Fuori dai DentiNotizie e approfondimenti sul lupo

Lupi ed esorcismi in Piemonte: benvenuti nel nuovo Medioevo

Scena: interno di una chiesa di montagna. Penombra. Le lame di luce sciabolano dalle vetrate e sorprendono le particelle di polvere che volteggiano senza peso nella loro eterna danza, altrimenti invisibile. L’aria sa di incenso, di inverno, di cera calda sciolta. E di paura.

Nel silenzio, i fedeli sono ombre a capo chino, in attesa. Le anziane, con i volti severi e giudicanti incorniciati dallo scialle di lana scura che dal capo scende fino ai fianchi, stanno inginocchiate per ostentare tutta la loro devozione. Il momento è solenne. La tensione è nell’aria. Sta per accadere qualcosa. Ed ecco che dal pulpito compare il sacerdote, con la sacra stola viola e dorata che spicca sul bianco della veste talare e ricade dalle spalle. Ha le braccia aperte e le mani rivolte verso il cielo, a supplicare udienza. Finalmente, pronuncia con solennità l’antica formula di protezione dal male incarnato sulla terra:

“Vi esorcizzo pestiferi lupi, in nome di Dio padre onnipotente, di Gesù  Cristo figlio suo unigenito, dello Spirito Santo che procede da entrambi, a ritirarvi immediatamente dalle nostre campagne, dove non abiterete più e a trasferirvi altrove, dove non possiate nuocere a nessuno: in nome di Dio onnipotente e di tutta la corte celeste, e della santa Chiesa di Dio, vi malediciamo in modo che ovunque andiate siate maledetti, vi estinguiate, diminuiate di giorno in giorno, fino a che non rimanga nulla di voi in alcun luogo se non per quanto necessario alla salute e di utilità per l’uomo. Che ciò si degni di ascoltare chi verrà a giudicare i vivi e i morti e il mondo con il fuoco. Infine i luoghi infestati si aspergano con l’acqua benedetta”.

A concludere il sommo rituale, dai fedeli si leva all’unisono un “amen” che è un un sospiro di sollievo e i volti, ora un po’ più rilassati, accompagnano i corpi fuori dalla chiesa, spinti dalla speranza che l’Altissimo accolga la loro istanza e li preservi dalla minaccia.

Scusandomi dal più profondo del cuore con Umberto Eco e con la sua immensa arte dello scrivere, credo che una scena come questa non sarebbe stata fuori luogo in un romanzo come Il nome della rosa (ovviamente scritta da lui, non certo da me), ambientato nell’Italia oscura del 1300. Un’epoca in cui la superstizione, malamente travestita da religione, dominava ogni cosa, decidendo della vita, e soprattutto della morte, di ogni essere vivente, esseri umani compresi.

Il problema è che la messa in questione, più o meno come me la sono raffigurata, si è realmente svolta in quel di Forno (Piemonte – provincia del Verbano-Cusio-Ossola) ma non nell’epoca della Santa Inquisizione, bensì il dì 14 del corrente mese di febbraio dell’anno domini 2025! 

Il simpatico viaggio all’indietro nel mondo della superstizione, con annesse maledizioni degne di colleghi sacerdoti haitiani di osservanza voodoo, è stato officiato dal parroco del paese a contorno di un incontro intitolato “A proposito del lupo”, organizzato là come altrove da un’associazione di “rurali alpini”, ben nota e impegnata da anni a propalare odio, ignoranza e teorie antiscientifiche sul lupo. 

Teorie che piacciono soprattutto a gente che attualmente ci governa, a tanti allevatori di animali da reddito e a tanti cacciatori e bracconieri. A quanto pare, però, piacciono anche a qualche prete, alla faccia di San Francesco.

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Ma è importante capire che in quella formula e in ciò che auspica (vi malediciamo in modo che ovunque andiate siate maledetti, vi estinguiate, diminuiate di giorno in giorno, fino a che non rimanga nulla di voi in alcun luogo se non per quanto necessario alla salute e di utilità per l’uomo) è riassunto il disprezzo del concetto di convivenza con gli altri animali della Terra, la negazione della loro dignità di creature senzienti e la rivendicazione del loro asservimento ai nostri esclusivi bisogni.

In quelle parole feroci e oscene, figlie di un mondo oscuro che pensavamo lontano e sepolto dalla scienza e dall’evoluzione del pensiero umano, c’è un altro tassello del Medioevo sempre più tangibile che ci stanno costruendo attorno e che inizia, come sempre, con la persecuzione dei più indifesi: gli animali. 

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Andrea Comini

Educatore Cinofilo & Giornalista

Educatore e istruttore cinofilo FISC da oltre vent’anni, consulente comportamentale e giornalista professionista. Studioso di etologia del cane e del lupo, si è formato con maestri internazionali ed è docente in corsi per educatori.

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Andrea Comini

Educatore e istruttore cinofilo fisc da oltre vent'anni, consulente sui problemi comportamentali, si è formato con Carlo Marzoli, Inki Sjosten, David Appleby, Roger Abrantes, Joel Dehasse. Studioso di etologia del cane e del lupo, docente in diversi corsi di formazione per educatori. Giornalista professionista.

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