Un cane uccide un alpaca: riflessione sulla responsabilità nella gestione dei cani
Una tragedia evitabile che deve farci riflettere
Fine settembre, Milano. Nel verde del Bosco in Città, Tito, un giovane alpaca di due anni e mezzo, è stato aggredito e ucciso da un cane lasciato libero, senza guinzaglio. L’episodio, raccontato dall’avvocato Filippo Portoghese, esperto in diritto e benessere animale, riguarda una passeggiata organizzata dal centro di educazione ambientale L’Anello di Re Salomone nell’ambito di un progetto di interventi assistiti con animali (IAA).
Accanto a Tito c’erano altri due alpaca, Sissi e Toffee, e la piccola Elsa, figlia di Toffee, che fortunatamente sono sopravvissuti all’attacco. Tito invece non ce l’ha fatta: è morto a causa delle gravi ferite riportate.
Chi ha visto la scena racconta di momenti di panico: il cane, un meticcio di taglia media, ha raggiunto il gruppo in pochi secondi, aggredendo gli alpaca prima che il proprietario riuscisse a intervenire. L’animale era libero, privo di guinzaglio, in un’area pubblica dove le regole parlano chiaro: i cani devono essere sempre condotti al guinzaglio.
Non è un “incidente”, è una responsabilità
La morte di Tito non è un tragico imprevisto. È la conseguenza diretta di una scelta irresponsabile: quella di lasciare un cane libero in un contesto dove la legge — e il buon senso — impongono il guinzaglio.
La normativa italiana (Ordinanza del Ministero della Salute del 6 agosto 2013, tuttora in vigore) è chiara:
“Il proprietario di un cane è sempre responsabile del benessere, del controllo e della conduzione dell’animale.”
Il guinzaglio non è una limitazione, ma uno strumento di tutela. Serve a proteggere il cane stesso, le persone e gli altri animali. E, come in questo caso, può evitare tragedie.
Quando l’ignoranza diventa pericolo
Lasciare un cane libero “perché tanto è buono” è una delle giustificazioni più frequenti e, purtroppo, più pericolose. Anche il cane più equilibrato può reagire in modo imprevedibile davanti a un animale inconsueto, come un alpaca.
Molti proprietari non conoscono o sottovalutano i comportamenti predatori del cane: un riflesso istintivo che può scatenarsi anche senza intenzione di fare del male. Ma il risultato, come abbiamo visto, può essere devastante.
Educare alla gestione consapevole del cane è quindi una questione non solo di sicurezza, ma anche di civiltà. Il rispetto delle regole è un dovere verso la comunità e verso gli animali stessi.
Una ferita che resta
Per chi lavora con gli animali negli interventi assistiti, la perdita di Tito è una ferita profonda. Gli alpaca del centro L’Anello di Re Salomone sono animali dolci, timorosi e delicati, capaci — come ha raccontato il personale — “di regalare emozioni che restano scolpite nell’anima”.
Da giugno 2024, una nota del Ministero della Salute ne ha ufficializzato l’uso nelle attività assistite, riconoscendo il loro valore terapeutico e relazionale.
Tito era uno di loro. Un animale giovane, curioso, parte di un progetto educativo dedicato ai più piccoli. La sua morte non riguarda solo il mondo degli animali, ma tutti noi.
Cosa imparare da questa storia
Questo episodio ci impone una riflessione: possedere un cane significa assumersi una responsabilità totale.
Non basta amarlo, bisogna conoscerlo, comprenderlo e gestirlo con consapevolezza. L’educazione cinofila, la conoscenza delle regole e il rispetto degli altri animali sono parte integrante di un corretto rapporto uomo-cane.
A tutti i lettori di Dogsportal.it vogliamo ricordare che il guinzaglio non è una punizione, ma un atto di rispetto verso il proprio cane e verso chi ci circonda. Tito non doveva morire. Ma la sua storia può, e deve, insegnarci qualcosa.
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