Moncalieri, gatti e cuccioli stipati in cinquanta metri quadri
A Moncalieri, in un alloggio del centro storico di circa cinquanta metri quadri, la polizia locale ha trovato venti gatti Maine Coon e tre cuccioli di Pastore Australiano. Come riporta La Stampa, l’intervento è scattato il 25 settembre dopo le segnalazioni dei vicini, che da tempo lamentavano un odore molto forte. La coppia che deteneva gli animali è stata denunciata. Sul numero dei gatti le cronache locali non sono concordi: alcune fonti parlano di trenta felini, tra cui diversi cuccioli nati da poche settimane, segno che il quadro è ancora in via di definizione.
Secondo quanto ricostruito dalla stampa locale, i veterinari dell’ASL TO5 hanno constatato condizioni igieniche precarie: i cani erano in uno stato complessivo discreto, mentre diversi gatti mostravano disidratazione e segni di abbandono prolungato. Tutti gli animali sono stati portati al rifugio L’Albero di Mais, il canile e gattile di Moncalieri, che ha messo a disposizione anche i propri furgoni per il trasferimento. Resteranno in custodia giudiziaria, ricevendo le cure necessarie, finché la magistratura non ne disporrà il dissequestro.
Agli agenti la donna avrebbe spiegato che gli animali venivano ceduti in cambio di un rimborso spese. Gli inquirenti sospettano invece un commercio clandestino privo delle necessarie autorizzazioni fiscali e sanitarie. Restano da chiarire le somme incassate e la destinazione degli animali già ceduti.
Accumulo o commercio?
Vicende come questa vengono spesso raccontate come casi di animal hoarding, il disturbo da accumulo di animali, e il paragone in parte regge. Si parla di accumulo quando il numero di animali supera la capacità di garantire loro cibo, igiene e cure veterinarie, quando chi li detiene non riconosce il degrado in cui vivono e non percepisce le conseguenze sulla propria salute e su quella dei familiari. Non è tanto il numero a fare la differenza, quanto il rapporto tra i bisogni degli animali e le reali possibilità di chi se ne occupa: anche pochi animali trascurati possono configurare una situazione grave.
A Moncalieri, però, ci sono due razze molto richieste, cucciolate e cessioni a pagamento, elementi che fanno pensare più a un allevamento casalingo improvvisato che a un disagio puro. Spesso i due fenomeni si intrecciano: la riproduzione incontrollata è una delle strade tipiche dell’accumulo e chi inizia a far nascere cuccioli per arrotondare può ritrovarsi rapidamente sommerso da animali che non riesce più a gestire. Non spetta a noi stabilire in quale categoria rientri questa vicenda: lo chiariranno le indagini. In entrambi i casi a pagare sono gli animali, e fermarsi all’etichetta del disturbo rischia di far perdere di vista il mercato che lo alimenta.
Non è un caso isolato, né riguarda soltanto il mondo del cane. A febbraio, come aveva raccontato Fanpage, la polizia locale di Padova aveva sequestrato 33 Maine Coon tenuti in pessime condizioni in un allevamento casalingo abusivo; anche lì la spinta era la domanda di animali di razza a prezzi bassi.
Attenzione agli annunci
Invitiamo chi sta cercando un cucciolo a fare molta attenzione agli annunci che circolano nei gruppi Facebook locali e sui siti di compravendita. Dietro formule come “cedo per rimborso spese”, “regalo cucciolo di razza” o “adozione con piccolo contributo” possono nascondersi vendite illecite presentate come adozioni.
Un cucciolo non può essere ceduto prima dei sessanta giorni di vita, deve avere il microchip ed essere iscritto all’anagrafe canina. Deve inoltre essere possibile vedere la madre e il luogo in cui è cresciuto. Chi propone consegne in un parcheggio, non fornisce documenti o insiste per chiudere in fretta sta già offrendo segnali da non ignorare. Un’adozione responsabile passa da canili, gattili e associazioni, con un colloquio conoscitivo e un modulo di affido; un allevamento serio ha un nome, una sede e documenti verificabili.
Lo diciamo anche per esperienza diretta. Viviamo a Moncalieri e qualche mese fa avevamo segnalato agli uffici competenti alcuni movimenti che ci erano sembrati strani. Segnalare serve, anche quando i tempi sembrano lunghi, e questa storia lo dimostra: a far scattare l’intervento sono stati proprio i vicini. Chi nota situazioni sospette può rivolgersi alla polizia locale, ai servizi veterinari dell’ASL o alle guardie zoofile.
Adesso gatti e cuccioli sono al sicuro all’Albero di Mais e, quando la magistratura lo consentirà, potranno cercare una famiglia. Sarà quello il momento di dimostrare che un animale si sceglie con la testa e con il cuore, non in base al prezzo più basso trovato in un annuncio.
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