Spino degli Iblei, orgoglio siciliano
Una razza antica per un territorio unico: storia e caratteristiche dello Spino degli Iblei
Tre sono le razze ufficialmente riconosciute originarie della Sicilia: il Cirneco dell’Etna, il Cane di Mannara (o mastino siciliano) e lo Spino degli Iblei, un cane da pastore rustico e forte da sempre adibito alla difesa del gregge, ma capace di essere anche un valido cane da guardia e custode delle masserie.
Iscrizione Enci 2014-2024
- 2014: 26
- 2015: 25
- 2016: 26
- 2017: 82
- 2018: 93
- 2019: 89
- 2020: 150
- 2021: 81
- 2022: 51
- 2023: 51
- 2024: 46
Gli Iblei sono rilievi della Sicilia sudorientale localizzati tra le province di Ragusa, Siracusa e parzialmente anche di Catania. Qui la razza locale, lo Spino degli Iblei, è sempre stato un prezioso collaboratore per i pastori del territorio.
È difficile, a causa dell’ambiente chiuso e isolato in cui vivevano i pastori siciliani e delle scarse testimonianze, individuare il periodo in cui si possa davvero parlare di cane “spinu”. I primi riferimenti di un cane barbuto risalgono al 1653 grazie al naturalista siciliano Cirino e al suo disegno di un cane presentato come “Barbetta”.
La presenza dello Spino degli Iblei nell’Ottocento è confermata dai dipinti che ritraggono scene agro-pastorali della Sicilia sud-orientale: già allora questo cane aveva un profondo legame con quel territorio. Più recente, invece, è il recupero della razza, che comincia negli anni Novanta del secolo scorso e che si è concluso con il riconoscimento ufficiale l’8 marzo 2021, che ha fatto diventare lo Spino degli Iblei la 17° razza italiana.
Se è certo che Spino degli Iblei è il nome ufficiale della razza, è altrettanto certo che è conosciuto anche con altri nomi, a seconda della zona geografica: “Spinotto” nelle zone di Acate e Pedalino, “Spinusu” nella zona di Gela, mentre “Spinu” è il più usato in assoluto.
Effettivamente si era valutata l’ipotesi del nome “Spinoso” ma avrebbe potuto confondersi con lo Spinone, mentre “Spinotto”, oltre a essere una denominazione davvero poco diffusa, identifica soprattutto un cane di piccola taglia, praticamente uno Spino in miniatura, che le donne dei pastori vezzeggiavano e tenevano vicino alle abitazioni perché ottime sentinelle. Oggi anche nell’ambiente pastorale è diffuso e quasi esclusivamente usato il nome Spinu degli Iblei.
Un concentrato di qualità

La selezione dello Spino degli Iblei è sempre stata indirizzata alla guardia e alla difesa di greggi dai predatori (lupi, volpi e cani rinselvatichiti) e questo ha permesso di mantenere intatte le sue peculiarità caratteriali; è nato come cane da lavoro, per questo è un cane frugale, forte e robusto, molto rustico e senza grossi problemi di salute. Le femmine partoriscono facilmente e la mortalità dei cuccioli è quasi del tutto assente.
Intelligente e ubbidiente, lo Spino ha dalla sua una grande versatilità, dimostra una spiccata capacità di adattamento a qualsiasi nuovo ambiente ed è in grado di passare dall’intensa attività come cane da pastore alla vita più tranquilla in appartamento. In un contesto familiare è molto docile, ama i bambini di cui diventa un perfetto compagno di giochi, nonostante la mole. È un cane molto territoriale che sa difendere molto bene lo spazio affidato alla sua custodia. Quando il proprietario fa entrare qualcuno resta tranquillo rivelando il suo grande equilibrio, ma in sua assenza il suo istinto di guardiano viene fuori: si mostra capace di difendere i propri cari e i confini con coraggio e determinazione e pattuglia la proprietà senza sosta, in modo meticoloso e senza abbaiare inutilmente.
Lo Spino al lavoro
La Sicilia è, dopo la Sardegna, la regione con la maggior presenza di ovini e di caprini.
Nel territorio ibleo non è infrequente la presenza di greggi composti sia da capre sia da pecore, una caratteristica che richiede un cane da pastore un po’ particolare, perché capre e pecore hanno comportamenti diversi: le prime sono più indipendenti e meno inclini a restare in gruppo, spesso si arrampicano arrivando anche su terreni impervi e, di conseguenza, il cane da pastore deve essere sufficientemente agile per poter stare dietro senza problemi, ben sostenuto in questo da una forte ossatura che riduce l’incidenza di fratture agli arti.
Nelle mànnare lo Spino viene allevato e cresce insieme alle pecore con le quali vive praticamente in simbiosi, di giorno e anche la notte, abbandonando il gregge solo per pattugliare il territorio e difenderlo dai predatori.

Nella regione iblea non viene fatta la transumanza, gli animali all’alba sono portati nei pascoli circostanti dove fanno ritorno all’imbrunire e in questi spostamenti sono “scortati” dai cani più esperti che devono essere in grado di fronteggiare eventuali predatori (e anche i ladri di bestiame), mentre quelli più giovani restano a guardia della masseria.
Il fatto che l’areale di diffusione sia circoscritto al territorio ibleo ha fatto sì che la razza si mantenesse in purezza senza subire alcuna modifica nel corso dei secoli e a questo ha contribuito l’attitudine a fare branco tra di loro, tanto che c’è chi arriva a dire che una femmina (“spinusa”) in calore non si conceda a nessun cane esterno al branco, a meno che non sia un altro Spino!
Il suo corpo sembra fatto apposta per il lavoro per cui è stato selezionato: il suo pelo, forgiato dalle abbondanti piogge invernali e dal caldo torrido estivo, costituisce un’ottima protezione dalle patologie cutanee e dall’attacco di parassiti come pulci e zecche. Il pelo particolarmente folto sul posteriore gli permette di sedersi anche su terreni molto ispidi riducendo il rischio di subire l’attacco di corpi estranei vegetali come i forasacchi. La sua vista, abituata al forte sole siciliano, è molto acuta e gli occhi, protetti dal folto pelo, sono molto raramente colpiti dalle più comuni affezioni oculari. L’olfatto, infine, è ben sviluppato e gli consente di percepire l’odore dei predatori a grandi distanze.

Così lo vuole lo standard
Aspetto generale
Cane di mole medio-grande, con la conformazione di un mesomorfo robusto. Armonico, compatto e vigoroso, con ossatura spessa e forte. Sin dal primo sguardo deve dare l’idea di robustezza e rusticità, senza mai apparire tozzo. La lunghezza del corpo è appena maggiore dell’altezza al garrese, il dimorfismo sessuale è molto evidente.
Testa
La testa ha profili rettilinei, è larga e massiccia, in armonia col corpo, con linee superiori del cranio e del muso parallele o solo leggermente divergenti. Il cranio può apparire rotondeggiante per via della lunga parrucca. Lo stop rilevabile senza essere né sfuggente né eccessivamente marcato. Il muso più corto del cranio, si assottiglia solo leggermente verso il tartufo mantenendosi largo fino alla punta, quindi senza mai essere appuntito. La canna nasale è rettilinea. Il tartufo grosso, con narici ben aperte, ben pigmentato (ammessa una leggera decolorazione). Le labbra moderatamente spesse e serrate. I denti grandi, bianchi e sani con chiusura a forbice (tollerata la chiusura a tenaglia).
Gli occhi sono di forma ovaleggiante, in posizione sub-frontale, non grandi in rapporto al volume della testa. L’iride varia dall’ocra chiaro al nocciola.
Le orecchie sono inserite al di sopra dell’arcata zigomatica, naturali e pendenti, terminano a V con la punta leggermente arrotondata e sono coperte di pelo lungo con le frange che superano abbondantemente il padiglione.
Collo
Di media lunghezza, forte e muscoloso, senza giogaia.
Corpo
Il tronco è compatto, il garrese leggermente rilevato rispetto al resto della linea dorsale, lungo e largo, il dorso largo, muscoloso e solido, la groppa ampia, muscolosa e leggermente inclinata, il torace disceso fin quasi a raggiungere i gomiti.
Coda
Grossa alla radice, va gradatamente affusolandosi verso la punta, raggiunge almeno la punta del garretto. In stazione è portata bassa a sciabola, in movimento è alzata a scimitarra anche oltre la linea dorsale, ma mai arrotolata sul dorso. È ben guarnita di pelo folto, senza frange.
Arti
Ben muscolosi e con ossatura molto forte. Visti frontalmente e da dietro sono dritti e paralleli, con piedi anteriori di forma rotondeggiante, più ovaleggianti i posteriori, con dita serrate tra loro, unghie forti e suole spesse.
Movimento
Passo sciolto e fluido, l’andatura naturale è il trotto con dorso fermo e la testa quasi sul prolungamento della linea dorsale.
Pelle
Di medio spessore, aderente al corpo in ogni sua regione.
Pelo
Il pelo di copertura è di buon spessore, arruffato, da poco a molto ondulato senza mai essere riccio, con sottopelo folto. Il pelo è abbondante sia sulla testa sia sul corpo. Sul cranio forma una folta parrucca e ricche sopracciglia, sul muso baffi e barba. Gli arti sono ricoperti di pelo lungo sia nella faccia anteriore che posteriore. La lunghezza massima del pelo è raggiunta sul dorso.
Colore
Bianco-nero, bianco-fulvo (in tutte le gradazioni), bianco. I cani bianco-grigi sono considerati bianco-neri, il fulvo carbonato è tollerato. Non sono ammessi i mantelli tricolore o tigrati.
Taglia e peso
- Maschi: altezza al garrese da 62 a 70 cm (ideale 66), peso da 40 a 50 kg
- Femmine: altezza da 57 a 65 cm (ideale 61), peso da 32 a 42 kg
A colloquio con il presidente del club
Con Gianni Vullo, esperto giudice, allevatore, presidente del Club di razza e autore del testo monografico Obiettivo Zootecnico sullo Spino degli Iblei, abbiamo fatto il punto sulla razza che sicuramente sta incontrando un numero crescente di estimatori.

Dal 2014 al 2024 sono stati registrati ai libri genealogici 720 esemplari, come valuta questa cifra?
«Molto soddisfacente in considerazione che il numero si riferisce ai soli soggetti iscritti al ROI e al RSR, escludendo pertanto alcune centinaia di soggetti che sono rimasti al RSA e mai passati, per noncuranza dei proprietari, ai Registri definitivi».
Com’è la diffusione della razza al di fuori della regione?
«La diffusione della razza è spalmata su tutto il territorio nazionale italiano, ma ci sono esemplari in altri Paesi europei, come Francia e Finlandia, e anche negli Stati Uniti».
Lei ha partecipato fin dall’inizio al recupero della razza cominciato nel 1991, si può affermare che la razza è stata totalmente recuperata?
«Senz’altro! Abbiamo mantenuto parallele le 8 linee di sangue richieste dalla FCI quindi non c’è alcun rischio di consanguineità per gli accoppiamenti degli anni futuri».
Considera lo Spino esclusivamente un cane da pastore o può avere altre attitudini?
«È stato impiegato, e lo è ancora, nella Pet Therapy. È un cane gestibilissimo anche nell’ambiente urbanizzato in quanto equilibratissimo, mai mordace senza provocazione e ubbidiente. Coi bambini, poi, è fantastico».
Il test Cae è ancora un buon esame per valutare la razza dal punto di vista caratteriale?
«È richiesto obbligatoriamente per adibire uno Spino alla riproduzione, ritengo sia il minimo esame per appurare che il cane sia sereno ed equilibrato».
Come procede il progetto ripopolamento nelle aziende agricole?
«Il ripopolamento prosegue concedendo cuccioli ai pastori che ne facciano richiesta. Quindi non è un vero e proprio progetto come attuato qualche anno fa, ma una cortesia dovuta a quell’ambiente che ci ha permesso nei primi anni di prelevare soggetti dalla pastorizia».
IL CLUB
Club del Pastore Siciliano
Sito web: www.pastoresiciliano.it
Email: info@pastoresiciliano.it
Sostieni Dogsportal.it con una donazione
Dogsportal.it è un progetto editoriale totalmente indipendente.
Non ospitiamo pubblicità invasive, pay per click o pop-up. La nostra linea editoriale non è condizionata da sponsor o enti esterni.
Se trovi utili i nostri articoli, puoi contribuire con una donazione libera. Anche un piccolo gesto fa la differenza per continuare a garantire contenuti seri e accessibili per tutti.
Grazie per essere parte della community di Dogsportal.it 🙏





