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Cento ore di lettura ai cani del rifugio: cosa funziona davvero nel progetto di Nehemiah

Nehemiah Turner ha undici anni, vive a Jacksonville in Florida, e da più di due anni entra nel rifugio della Jacksonville Humane Society insieme a sua nonna con un libro in mano. Poche settimane fa è diventato il primo partecipante nella storia del programma Pawsitive Reading a superare le cento ore di volontariato, e ha ricevuto un certificato dorato e una zampa d’oro. La notizia è rimbalzata dalle televisioni locali di Jacksonville fino alle testate nazionali americane, e vale la pena raccontarla per intero, perché il progetto che c’è dietro è più interessante del singolo record.

Come funziona Pawsitive Reading

Pawsitive Reading è un programma pensato per fornire arricchimento contemporaneamente ai bambini, ai cani e ai gatti ospitati in struttura: i bambini vengono al rifugio e leggono ad alta voce agli animali. Possono partecipare bambini di ogni età, ma devono sempre essere accompagnati da un genitore o da un adulto di riferimento durante il volontariato. Prima di iniziare, il bambino e almeno un adulto devono frequentare un incontro di orientamento della durata di circa quaranta minuti, con iscrizione obbligatoria in anticipo. Dopo l’orientamento si può andare a leggere negli orari di apertura del centro adozioni, firmando l’entrata e l’uscita, scegliendo se leggere ai cani o ai gatti e portando un proprio libro oppure prendendone uno dalla piccola biblioteca interna del programma. Esiste anche una versione itinerante, portata nei doposcuola in collaborazione con realtà del territorio, per i bambini che al rifugio non possono arrivare.

Non è un’iniziativa di nicchia. Il rifugio dichiara che i bambini coinvolti nel programma sono oltre duemila. ABC News

Perché la lettura funziona sui cani in canile

La motivazione dichiarata dalla struttura è semplice: ascoltare una persona che legge ad alta voce abbassa i livelli di stress degli animali e li aiuta a sentirsi più rilassati, in un contesto che per molti di loro resta spaventoso. Jacksonville Humane Society

Vale la pena spiegare meglio il meccanismo, perché è la parte che ci interessa di più. Un cane che vive in box è esposto a una quantità enorme di stimoli imprevedibili e su cui non ha alcun controllo: rumori, odori, persone che passano, altri cani che abbaiano, mani che si infilano nella rete. Un bambino che si siede davanti al box e legge produce l’esatto contrario. È un evento prevedibile, ripetuto, a bassa intensità, che non chiede nulla. Nessun comando, nessun contatto forzato, nessuna aspettativa da soddisfare. Per un animale che passa la giornata in allerta, una presenza calma che non pretende niente è una forma di riposo.

C’è poi il valore della ricorrenza. Nehemiah è tornato per due anni, e nel suo percorso c’è un cane, Hopper, rimasto nella struttura per quasi quattrocento giorni prima di trovare una famiglia. Il personale ha osservato che durante le sessioni di lettura Hopper si rilassava e diventava più a suo agio con le persone, prima di essere adottato. Il primo cane a cui Nehemiah ha letto si chiamava invece Auggie, e il bambino racconta di essersi messo a piangere quando è arrivato il momento di andare via.

Un cane che aspetta più di un anno non ha bisogno solo di uscire dal box. Ha bisogno che qualcosa nella sua settimana sia stabile e riconoscibile. Essere presenti dentro la routine di un animale che aspetta è una forma di cura poco spettacolare e molto concreta.

Un’osservazione, però

La lettura è un arricchimento sensoriale passivo, e da sola non basta. Un cane in struttura ha bisogno di annusare, muoversi, masticare, esplorare, avere momenti di decompressione veri e, dove possibile e opportuno, contatti sociali adeguati. Cento ore di lettura sono una cosa bellissima, ma nessun cane esce da quattrocento giorni di box grazie a una voce che legge dall’altra parte della rete.

Il rischio, quando un progetto di questo tipo diventa virale, è che finisca per essere raccontato come la soluzione. Non lo è, e con ogni probabilità la struttura per prima non lo sostiene. Ci auguriamo che accanto alla lettura ci siano programmi di arricchimento pensati sulla specie, gestiti da personale competente, e che la lettura sia una delle tessere e non la vetrina che copre il resto.

Il valore vero è sui bambini

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Se guardiamo il progetto dal lato umano, il quadro cambia e diventa molto più solido. Quella che i bambini di Jacksonville fanno è, di fatto, una lettura assistita con gli animali in chiave sociale ed educativa. Non un intervento assistito con gli animali nel senso tecnico che la normativa italiana attribuisce alla sigla IAA, che richiede équipe, protocolli e obiettivi definiti, ma qualcosa che ne condivide l’impianto di fondo: un animale che non giudica, un bambino che si espone senza il timore dell’errore, un adulto che accompagna.

Chi lavora con bambini in difficoltà di lettura sa quanto pesi la paura di sbagliare davanti alla classe. Un cane non corregge la pronuncia, non sbuffa, non ride. E il bambino, per leggergli bene, deve rallentare, abbassare la voce, stare fermo, guardare come reagisce l’animale dietro la rete. Sta imparando due cose insieme, e la seconda è la più importante: che l’altro esiste, ha uno stato emotivo, e che il proprio comportamento lo modifica.

Il programma dichiara esattamente questa doppia direzione, arricchimento per gli animali e allenamento alla lettura per i bambini in un ambiente sicuro. Ed è la parte più replicabile: costa poco, non richiede tecnologia, richiede però una cosa che in Italia spesso manca, cioè una struttura organizzata abbastanza da gestire orientamenti, turni, registri e responsabilità.

Il punto di vista di Dogsportal

Ci interessa poco il record delle cento ore, ci interessa molto il fatto che dietro ci sia un protocollo. L’orientamento obbligatorio, l’adulto sempre presente, l’iscrizione anticipata, le regole su come si sta davanti a un box: è quello che distingue un progetto educativo da una passerella. Troppe iniziative che coinvolgono bambini e animali, anche da noi, si fermano alla foto.

E poi c’è la questione dell’empatia, che è la ragione per cui questo progetto ha senso soprattutto per chi lo fa e non per chi lo riceve. Un bambino che per due anni torna a leggere a un animale che non gli restituisce nulla di misurabile sta costruendo qualcosa che nessuna lezione di educazione civica gli darebbe. Sta imparando che la cura non è un gesto, è una frequenza.

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Rocco Voto

Fondatore & Editore

Fondatore ed editore di Dogsportal.it. Educatore cinofilo e consulente di comunicazione nel settore cinofilo e nel mondo del cane, si occupa di divulgazione cinofila promuovendo un approccio basato su etica, competenza e benessere animale.

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Rocco Voto

Rocco Voto è fondatore ed editore di Dogsportal.it. Educatore cinofilo e consulente di comunicazione nel settore Pet, si occupa di divulgazione scientifica e cultura cinofila. Promuove un approccio basato su etica, competenza e benessere animale, per offrire un'informazione utile e lontana da mode passeggere.

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