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Migliorare la qualità di vita degli anziani con la pet therapy: il progetto di UAM con la Fondazione Ferrero

Miriam Borra, psicologa, psicoterapeuta e presidente di UAM, ci parla di questa collaborazione che coinvolgerà anche VETeris, l’Associazione Italiana Geriatri e Veterinari per gli Interventi Assistiti con Animali.

Migliorare la qualità di vita degli anziani con la pet therapy che migliora la vita. Ne parliamo in questo articolo di Alessia Colaianni.

Seppur scherzando potremmo dire che i 60 anni sono i nuovi 40, entrare in quella che viene definita la terza età può portare a una degenerazione della qualità di vita. Solitudine, declino cognitivo e malattie legate all’invecchiamento rendono difficile la costruzione di una vita serena.

Fortunatamente, negli ultimi anni, si sta iniziando a guardare alla vecchiaia come a una nuova fase dell’esistenza, in cui prendersi cura del proprio benessere psico-fisico e continuare a coltivare interessi, emozioni e aspirazioni.

Gli interventi assistiti con gli animali possono essere un valido supporto per migliorare la qualità di vita degli over 65.

Un esempio sono le attività svolte dall’associazione UAM – Umanimalmente (https://www.umanimalmente.it/ ) che, dal 2009, opera nel settore della pet therapy e, tra pochi mesi, si dedicherà a un progetto legato al benessere geriatrico in collaborazione con la Fondazione Ferrero e VETeris.

La collaborazione tra UAM, VETeris e la Fondazione Ferrero

Miriam Borra, psicologa, psicoterapeuta e presidente di UAM, racconta come è nata la collaborazione con VETeris (https://associazioneveteris.it/ )(Associazione Italiana Geriatri e Veterinari per gli Interventi Assistiti con Animali) e la Fondazione Ferrero (https://www.fondazioneferrero.it/La-Fondazione ), che offre agli ex dipendenti dell’azienda albese Ferrero un programma di attività creative, ricreative, sociali e solidali, accompagnato da servizi di assistenza sociale e sanitaria: «UAM ha realizzato, dal 2023, un progetto all’interno dell’Azienda Ospedaliera S. Croce e Carle di Cuneo, nel reparto di Geriatria, di cui il dottor Marco Marabotto è direttore.

La Fondazione Ferrero ha chiesto a lui un riferimento per la pet therapy rivolta agli anziani, contatto che a sua volta è stato passato a VETeris, una realtà toscana che nasce dall’incontro di geriatri e medici veterinari con l’obiettivo di svolgere progetti di ricerca sugli interventi assistiti con gli animali, i cui risultati siano documentati a livello scientifico.

Attraverso il passaparola, quindi, siamo giunti a questo progetto che sarà realizzato in maniera sinergica dall’équipe multidisciplinare di UAM, composta da professionisti nel campo sanitario, educativo e cinofilo, e dai geriatri e veterinari specializzati in pet therapy di VETeris che monitoreranno i risultati delle attività che svolgeremo nella Fondazione Ferrero».

Il progetto e il suo futuro

Quello di UAM, in collaborazione con VETeris e Fondazione Ferrero, sarà un progetto pilota che partirà a febbraio e prevederà 12 incontri rivolti a due gruppi di persone che afferiscono alla Fondazione Ferrero, tutti over 60 con un lieve decadimento cognitivo.

In quali attività saranno coinvolti i partecipanti?

Borra spiega: «Saranno svolte attività ludico-ricreative assistite con il cane, in cui la modalità operativa prevederà due figure, una che gestisce l’attività di gruppo, gli utenti, e l’altra che sarà il coadiutore dell’animale».

Saranno poi valutati gli effetti sul benessere psichico e cognitivo dei partecipanti e i risultati saranno presentati a novembre 2025, durante un convegno organizzato negli spazi della Fondazione Ferrero.


Dopo questo evento, quale potrebbe essere il futuro del progetto? «Se riuscissimo ad attivare un progetto continuativo presso la Fondazione Ferrero, sarebbe una proposta nuova nella loro programmazione, un’attività ben accolta soprattutto dagli amanti degli animali e un’offerta innovativa che aggancia tantissimo chi fa fatica a essere coinvolto in alcune attività già presenti nel centro. Ad esempio, se non si è appassionati di laboratori manuali e artistici, la pet therapy può costituire una soluzione altrettanto stimolante. La presenza dell’animale motiva molto».

Le attività di pet therapy per anziani di UAM

Non è questo l’unico progetto di UAM dedicato alla terza età. Come accennato all’inizio, lo scorso anno l’associazione ha avviato dei percorsi nei reparti di Geriatria e Neurologia dell’Azienda Ospedaliera S. Croce e Carle di Cuneo, rivolti a piccoli gruppi di pazienti non degenti, finalizzati alla riabilitazione cognitiva. In aggiunta a questo, negli anni ha operato nelle RSA e in case di riposo nel territorio torinese.

«Le attività che si possono svolgere sono di cura dell’animale, somministrandogli del cibo o acqua, occupandosi della sua pulizia, della toelettatura. — illustra la dottoressa Borra — Ci possono essere attività di tipo ludico, durante le quali vengono nascosti degli oggetti o del cibo che l’animale deve trovare o, ancora, dei giochi di intelligenza in cui il cibo viene nascosto in scatole e il cane deve ingegnarsi per accedervi, oppure piccoli enigmi, compiti che stimolano e sviluppano l’intelligenza del cane. Poi ci sono attività un po’ più motorie, come la piccola passeggiata al guinzaglio, reggere un hula hoop al cui interno deve passare il cane, giocare con una pallina e farsela riportare. Qualcuno ci chiede anche attività con la musica».

Miriam Borra condivide con noi anche l’esperienza di UAM con un progetto di cine pet therapy — una pet therapy integrata con il cinema — in cui i partecipanti, insieme ai cani, erano invitati a compiere un’attività simile a quella mostrata in stralci di film o cartoni animati. «Abbiamo registrato i risultati e abbiamo osservato che il cinema stimolava particolarmente le persone dal punto di vista cognitivo ed emotivo, ma la presenza dell’animale, oltre allo spezzone, attivava maggiormente perché si era chiamati a intervenire in maniera molto più attiva all’interno dello spazio della seduta, l’animale richiede una partecipazione attiva. Il cane esercitava un effetto rivitalizzante e agiva molto bene per quanto riguarda la memoria, rievocando negli anziani ricordi, anche molto lontani, legati alla presenza di animali con cui avevano interagito in passato».

C’è vita dopo i 65 anni e viverla imparando a conoscere e a costruire una relazione con un animale può essere un modo per sentirsi bene, fisicamente e psicologicamente.

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Alessia Colaianni

Dottoressa di ricerca in Geomorfologia e Dinamica ambientale, sono poi approdata sulle rive della comunicazione e divulgazione scientifica. Sono diventata giornalista e, un articolo dopo l’altro, mi sono ritrovata a raccontare le storie di animali umani e non umani e dell’ambiente in cui vivono. Sul mio cammino ho incontrato lo sguardo di molti cani e questo mi ha convinta a suonare ai cancelli di Dogsportal per poter curiosare nella loro storia e nel loro comportamento insieme a voi.

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