Odissea: sulle tracce di Argo, il cane di Ulisse
Andiamo alla scoperta di Argo, il cane di Ulisse: di che razza era?
L’Odissea è probabilmente il primo esempio di “cronaca” molto antica in cui un cane, Ἄργος (cioè Àrgos), ha un ruolo così importante e commovente. Ma non dev’essere un caso: fu proprio in Grecia, infatti, che secoli dopo Aristotele pose i primi rudimenti della classificazione del cane con la sua Storia degli animali, scritta probabilmente tra il 350 e il 340 a.C. Del resto, il termine “cinofilia” deriva proprio da kynós (cane)e philia (amicizia, passione, amore), termini greci.
E allora, in omaggio all’antica kynophilía, perché non provare a individuare “chi”, cioè di quale razza, potesse essere Argo, il cane che attese Ulisse vent’anni perché non poteva morire senza averlo rivisto?
Ovviamente, le razze come le intendiamo oggi, con gli standard e tutto il resto, non esistevano all’epoca in cui si collocano i poemi di Omero e arriveranno molto tempo dopo. Tuttavia, sappiamo che tipologie precise di cani erano già presenti, ben note e spesso piuttosto uniformi per morfologia in base al principio che “forma è funzione”, inconsapevolmente rafforzato da una selezione che era soprattutto utilitaristica.
E proprio da qui possiamo partire: ragionando su che tipo di cani potessero avere una reale utilità nella civiltà degli Achei, che risale alla tarda Età del Bronzo, dal 1600 al 1100 avanti Cristo, oltre tre millenni orsono. Per riuscirci, dobbiamo analizzare per sommi capi la Grecia di allora e la vita dei suoi abitanti. Perché il “cane utile” è sempre figlio dell’ambiente dove vivono i suoi umani e delle loro esigenze.

La Grecia degli Achei
Tra i leggendari re che salparono con i loro eserciti verso i Dardanelli alla conquista di Troia intorno al 1200 a.C. vi erano diversi “Ulisse”, cioè capi di comunità non molto numerose dedite alla pastorizia e a una primitiva agricoltura. La loro ricchezza era costituita soprattutto da greggi di pecore e capre, piccoli allevamenti di suini, coltivazioni di olivo e vite, legumi, pochi cereali, orzo in particolare, e apicoltura.
Guardando la mappa della Grecia, è semplice capire perché: la gran parte del territorio è montagnosa, brulla, boschiva ma anche piuttosto arida. Certo c’è il mare, che la contorna con acque meravigliose, ma ha rive rocciose e infide, poco adatte alla creazione di un’economia marittima: il porto di Atene, il Pireo, è ben lontano dalla città ed è frutto di un’immane lavoro di ingegneria degli antichi greci, secoli dopo gli Achei.
Non è un caso, dunque, che la Grecia abbia sempre avuto pochi marinai e pescatori in confronto al gran numero di pastori e contadini. Del resto, basta guardare la tavola tradizionale: formaggi, carni ovine e verdure semplici come lattuga, cipolle, porri, cetrioli e pomodori (che però giunsero in Europa solo dopo la scoperta dell’America); il pesce non compare quasi mai.
Dalle ricerche sappiamo che gli Achei vivevano soprattutto di cereali, yogurt e formaggi, verdure e legumi; la carne era un lusso. La classe dominante poteva contare invece anche sull’apporto regolare di proteine animali di origine ovina e suina. E sulla selvaggina: cervi, capre selvatiche, lepri, conigli e cinghiali.
Dunque i “nobili” dell’epoca, come Ulisse, dovevano avere cani selezionati appositamente per la caccia, polivalenti, resistenti e veloci, dato il variegato tipo di prede.
Ce lo conferma proprio Omero, nel XVII libro dell’Odissea, dove scrive: “Argo, il cane del costante Odisseo, che un giorno lo nutrì di sua mano ma non doveva goderne, prima che per Ilio sacra
partisse; e in passato lo conducevano i giovani a caccia di capre selvatiche, di cervi, di lepri”.
E Argo doveva essere un cane da caccia molto bravo, perché Eumeo, porcaio di Ulisse, aggiunge: “Se per bellezza e vigore fosse rimasto come partendo per Troia lo lasciava Odisseo, t’incanteresti a vederne la snellezza e la forza. Non gli sfuggiva, anche nel cupo di folta boscaglia, qualunque animale vedesse, era bravissimo all’usta”.
Una lacrima, uno scodinzolio e la fine
Dall’Iliade e dall’Odissea la figura di Ulisse emerge per intelligenza e coraggio, ma Omero non traccia certo il ritratto di un uomo dal cuore tenero: era un guerriero, lo aveva dimostrato per dieci anni sulla piana insanguinata davanti a Troia e lo dimostrerà al suo ritorno, massacrando senza pietà chi si era insediato a casa sua e ne aveva spogliato i beni, in attesa di sottrargli moglie e trono.
Ed ecco perché la scena della morte di Argo ai piedi di Ulisse dopo vent’anni di attesa colpisce tanto: è una delle pochissime volte in tutta la sua travagliata storia in cui l’eroe, il guerriero, il condottiero astuto che ha sconfitto Troia, piange (e noi con lui):
“…Com’egli vide il suo signor più presso, e, benché tra que’ cenci, il riconobbe, squassò la coda festeggiando… ma incontro al suo signore muover, siccome un dì, gli fu disdetto. Ulisse, riguardatolo, s’asterse con man furtiva dalla guancia il pianto…”
“…ed Argo, il fido can, poscia che visto ebbe dopo dieci anni e dieci Ulisse, gli occhi nel sonno della morte chiuse”.
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Gli eredi di Argo
Ma in tutto questo, che tipo di cane potesse mai essere stato Àrgos è difficile dirlo, poiché Omero non ne fornisce una descrizione. Però, indica le prede più frequenti di quel cane a caccia:“…lepri, cervi e le silvestri capre…”. Nella nostra ricerca di un possibile discendente di Argo, questo ci aiuta parecchio.
Infatti, in Grecia troviamo l’Hellenikos Ichnilatis, il Segugio Ellenico (unica razza greca riconosciuta dalla FCI), utilizzato tuttora in mute da due a quattro soggetti, in particolare per la caccia alla lepre e al cinghiale. Nonostante la taglia media è energico, sorprendentemente forte e coraggioso, adatto anche ai terreni più impervi. Ha voce potente, udibile a grande distanza, e un trotto veloce e resistente.

Le sue origini vengono comunemente ricondotte agli antichi cani da caccia della Laconia, la regione di Sparta, anche se la sua storia più remota rimane in parte avvolta nel mistero. Secondo un’ipotesi tradizionale, questi cani potrebbero discendere da popolazioni provenienti dall’Egitto o dal Mediterraneo orientale, giunte in Grecia attraverso gli antichi commerci.
Potrebbe essere “lui”, dunque, il custode degli antichissimi geni dell’Àrgos di Ulisse? Forse, ma c’è un candidato ancora più convincente: il Kritikos Lagonikos, noto anche come Kritikos Ichnilatis o Segugio Cretese.

Di antichissima origine e di struttura levrieroide, il Kritikos appartiene a un tipo di cane da caccia mediterraneo già raffigurato oltre 4000 anni fa nell’arte minoica, quella della civiltà cretese di Cnosso, per intendersi. Ha taglia media, asciutto e muscoloso, con testa a cuneo, grandi orecchie erette molto mobili e una caratteristica coda ricurva portata sopra il dorso.
È estremamente agile, capace di muoversi con sorprendente sicurezza tra rocce e pendii, utilizzando sia l’olfatto sia l’udito e la vista per localizzare la selvaggina e seguirla. Gli autori antichi ne lodavano l’atleticità e le straordinarie qualità venatorie, e tutto lascia pensare che i cani cretesi godessero di grande considerazione anche al di fuori dell’isola di Minosse, tanto da essere probabilmente oggetto di commerci destinati alla classe nobiliare.
Un re, per quanto di un regno modesto, avrebbe certamente potuto permettersi un cane da caccia tanto apprezzato. E Ulisse era il re di Itaca. Inoltre, da uomo intelligente e pragmatico, difficilmente avrebbe scelto un ausiliario soltanto per prestigio: gli sarebbe servito un cane veloce, resistente e sufficientemente versatile per cacciare lepri, cervi e capre selvatiche, proprio come racconta Omero a proposito di Argo.
In equilibrio tra segugio e levriero
Naturalmente, nessuno può affermare che il Kritikos Lagonikos sia il diretto discendente del cane di Ulisse; tremila anni di storia, migrazioni, commerci e selezione rendono impossibile ipotizzare una genealogia rrealistica. Tuttavia, se ci basiamo sugli indizi lasciati da Omero e sulle tipologie di cani da caccia locali dell’epoca, il Segugio Cretese continua a essere il candidato più convincente.

Argo, infatti, non viene descritto come un cane specializzato nel lavoro di seguita ma come un cacciatore versatile: abbastanza veloce da inseguire cervi, capre selvatiche e lepri, abbastanza forte da affrontare prede impegnative e tanto abile sulla traccia da meritarsi l’ammirazione di Eumeo.
È proprio questa combinazione di agilità, velocità, resistenza e capacità di utilizzare l’olfatto, l’udito e la vista che ancora oggi rende il Kritikos diverso dalla maggior parte dei cani da caccia europei. L’Hellenikos Ichnilatis rappresenta meglio la tradizione del segugio greco specializzato nel lavoro tipico, mentre il Kritikos sembra aver mantenuto quell’equilibrio tra levriero e segugio che il ritratto di Omero lascia intuire e che era più funzionale alle esigenze venatorie dell’epoca in quel contesto ambientale.
Chiaramente, si tratta di un’ipotesi. Ma nasce dall’archeologia, dalla storia, dalla funzione e perfino dalla geografia della Grecia, continentale e non. Del resto, le raffigurazioni minoiche dimostrano che cani molto simili all’attuale Kritikos erano presenti nell’Egeo molti secoli prima che le “nere navi” degli Achei volgessero le prue verso la sacra rocca di Ilio per “colpa” della donna più bella del mondo.
Probabilmente non sapremo mai quale fosse davvero l’aspetto del fedele Àrgos. Ma se esiste una razza capace di riportarci, almeno con l’immaginazione, sulle balze rocciose di Itaca inseguendo le stesse lepri, gli stessi cervi e le stesse capre selvatiche di oltre tremila anni fa, quella è probabilmente il Kritikos Lagonikos.
Che forse meriterebbe un nuovo nome, in omaggio all’immortale epica omerica: Kritikos Odysseús.
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