Razze canine

Setter Inglese: implacabile cacciatore d’amore

Solo chi ha “un bidone della spazzatura al posto del cuore” (cit.) può restare indifferente allo sguardo di un Setter Inglese e se userete questo criterio come metro per valutare ogni bipede che avete di fronte, non sbaglierete mai.

Ma quello sguardo di una dolcezza tanto sincera da essere disarmante non è la ragione che ha fatto di questo cane da ferma la razza più allevata d’Italia, con la bellezza di 11mila e passa cuccioli iscritti all’Enci nel 2022 (i dati 2023 non sono ancora disponibili) e addirittura oltre 14 mila l’anno precedente.

No, il motivo è che la caccia da ferma è quella maggiormente praticata in Italia e il Setter Inglese è particolarmente apprezzato dai cacciatori nostrani; lo stesso vale in parte anche nel circuito delle “prove di caccia” organizzate dall’Enci.

Naturalmente, questa sorta di “allevamento intensivo” non è che faccia benissimo alla razza perché, come sempre, i grandi numeri sono nemici della salute e dell’equilibrio. Ma il lato più triste della faccenda è che i canili e i rifugi sono pieni di Setter Inglesi, scaricati come rifiuti da cacciatori insoddisfatti delle loro prestazioni venatorie oppure perché ormai troppo vecchi e sfruttati, e sovente malati.

Uno schifo? Esatto, ma le cose stanno così.

Eppure, anche sapendo come molti cacciatori, non tutti, considerino il cane, cioè uno strumento e nulla più, riesce difficile immaginare come si possa evitare di amare un Setter Inglese: probabilmente è la creatura più dolce che ci sia.

Naturalmente, per scoprirlo bisognerebbe viverci insieme e non tenerla rinchiusa in un serraglio. E questo forse spiega l’osceno mistero di così tanti abbandoni.

Torneremo sull’argomento alla fine, perché è doveroso. Però, è anche il caso di scoprire qualcosa sulla storia del Setter Inglese, cominciando dal fatto che proprio “inglese” non è, almeno come antiche origini…

Infatti è in Spagna che, già dal 1300, si parla di un “cane da quaglia” utilizzato per spingere i piccoli volatili verso le reti, cane che in tempi successivi appare in Francia.

Viene descritto come caratterizzato da un manto bianco con macchie nere e pare fosse assai abile nella ferma della selvaggina di penna.

Nel Settecento questo cane pare sia sbarcato sulla sponda inglese della Manica, dando il via alla selezione moderna della razza. Va anche detto, però, che sempre nel Settecento in Inghilterra pare esistesse un “cane da rete” chiamato Setting Spaniel, anch’esso plausibile antenato del nostro protagonista. 

In ogni caso, se parliamo di selezione della razza come la conosciamo oggi, il merito è senza dubbio degli allevatori d’Oltremanica: furono loro che, nel corso dell’Ottocento e a seguire, la resero più elegante e funzionale nelle forme, più veloce e in grado di correre a rotta di collo nei moors, le immense brughiere coperte d’erica e di rododendri tipiche del paesaggio rurale d’Inghilterra. 

Ho scritto “correre a rotta di collo” non a caso, perché il Setter Inglese è un atleta notevole, veloce e dotato di grande resistenza fisica.

E ha un olfatto eccezionale che lo impegna e lo coinvolge a fondo a livello mentale.

Un insieme di caratteristiche che implica un impegno inderogabile da parte di chi sceglie questo bel cane come compagno di vita: trovare spesso il tempo per farlo muovere a lungo e per fargli usare il naso. Ne ha bisogno come dell’aria per respirare. 

E a proposito di bisogni primari, ce n’è un altro che accomuna buona parte dei cani ma che nel Setter Inglese è particolarmente forte e incredibilmente evidente: essere amato, amato a prescindere, amato sempre e comunque, amato anche quando oggettivamente si tratta di una missione impossibile, amato anche se non torna da venti minuti perché sta seguendo la traccia di un fagiano che ha zampettato su quel prato otto giorni fa (ma anche una pantegana spesso gli fa lo stesso effetto…), amato anche se arriva al galoppo e a tre metri emana già quel delizioso aroma di putrefazione essendosi felicemente rotolato sul corpo di una nutria morta due settimane prima e siamo in luglio…

Ma devi amarlo lo stesso, perché un Setter Inglese non riesce a concepire che il suo umano, la luce dei suoi occhi nonché la ragione per cui la sua coda esprime costantemente felicità (anche durante il sonno, con tambureggianti assolo udibili anche due stanze più in là) non lo ami e possa arrabbiarsi con lui o, altra cosa per lui inimmaginabile, che non lo voglia accanto dentro casa e lo condanni a vivere fuori, da solo.

Non rientra nel suo modo di concepire il mondo e non ha strumenti psicologici di difesa.

In altre parole, rimproverarlo aspramente, alzare la voce o le mani o abbandonarlo in giardino sono cose possono ridurlo alla consistenza psicologica di un budino lasciato fuori dal frigo.

Meglio evitare, perché lo spettacolo stringe il cuore.

Altra cosa importante da sapere: quando si lascia libero un Setter Inglese in campagna o in un bosco (ma nel bosco in realtà non si dovrebbe mai fare, teniamolo a mente), le probabilità che se ne vada, rapito dagli odori che il suo olfatto altamente sviluppato e specializzato per selezione trova immediatamente sono alte, anzi altissime.

Salvo il caso che abbiate insegnato al vostro Setter il richiamo in maniera degna di un Mondiale di Obedience, ma da cucciolo se no la cosa è molto più improbabile, potete sgolarvi quanto vi pare: non tornerà, non subito perlomeno. 

Dunque, è un dannato testardo disubbidiente?

No, semplicemente nella sua testa c’è stampata una sequenza di eventi del tutto diversa, cioè voi che, armati di fucile, lo seguite con costanza in attesa che trovi una preda da segnalarvi perché possiate spararle e poi, ci mancherebbe altro, essergli terribilmente riconoscenti (“amami amami amami!”) per avervelo permesso.

È stato selezionato per questo, da secoli e secoli, e lo farà anche se non è mai andato a caccia.

Arrabbiarsi, perciò, non serve a nulla.

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Altrimenti, hanno inventato le lunghine e anche le scarpe comode per arrancare in aperta campagna dietro al vostro bellissimo “naso che cammina” (e che spesso galoppa!). 

Ma allora, per far felice un Setter Inglese bisogna per forza andare a caccia? Anche no.

Per fortuna ci sono diverse attività decisamente congeniali al nostro dolcissimo e vivace amico.

Prima di tutto, avendo un naso eccellente, tutte le specialità olfattive di tipo dinamico sono ottime per soddisfare le esigenze della sua selezione (cerca, trova, segui, segnala obiettivo, contribuisci al successo del branco e ottieni gratificazione morale e materiale), quindi piste, mantrailing, prove naturali svedesi e quant’altro. Ma anche protezione civile, nel caso di soggetti con una buona tenuta psicologica sotto stress (non così comuni, peraltro). 

E poi, visto che è atletico, se è sano ben venga l’Agility, divertente se vissuta come un gioco e non come se ne andasse dell’onore del conduttore.

Anche la Rally O. potrebbe essere un’idea intelligente per creare una maggiore intesa reciproca, tenendo a mente però che non è un cane da conduzione o simile e quindi ha tempi di reazione diversi ai nostri comandi. 

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Un ultimo appunto, non secondario: molti Setter Inglesi hanno paura degli spari!

Paradossale, considerato che si tratta di un cane da caccia, ma non poi tanto se consideriamo quanti allevano ad mentulam canis e che tale timore è tutt’altro che raro anche in altri cani del Gruppo 7.

Per estensione, questa paura viene attivata in genere anche da petardi, fuochi d’artificio e simili, con conseguente probabile tentativo di fuga. Ergo, nei periodi e nei luoghi canonici in cui è facile che si verifichino botti vari, teniamo il nostro amico al guinzaglio.

Raccomandazione superflua? A giudicare dai tanti appelli che piovono sui social riguardanti cani fuggiti e scomparsi per questa ragione, direi di no.

Per concludere, un appello dal cuore: ho scritto che canili e rifugi sono pieni di Setter Inglesi, purtroppo.

Quindi, se volete portarvi a casa la dolcezza fatta cane e insieme compiere un gesto importante, andate a cercarli là dove tanti di loro vivono richiusi, tristi e disperati perché nessuno in quelle situazioni può amarli come meritano e come desiderano con ogni fibra del loro essere.

Non ve ne pentirete e troverete un amico che vi entrerà nel cuore e ci resterà per sempre, anche quando non ci sarà più.

E ci starete malissimo, ma è giusto così perché avrete ricevuto molto più di quello che avete dato: è un cane, non potete batterlo a generosità.

Tra l’altro, non tutti sapete che la nostra rubrica dedicata alle adozioni nasce proprio dalla storia di una Setter…e si chiama la Bacheca di Zora.

E non dimenticate di leggere la nostra rubrica dedicata ai cani da caccia!

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Andrea Comini

Educatore Cinofilo & Giornalista

Educatore e istruttore cinofilo FISC da oltre vent’anni, consulente comportamentale e giornalista professionista. Studioso di etologia del cane e del lupo, si è formato con maestri internazionali ed è docente in corsi per educatori.

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Andrea Comini

Educatore e istruttore cinofilo fisc da oltre vent'anni, consulente sui problemi comportamentali, si è formato con Carlo Marzoli, Inki Sjosten, David Appleby, Roger Abrantes, Joel Dehasse. Studioso di etologia del cane e del lupo, docente in diversi corsi di formazione per educatori. Giornalista professionista.

Andrea Comini ha 130 articoli e più. Guarda tutti gli articoli di Andrea Comini

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