Fuori dai DentiNotizie sul cane

Strage di Setter diretti in Lapponia per la caccia: si sono dimenticati che anche i cani devono respirare?

Sette esemplari di Setter inglese sono morti mentre erano in viaggio dall’Italia verso la Lapponia, dove erano diretti per una battuta di caccia insieme agli occupanti dell’auto in cui erano stati stipati come bagagli, non come esseri viventi.

Domenica 13 settembre, nell’area di servizio Trens Est sulla A22, quando è intervenuta la Polizia Stradale su segnalazione di altri automobilisti, sei cani erano già morti mentre alcune persone stavano tentando di rianimare il settimo, che non è sopravvissuto.

Le cause precise di questa strage dovranno essere stabilite dagli esami veterinari, ma le condizioni nelle quali i cani stavano affrontando un viaggio di migliaia di chilometri, che siano state o meno letali, sono note e fanno veramente rabbia. 

La stessa Questura di Bolzano, nella nota diffusa sull’accaduto, ha presentato la cosa come un “grave episodio di maltrattamento di animali”.

Secondo quanto ricostruito inizialmente dal quotidiano Alto Adige e successivamente confermato dalla Questura, i sette cani erano sistemati in quattro box nel vano posteriore dell’automobile: due maschi viaggiavano singolarmente, cinque femmine erano state sistemate negli altri due kennel, due in uno e tre nell’altro. 

Intorno e sopra i box erano stati ammassati bagagli ed altri effetti personali che, secondo la Questura, riempivano quasi completamente il bagagliaio e “ostruivano verosimilmente le aperture per il passaggio dell’aria presenti sui box”. Anche lo spazio tra le porte delle gabbie e il portellone era “estremamente ridotto”.

Saranno gli esami disposti dall’autorità giudiziaria a stabilire che cosa abbia provocato la strage dei Setter e se quelle condizioni di trasporto abbiano avuto un ruolo. Ma un dato resta: sette cani stavano attraversando mezza Europa stipati senza un minimo di riguardo nel vano posteriore di un’automobile, con i bagagli ammassati intorno e sopra i loro box, come se fossero anch’essi parte del carico e non esseri viventi. E sono morti. Tutti.

Ora, per andare ad ammazzare animali per divertimento fino in Lapponia bisogna avere tempo e, soprattutto, spendere tanti soldi, perché tra viaggio, soggiorno, vitto e alloggio, permessi e tutto il resto, non si tratta certo di una gita economica in campagna.

Ed è questo che fa veramente rabbia. Non stiamo parlando di persone costrette a improvvisare un trasferimento d’emergenza ma di gente che ha dovuto necessariamente organizzare per filo e per segno una trasferta costosa a scopo venatorio. Salvo che per i cani, evidentemente.

Troppo impegnativo procurarsi un mezzo idoneo, con spazio sufficiente, adeguata ventilazione e un minimo di comfort? Eppure non sono lussi, sono il minimo indispensabile quando si decide di trasportare sette animali, sette cani, sette esseri viventi, per migliaia di chilometri per fare qualcosa che abbiamo deciso noi, non loro.

Se non si è in grado di garantire il loro benessere, non si parte. A meno di non considerare i cani esattamente come gli altri bagagli: oggetti da caricare a tutti i costi, stipandoli a forza su un mezzo inadeguato, “tanto ci stanno”.

E c’è un altro aspetto da considerare, non certo secondario. Ogni volta che si parla del rapporto tra caccia e cani, spesso contestato dai cinofili non cacciatori, dal mondo venatorio arrivano puntualmente le stessa risposte: “noi amiamo i nostri cani, nessuno li conosce meglio di noi, noi li facciamo vivere da cani, non sul divano come gli animalari”, e via autoglorificandosi. 

Peccato che, poi, arrivi la cronaca. 

E nelle cronache continuano a comparire cani da caccia abbandonati perché vecchi, malati o semplicemente non abbastanza bravi, cani tenuti in condizioni indegne, cani maltrattati, cani uccisi e cani lasciati morire o fatti morire per incuria. 

Storie diverse, responsabilità diverse, certamente. Ma abbastanza numerose da rendere insopportabile la pretesa di trasformare automaticamente la qualifica di “cacciatore” in un certificato d’amore per il cane. 

C’è una quantità tale di ipocrisia su questo tema nel mondo cinofilo-venatorio da far venire veramente il voltastomaco, ormai.

Ora ci sono anche queste sette vittime, sette vite canine gettate via. Non sappiamo ancora che cosa le abbia stroncate e sarebbe scorretto attribuire oggi una causa che gli esami devono ancora accertare. Sappiamo però che stavano affrontando un viaggio fino alla Lapponia in condizioni che la stessa Questura ha bollato come “maltrattamento di animali”.

Quindi, la prossima volta che qualcuno dirà che “noi cacciatori i cani li trattiamo bene e li amiamo”, basterà aggiungere una parola: alcuni di voi. 

Gli altri, li giudichiamo dai fatti.

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Andrea Comini

Educatore e istruttore cinofilo fisc da oltre vent'anni, consulente sui problemi comportamentali, si è formato con Carlo Marzoli, Inki Sjosten, David Appleby, Roger Abrantes, Joel Dehasse. Studioso di etologia del cane e del lupo, docente in diversi corsi di formazione per educatori. Giornalista professionista.

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