e delle responsabilità della comunicazione.

La messa in onda della trasmissione Cani da incubo su una nota piattaforma di streaming ha aperto un dibattito pubblico sul ruolo dei media nella divulgazione sul comportamento dei cani e sul rapporto tra competenze certificate e visibilità mediatica. Tra le voci intervenute c’è quella della Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani (FNOVI), che ha diffuso un comunicato stampa articolato e dettagliato (https://fnovi.it/node/51986) per ribadire l’importanza di affidarsi a professioniste e professionisti con competenze verificabili nella cura del benessere psicofisico dei cani. Abbiamo approfondito questi temi con il presidente FNOVI, Gaetano Penocchio.

FNOVI sostiene che la diagnosi e la gestione dei problemi comportamentali siano atti medico-veterinari che richiedono specifiche competenze professionali, quali quelle dei medici veterinari esperti in comportamento animale. Perché, secondo lei, nei media queste figure sono spesso meno visibili rispetto a personaggi televisivi o influencer del settore?

La medicina comportamentale veterinaria è una disciplina scientifica consolidata, ma relativamente giovane e ancora poco conosciuta dal grande pubblico rispetto ad altri ambiti della medicina veterinaria. Anche per questo, i media tendono talvolta a dare maggiore spazio a figure più note o mediaticamente esposte, privilegiando contenuti semplici, immediati e facilmente fruibili.

La medicina comportamentale, invece, richiede un approccio clinico fondato su valutazioni approfondite e personalizzate. Il medico veterinario esperto in comportamento animale non si limita a osservare il comportamento, ma effettua una diagnosi, escludendo eventuali cause organiche o dolorose, valutando lo stato emotivo dell’animale e il contesto familiare e ambientale in cui vive, per riuscire a definire un percorso terapeutico e riabilitativo appropriato. Tale percorso sarà strutturato in team con l’EsCAC (Esperto Cinofilo in Area Comportamentale), secondo un approccio multidisciplinare coerente con quanto previsto dalla norma UNI 11790:2020 (https://www.uni.com/educatore-cinofilo-ed-esperto-cinofilo-nell-area-comportamentale/ ).

Si tratta di un lavoro complesso, che richiede competenze specifiche, tempi adeguati e interventi personalizzati, caratteristiche che spesso si conciliano poco con le logiche della comunicazione rapida. Tuttavia, questo approccio rappresenta la modalità più efficace per garantire il benessere dell’animale, la qualità della relazione con la famiglia e la tutela della sicurezza pubblica.

Per questo FNOVI ritiene importante promuovere una corretta informazione e valorizzare il ruolo dei professionisti che operano in questo ambito, affinché i cittadini possano riconoscere e rivolgersi alle figure realmente qualificate per affrontare problematiche comportamentali spesso molto delicate.

È inoltre importante ricordare che i medici veterinari esercitano la propria attività nel rispetto di norme deontologiche, che disciplinano anche le modalità di comunicazione attraverso i media e i social network, nonché la tutela della riservatezza e della privacy dei clienti. Si tratta di regole poste a garanzia della correttezza professionale, della qualità dell’informazione e della tutela dei cittadini.

Un ulteriore aspetto da considerare è che la sofferenza emotiva e la vulnerabilità non riguardano soltanto l’animale, ma coinvolgono spesso la dimensione emotiva e relazionale dell’intero nucleo familiare. La sofferenza del cane si intreccia spesso con preoccupazioni, sensi di colpa, paure e difficoltà vissute dai proprietari. Proprio per questo è fondamentale che le richieste di aiuto e di cura siano affidate a professionisti qualificati, in grado di accogliere con competenza sia gli aspetti clinici sia la particolare delicatezza delle situazioni umane che accompagnano questi percorsi.

Quanto è preoccupante che un pubblico — potenzialmente numeroso — possa ricevere informazioni sul comportamento del cane da persone che non possiedono titoli o competenze scientifiche ufficiali e verificabili?

Si tratta di un tema che merita grande attenzione, perché il comportamento animale è una disciplina complessa che coinvolge aspetti sanitari, emotivi, cognitivi e relazionali e non può essere ridotta a opinioni personali o a esperienze individuali.

Quando le informazioni vengono diffuse da persone prive di adeguata formazione scientifica e di competenze verificabili, il rischio è quello di interpretare in modo errato i segnali dell’animale e di applicare metodiche inappropriate o non rispettose del suo benessere psicofisico e delle relazioni con i familiari e con il mondo esterno. Oltre a ciò, dietro un problema comportamentale possono esserci cause mediche che rischiano di non essere riconosciute se il caso non viene correttamente inquadrato per l’impossibilità da parte del medico veterinario di visitare adeguatamente il paziente.

Le conseguenze possono essere gravi: il proprietario perde tempo e risorse economiche seguendo indicazioni inefficaci, il disagio dell’animale si aggrava e la relazione tra cane e famiglia si deteriora ulteriormente. Per questo è essenziale che i cittadini si rivolgano a professionisti qualificati, in grado di valutare ogni situazione nella sua complessità e di proporre interventi basati sulle evidenze scientifiche più aggiornate.

Chi comunica al grande pubblico ha, inoltre, una responsabilità importante: distinguere chiaramente ciò che rappresenta un’opinione personale da ciò che deriva da conoscenze scientifiche consolidate.

Nel comunicato FNOVI si parla del rischio di generare una percezione distorta delle competenze professionali, nel caso specifico per quanto riguarda gli interventi sui cani aggressivi. Quali potrebbero essere le conseguenze concrete per i cani e per le loro famiglie? E per la salute pubblica?

L’aggressività del cane non può essere considerata un semplice problema educativo o di gestione. Si tratta di una questione che coinvolge contemporaneamente la salute e il benessere dell’animale, la relazione con la famiglia e la tutela della salute pubblica, ed è per questo che richiede specifiche competenze medico-veterinarie.

Alla base di un comportamento aggressivo possono esserci cause organiche, come dolore o altre patologie, ma anche condizioni di sofferenza emotiva, stress o disagio, ed è il medico veterinario generalista che può per primo individuare o escludere tali condizioni ed indirizzare all’esperto comportamentalista. Per questo è di primaria importanza evitare di giudicare autonomamente questi animali come semplicemente “maleducati” o “problematici”, banalizzando e minimizzando i problemi senza comprenderne le reali vulnerabilità.

Quando i proprietari si affidano a figure non adeguatamente preparate, il rischio è che, anziché migliorare la situazione, possono aggravarla. Per il cane questo può tradursi in un aumento della sofferenza, dello stress e del disagio emotivo; per la famiglia, in frustrazione, aspettative disattese e un progressivo deterioramento della relazione con il proprio animale.

A ciò si aggiunge il progressivo esaurimento delle risorse emotive della famiglia, che può generare sentimenti di impotenza e visioni pessimistiche rispetto alle possibilità di recupero. Nei casi più gravi, questa condizione può favorire decisioni drastiche come la rinuncia di proprietà o l’abbandono dell’animale. Gli insuccessi derivanti da percorsi non adeguati rischiano, inoltre, di alimentare sfiducia nelle possibilità terapeutiche allontanando i proprietari dalla ricerca di un supporto professionale qualificato proprio nel momento in cui ne avrebbero maggiore necessità.
Sul piano della salute pubblica, una gestione non corretta può aumentare il rischio di episodi lesivi e compromettere la sicurezza delle persone.

Per questo la valutazione del comportamento aggressivo richiede un approccio scientifico e una corretta valutazione medico-veterinaria, nell’interesse del cane, della sua famiglia e della collettività, come previsto dalla normativa vigente.

Ritiene che oggi esista un problema più ampio di disinformazione sul comportamento animale, alimentato anche dai vari mezzi di comunicazione?

Il problema della disinformazione esiste e non riguarda soltanto il comportamento animale, ma più in generale molti ambiti della divulgazione scientifica. I social media e altri mezzi di comunicazione hanno ampliato enormemente l’accesso alle informazioni, ma hanno anche reso più difficile distinguere tra contenuti basati su evidenze scientifiche e contenuti che devono la loro diffusione soprattutto alla popolarità di chi li propone.

Uno dei rischi principali è che l’autorevolezza venga attribuita in base al numero di follower o alla capacità comunicativa, piuttosto che alle competenze, all’esperienza e ai titoli professionali. Questo può generare confusione, soprattutto quando si affrontano temi complessi come il comportamento animale.

Il comportamento dell’animale, infatti, è il risultato dell’interazione tra fattori biologici, medici, genetici, emotivi, ambientali e relazionali. Ridurre questa complessità a messaggi brevi, regole universali o soluzioni apparentemente semplici rischia di fornire una rappresentazione distorta della realtà.

La divulgazione è uno strumento prezioso, ma deve essere fondata sulle evidenze scientifiche e affidata a professionisti competenti. Informare correttamente significa aiutare i cittadini a comprendere la complessità dei problemi e a riconoscere le fonti qualificate, nell’interesse del benessere animale, della sicurezza delle famiglie e della salute pubblica.

Molti proprietari di cani faticano a orientarsi tra educatori, istruttori e addestratori. A suo parere questa confusione deriva anche dall’assenza di un percorso formativo ufficiale e condiviso? A che punto è il confronto di FNOVI con politica e ministeri per superare questa situazione?

La difficoltà dei proprietari nell’orientarsi tra educatori, istruttori e addestratori è comprensibile e, in parte, riflette una situazione comune a molte professioni che non sono organizzate in ordini o albi e che presentano percorsi formativi e qualifiche non sempre facilmente interpretabili dal cittadino.

Tuttavia, è importante sottolineare che il settore non è immobile. Negli ultimi anni sono stati compiuti passi significativi per definire in modo più chiaro competenze e percorsi formativi delle diverse figure professionali. Un esempio rilevante è rappresentato dalla norma UNI 11790:2020, che ha contribuito a individuare requisiti di conoscenza, abilità, competenza e certificazioni per alcune professionalità che operano nell’ambito della relazione uomo-cane, favorendo maggiore trasparenza e riconoscibilità.

È altrettanto importante ricordare che la diagnosi dei disturbi comportamentali e la loro gestione terapeutica rientrano nelle competenze medico-veterinarie e richiedono specifiche qualificazioni professionali. Accanto al medico veterinario esperto in comportamento animale operano altre figure con competenze educative e riabilitative che svolgono un ruolo prezioso all’interno di un approccio multidisciplinare.

L’obiettivo deve essere quello di rendere sempre più chiari ruoli, competenze e responsabilità dei diversi professionisti, offrendo ai cittadini strumenti per orientarsi consapevolmente e garantendo la migliore tutela possibile per gli animali e le loro famiglie.

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Alessia Colaianni

Dottoressa di ricerca in Geomorfologia e Dinamica ambientale, sono poi approdata sulle rive della comunicazione e divulgazione scientifica. Sono diventata giornalista e, un articolo dopo l’altro, mi sono ritrovata a raccontare le storie di animali umani e non umani e dell’ambiente in cui vivono. Sul mio cammino ho incontrato lo sguardo di molti cani e questo mi ha convinta a suonare ai cancelli di Dogsportal per poter curiosare nella loro storia e nel loro comportamento insieme a voi.

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