Custodire male un cane può costare oltre centomila euro
A Corridonia un risarcimento di 112.066 euro per una caduta senza morso. All’Aquila una richiesta da 800 mila euro dopo un’aggressione mortale. Due vicende diverse ricordano quanto possa pesare la responsabilità di chi vive con un cane.
Un cane esce da un portone, corre verso una persona e quella persona cade. In un altro caso, un cane raggiunge l’abitazione vicina e aggredisce due donne; una di loro morirà dopo mesi di ricovero. Sono vicende molto diverse per dinamica e conseguenze, tornate nelle cronache di questi giorni attraverso gli sviluppi giudiziari e le richieste economiche.
A Corridonia il Tribunale civile di Macerata ha riconosciuto, secondo le ricostruzioni giornalistiche, 112.066 euro di risarcimento. All’Aquila, per la morte di Margherita Villante, Il Messaggero riferisce invece una richiesta da 800 mila euro. La distinzione conta: nel primo caso si parla di una somma liquidata dal giudice, nel secondo di una domanda che non equivale a un importo già riconosciuto.
Il punto che interessa chi vive con un cane è però comune: le conseguenze di una gestione inadeguata possono incidere pesantemente anche sul patrimonio personale. È giusto che la responsabilità abbia un peso concreto e che chi subisce un danno trovi tutela. Il risarcimento serve anzitutto a compensare il pregiudizio subito, che può accompagnare una persona per anni.
A Corridonia non c’è stato bisogno di un morso
La vicenda marchigiana, ripresa da Fanpage e Picchio News, risale al 23 aprile 2020. Un uomo era caduto arretrando davanti al cane di un vicino, uscito senza guinzaglio. Aveva riportato lesioni al polso e al gomito. Secondo quanto riferito da Fanpage, non c’era stato neppure un contatto fisico con l’animale.
Picchio News riporta la composizione del risarcimento: 35.906 euro per l’invalidità permanente, 74.373 euro per il mancato guadagno e 1.787 euro di spese sanitarie. Il totale è di 112.066 euro, cui si aggiungono 7 mila euro di spese di lite.
La richiesta iniziale era di 235.500 euro. Il giudice, secondo la cronaca, l’ha ridimensionata perché l’inidoneità lavorativa era legata anche a fattori diversi dall’incidente. È un passaggio importante: la somma riconosciuta deriva dalla valutazione dei danni e del loro collegamento con l’accaduto, non da una tariffa applicata ogni volta che un cane provoca una caduta.
Per il lettore resta un elemento concreto: l’assenza di un morso non esclude la responsabilità. Il danno può prodursi anche attraverso una reazione al comportamento del cane, purché sia dimostrato il nesso causale.
All’Aquila gli 800 mila euro sono una richiesta
Il secondo caso riguarda Margherita Villante, 74 anni, aggredita il 16 luglio 2024 a Gignano, frazione dell’Aquila, e morta nel febbraio 2025. Nel resoconto del Messaggero firmato da Marcello Ianni si riferisce che il cane era uscito dall’abitazione dopo che una porta era rimasta aperta e aveva raggiunto la casa confinante. Nell’aggressione era rimasta ferita anche la sorella della donna.
Il quotidiano riporta una richiesta risarcitoria di 800 mila euro, successiva alla pronuncia penale a carico della donna cui apparteneva il cane. Rai TGR Abruzzo e AbruzzoWeb avevano già riferito, nel gennaio 2026, una pena di un anno.
Non disponiamo del testo integrale dei provvedimenti e le fonti divergono sul rito seguito. Ciò che va tenuto fermo, sul piano economico, è che la cifra di 800 mila euro indica la domanda risarcitoria riportata dalla stampa, non una somma già liquidata né versata.
La gravità della vicenda rende evidente quanto sia riduttivo pensare alla custodia soltanto come a una regola da rispettare durante la passeggiata. Anche gli accessi di casa e il passaggio verso le abitazioni vicine fanno parte della gestione quotidiana del cane.
La responsabilità civile non dipende soltanto dalla distrazione
Il riferimento è l’articolo 2052 del Codice civile. La norma collega la responsabilità alla proprietà dell’animale oppure al suo utilizzo, per il periodo in cui lo si ha in uso, e comprende anche i danni provocati quando l’animale è smarrito o fuggito. Prevede la possibilità di liberarsi dalla responsabilità provando il caso fortuito.
Nell’intervista a Fanpage, l’avvocato Salvatore Cappai spiega che si tratta di responsabilità oggettiva: chi chiede il risarcimento deve dimostrare il danno e il collegamento causale con il comportamento dell’animale; dall’altra parte, non basta affermare di averlo sempre custodito con attenzione. Occorre provare un fattore esterno imprevedibile e inevitabile capace di interrompere quel collegamento.
Questo significa che la responsabilità civile può sussistere anche senza la prova di una specifica negligenza. Dire che il cane è scappato, oppure che non aveva mai creato problemi, non costituisce di per sé una prova liberatoria.
Su Dogsportal abbiamo affrontato questi aspetti nell’approfondimento sulle conseguenze dell’omessa custodia del cane. Va comunque evitata una semplificazione: il ruolo di chi utilizza l’animale e quello di chi lo accudisce temporaneamente devono essere valutati nel caso concreto. Non ogni affidamento trasferisce automaticamente tutte le responsabilità.
Il penale segue regole diverse
La responsabilità civile non comporta automaticamente una condanna penale. Per lesioni colpose o omicidio colposo occorre accertare gli elementi del reato, compresi la colpa personale e il rapporto causale tra la condotta e l’evento. È una distinzione che abbiamo approfondito anche nell’articolo sulle implicazioni legali del morso del cane, realizzato con gli avvocati Roberta Farina e Dante Libbra.
La cronaca giudiziaria richiede inoltre attenzione ai diversi gradi di giudizio. Nel nostro articolo del marzo 2025 sul caso dei cani lupo cecoslovacchi di Grugliasco avevamo raccontato una condanna in appello e l’annuncio del ricorso in Cassazione. Quel resoconto documenta quella fase del procedimento, non un esito definitivo da presumere oggi.
La responsabilità deve cominciare prima del danno
Dal punto di vista cinofilo, queste vicende chiedono di superare una convinzione ancora troppo comoda: che basti considerare il proprio cane buono per ritenere sotto controllo ogni situazione. Le intenzioni che gli attribuiamo non garantiscono la sicurezza delle persone che incontra. Chi si trova davanti un cane che corre verso di lui non conosce necessariamente quell’animale e non può essere chiamato a interpretarlo come farebbe chi ci vive.
Custodire significa organizzare gli spazi, controllare gli accessi, usare gli strumenti di gestione adeguati e scegliere con attenzione a chi affidare il cane. Significa anche conoscerne caratteristiche, difficoltà e risposte nei diversi contesti, chiedendo aiuto professionale quando la gestione supera le proprie competenze.
È un bene che i danni accertati producano conseguenze economiche reali per chi ne risponde. La tutela delle vittime non può dipendere dalla disponibilità ad accettare delle scuse. Centomila euro, però, non restituiscono automaticamente la salute o il lavoro perduto, così come nessuna somma restituisce una vita.
Per questo resta molto da fare prima di arrivare in tribunale: formazione concreta, controlli e responsabilità assunte nella quotidianità. Vivere con un cane comporta anche il dovere di evitare che il costo delle nostre scelte ricada sugli altri.
Fonti: Fanpage e Picchio News, 6 ottobre 2026; Il Messaggero, post fornito alla redazione il 12 ottobre 2026; Rai TGR Abruzzo e AbruzzoWeb, 15 gennaio 2026; Codice civile, articolo 2052; archivio Dogsportal.it.
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