Iliana Liontou, CEO di Mypethub: «Il benessere animale non è il collare più costoso ma il tempo che scegliamo di dedicargli»
Iliana Liontou non era arrivata a Milano per occuparsi di animali. Quando nel 2018 lasciò la Grecia, dopo un’esperienza Erasmus che l’aveva fatta innamorare della città, il suo obiettivo era costruirsi una carriera nel mondo delle startup. «Mi piaceva l’energia di Milano, il fatto che fosse una città piena di opportunità e sempre in movimento. Dopo la laurea ho deciso di trasferirmi definitivamente e ho iniziato a lavorare quasi subito».
Se oggi il suo nome è legato a un progetto dedicato al mondo pet, la app Mypethub, gran parte del merito è di Tracy, un cane incontrato quasi per caso durante gli anni universitari. «Studiavo sull’isola di Chios e una sera io e il mio compagno dell’epoca abbiamo trovato una scatola con sei cuccioli abbandonati. Li abbiamo portati dal veterinario e abbiamo deciso di tenere uno di loro soltanto per qualche settimana, il tempo necessario a trovargli una famiglia…. Ovviamente non è andata così (ride)».

Tracy è rimasto con loro e oggi, a dieci anni di distanza, continua a occupare un posto importante nella vita di entrambi, anche se le loro strade si sono separate. «Quando mi sono trasferita a Milano abbiamo deciso che sarebbe rimasto in Grecia. Il mio ex compagno e io siamo rimasti molto amici e continuiamo a occuparcene insieme. Quando torno a casa, ogni due mesi circa, Tracy è con me. Poi torna da lui. In pratica condividiamo la sua gestione: co-parenting».
Un’esperienza che, racconta, le ha insegnato molto più di quanto immaginasse sulla gestione condivisa di un animale. «Spesso si pensa che il cane appartenga a una sola persona. In realtà esistono molte situazioni diverse: famiglie, coppie separate, parenti che collaborano, amici che si aiutano. Mi sono resa conto che mancavano strumenti pensati per questa realtà». Oggi Iliana non vive con un cane a Milano e affronta l’argomento con una sincerità non sempre scontata nel settore:
«Ci ho pensato più volte. Tra il 2020 e il 2023 vivevo con un’altra persona e sarebbe stato un poco più semplice. Oggi vivo da sola e lavoro moltissimo. Credo che avere un cane significhi anche essere onesti con se stessi. Se non posso garantirgli il tempo che merita, preferisco aspettare».
E prosegue: «Spesso sembra che chi lavora nel settore pet debba necessariamente vivere con molti animali. Io non la vedo così. Continuo ad avere Tracy nella mia vita e continuo ad assumermi delle responsabilità nei suoi confronti. Semplicemente, ho scelto di non prendere un altro cane finché non potrò dedicargli il tempo necessario».

Parlando con Iliana emerge chiaramente come il concetto di “responsabilità” attraversi tutto il suo modo di intendere il rapporto con gli animali. Ed è proprio da un episodio che riguarda Tracy che nasce il progetto imprenditoriale a cui oggi dedica le sue energie. Nel 2019, il cane viene aggredito durante una passeggiata serale. «È stato un momento molto difficile. Il cane che lo ha attaccato lo ha morso vicino al collo. Ha perso molto sangue e ha dovuto subire un intervento chirurgico. Fortunatamente si è ripreso, ma quello che è successo dopo mi ha fatto riflettere».
Superata l’emergenza, infatti, emerge un problema inatteso: «Le informazioni erano sparse ovunque. Alcune erano state date al telefono dal veterinario, altre tramite messaggi, altre ancora verbalmente. Dovevamo ricordarci farmaci, medicazioni, controlli e appuntamenti. E ci siamo resi conto che non esisteva un unico posto dove raccogliere tutto». A questo si aggiungevano le piccole difficoltà che ogni cinofilo conosce bene: richiami vaccinali da ricordare, spese da dividere, documenti sanitari da recuperare all’occorrenza, informazioni da condividere con chi si occupa del cane quando noi non possiamo farlo. Situazioni apparentemente semplici ma che, sommate tra loro, finiscono spesso per complicare la gestione quotidiana.
«Ci siamo accorti che succedeva continuamente», spiega Iliana: «Il vaccino dovrebbe essere sempre nello stesso periodo dell’anno, ma spesso ci si ricorda un mese prima o un mese dopo. Oppure bisogna capire chi ha sostenuto una determinata spesa e come dividerla. Sono tutte cose che fanno parte della vita normale di chi vive con un animale». Quando la startup in cui lavorava viene acquisita alla fine del 2023, Iliana decide che è arrivato il momento di trasformare quell’intuizione in qualcosa di concreto.

«Avevo questa idea da tempo. Dopo la vendita dell’azienda mi sono presa un periodo per me e ho iniziato a lavorarci seriamente». Nasce così Mypethub, una piattaforma pensata per semplificare la gestione quotidiana degli animali da compagnia e favorire la condivisione delle informazioni tra proprietari e professionisti del settore. «L’obiettivo è permettere a chi vive con un animale di gestirne tutti gli aspetti in modo semplice e organizzato. Certo, ci sono le informazioni relative ai vaccini, alle allergie e ai trattamenti, ma anche aspetti legati all’alimentazione, agli integratori, alle preferenze individuali, al comportamento e alle abitudini quotidiane».
L’idea è quella di costruire una “memoria condivisa” che accompagni l’animale nel tempo e possa essere consultata non soltanto dalla famiglia ma anche dai professionisti che lo seguono. «Immagino una sorta di diario digitale. Se un educatore svolge una consulenza può lasciare delle note. Se emerge una particolare sensibilità cutanea si può annotare quale shampoo funziona meglio e quale invece crea problemi. Se un alimento non viene tollerato bene, quell’informazione resta disponibile per tutti coloro che si occupano dell’animale».
E emerge uno dei concetti a cui Iliana tiene maggiormente: quello del pet care consapevole: «Spesso si pensa che prendersi cura di un animale significhi acquistare il miglior cibo o gli accessori più costosi. In realtà, il benessere è qualcosa di molto più complesso. Bisogna conoscere il proprio animale, sapere cosa gli fa bene e cosa no, capire le sue esigenze e le sue preferenze. Essere consapevoli, appunto». Una visione che si riflette anche nelle collaborazioni costruite attorno a Mypethub. «Lavoriamo con educatori, pet sitter, naturopati e altri professionisti specializzati. Abbiamo attivato anche servizi particolari, come il supporto alle persone nelle prime ventiquattro o quarantotto ore dopo la perdita di un animale, per la gestione del lutto, oppure consulenze dedicate ai casi di smarrimento».
Integrare tutte queste figure in un unico sistema non è stato semplice. «La parte più complessa dello sviluppo è stata proprio quella delle prenotazioni. Volevamo creare un ecosistema nel quale i professionisti fossero facilmente accessibili e prenotabili, mantenendo però un’esperienza semplice per l’utente».
Se il progetto nasce da un’esperienza personale, la riflessione di Iliana si allarga rapidamente al rapporto tra animali e società. Parlando di Milano, per esempio, evita sia l’entusiasmo acritico sia le critiche preconfezionate: «Non credo che il benessere di un cane dipenda particolarmente dalla città in cui vive. Dipende soprattutto dalle persone. Si può avere un appartamento piccolo e garantire comunque una vita eccellente al proprio cane, oppure avere grandi spazi e non dedicargli il tempo necessario».
«Come dicevo, quando parlo di benessere non intendo il collare più bello o il cibo più costoso: intendo il tempo trascorso insieme, le passeggiate, l’attenzione quotidiana. Dipende anche dal soggetto. Il mio cane, per esempio, ha una forte componente Labrador e ha sempre avuto bisogno di muoversi molto. Altri cani hanno esigenze completamente diverse».
Questo non significa che le città non possano migliorare. Negli ultimi anni Milano, secondo Iliana, ha mostrato una crescente attenzione verso il mondo pet, ma esistono ancora ampi margini di crescita: «Penso soprattutto alle aree cani. Spesso vengono considerate semplicemente spazi verdi recintati, ma potrebbero offrire molto di più. Servizi essenziali come acqua o sacchetti non sempre sono disponibili. E sarebbe interessante poter sapere in anticipo quali cani sono presenti o quanto è affollata un’area in un determinato momento».
Anche questa è un’idea che potrebbe trovare spazio negli sviluppi futuri di Mypethub. «Mi piacerebbe che una persona potesse verificare prima di uscire di casa se un’area è adatta al proprio cane, quali servizi offre e quali altri cani la stanno frequentando. Sono informazioni che possono rendere l’esperienza più serena per tutti».
Ascoltandola parlare, appare chiaro che il progetto non nasce dalla volontà di sostituire le figure professionali già presenti nel settore ma piuttosto di metterle in comunicazione tra loro. «Non vogliamo sostituirci a nessuno. Vogliamo integrarci con le realtà che già esistono e creare strumenti che aiutino professionisti e proprietari a collaborare meglio. Credo che il settore pet abbia ancora bisogno di essere strutturato maggiormente e che una parte del problema derivi proprio dalla frammentazione delle informazioni».

È anche per questo che preferisce definire la sua iniziativa una startup piuttosto che una semplice azienda. «Spesso si pensa che startup significhi soltanto “impresa giovane”. In realtà una startup è qualcosa che nasce per proporre qualcosa di innovativo. Quello che stiamo cercando di fare con Mypethub è introdurre un modo diverso di gestire e condividere le informazioni legate agli animali».
Prima di salutarci, le chiediamo un’opinione su Dogsportal.it. Non come imprenditrice del settore, ma come lettrice: «Vi seguo soprattutto attraverso LinkedIn e leggo spesso gli articoli. Da lettrice trovo molto utile il lavoro che fate perché cercate di andare oltre le informazioni superficiali. Chi vuole davvero informarsi non può fermarsi a un post generico o a un contenuto veloce. Un post sui social può incuriosire. Lo faccio anch’io sul mio profilo Instagram. Ma quando si opera in un settore specifico bisogna anche fare informazione e formazione. Bisogna aiutare le persone a capire davvero gli argomenti. Questa componente negli articoli di Dogsportal la vedo e la apprezzo».
Parole che raccontano bene la filosofia che anima Iliana e Mypethub, e una sfida comune a chi sviluppa strumenti per il mondo animale e a chi ogni giorno prova a raccontarlo: trasformare informazioni sparse in conoscenza utile, concreta e realmente capace di migliorare la vita degli animali e delle persone che se ne prendono cura.
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