I cani da guardiania sono la salvezza dell’allevamento e anche dei lupi ne parliamo con Almo Nature.
L’importanza dei cani da guardiania nella protezione del bestiame e della biodiversità
Il Parco delle Foreste Casentinesi, che si estende per quasi 37mila ettari sull’Appennino tosco-romagnolo, è il teatro, selvaggio e splendido, di una rappresentazione di immenso valore per la biodiversità italiana ed europea. Il titolo della piece potrebbe essere, a buon diritto, “Zero predazioni grazie ai cani da difesa del bestiame”

Sì, avete letto bene: zero o quasi (vedi grafico sotto) è il numero degli animali d’allevamento uccisi dai lupi tra tutti gli animali allevati nelle sette aziende agricole incluse nel progetto “Il cane da guardiania nel Parco delle Foreste Casentinesi”, avviato nel 2017 dall’Ente Parco in collaborazione con Associazione difesAttiva (formata da allevatori che utilizzano strumenti di prevenzione come cani da guardiania e altre misure di protezione del bestiame) e con la Fondazione Capellino, ente senza scopo di lucro che, in estrema sintesi, gestisce il 100% degli utili netti di Almo Nature destinandoli a progetti di salvaguardia della biodiversità e alla lotta contro il cambiamento climatico.

Il progetto “cani da guardiania”.
Tra i progetti che a noi di Dogsportal.it interessano maggiormente c’è proprio quello di cui vi stiamo parlando.
Perché ci interessa?
Prima di tutto, perché dimostra una volta per tutte che il ruolo dei “grandi guardiani del bestiame”, cioè i cani che da millenni vengono selezionati per proteggere gli animali d’allevamento dai predatori, è cruciale oggi così come all’alba della civiltà umana.
Senza questi cani dalle doti eccezionali, infatti, la sopravvivenza prima e la prosperità poi di interi popoli sarebbero state messe in serio pericolo, poiché la protezione dai predatori è efficace solo ricorrendo a questi preziosissimi alleati, gli unici dotati di sensi, coraggio, forza fisica e psicologica, intelligenza e combattività all’altezza del compito.
Il secondo punto di grande interesse è che grazie a questo progetto è stato dimostrato sul campo ciò che da decenni etologi ed esperti della questione ripetono, inascoltati dai politici, e cioè che la salvaguardia del lupo passa esattamente attraverso il medesimo percorso che porta alla salvaguardia dell’allevamento tradizionale.
Un percorso presidiato e tracciato sempre dagli stessi protagonisti: i cani da difesa del bestiame.

I vantaggi sono evidenti
L’utilizzo dei cani da guardiania, correttamente selezionati e correttamente inseriti nell’ambito pastorale con il supporto di esperti, è la scelta ideale per garantire la coesistenza con il lupo perché:
− i lupi apprendono in fretta che predare il bestiame protetto da questi formidabili custodi è molto rischioso, quindi riconducono le loro mire alle prede naturali di sempre, gli ungulati come cinghiali, caprioli eccetera, svolgendo così appieno il ruolo che l’evoluzione ha assegnato loro, quello dei bioregolatori (vergognosamente assegnato di recente dall’inqualificabile ministro Lollobrigida ad agricoltori e cacciatori, ovviamente per interesse elettorale)
− gli allevatori riscoprono la tranquillità riguardo le predazioni, non vengono danneggiati economicamente (i risarcimenti per predazione hanno spesso iter e tempi lunghi) e quindi non diventano fonte di consenso per le lobby economiche legate alla caccia, che dall’abbattimento dei lupi sperano, presto o tardi, di ricavare ulteriore guadagno e ancora maggiore influenza politica, con tutti i guai che ne derivano per gli animali e l’ambiente
− il territorio ne beneficia perché il contenimento naturale degli ungulati va a tutto vantaggio dell’agricoltura, della flora selvatica, dell’equilibrio ambientale e delle stesse specie predate, poiché la selezione naturale conduce a un miglioramento generale del loro stato di salute.
Il ruolo chiave della Fondazione Capellino
Tutto quadra, quindi? No.
C’è un dettaglio che non può essere trascurato: i cani da guardiania costano.
Costa acquistarli e costa soprattutto nutrirli correttamente perché possano essere in salute e in forma così da svolgere il loro compito al meglio per diversi anni senza pesare sulle tasche dei pastori.
Ed è qui che entra in gioco Almo Nature tramite la sua controllante, la Fondazione Capellino: i trenta cani da protezione del bestiame in servizio nelle sette aziende agricole del Parco vengono nutriti dal 2017 con il mangime che Almo Nature fornisce gratuitamente all’Ente Parco, che provvede poi alla distribuzione.
Questo importante impegno si è tradotto, finora, nella fornitura di 34 tonnellate di alimenti Almo Nature, corrispondenti a oltre 130mila pasti distribuiti su 70mila giorni di fabbisogno per i cani da guardiania.
In termini economici, si tratta di un investimento pari alla bellezza di 115mila euro.
A fondo perduto?
Se valutiamo il ritorno economico sì, ma il focus della Fondazione Capellino è un altro, molto più importante: «Restituire alla natura ciò che le abbiamo tolto», per dirla con le efficaci parole di Pier Giovanni Capellino, che insieme al fratello Lorenzo è il fondatore di Almo Nature e co-artefice della sua trasformazione nel “braccio economico” della Fondazione Capellino.
La Reintegration Economy
La Fondazione e Almo Nature hanno avviato un processo economico di grandissima importanza per tutti noi, cinofili e non.
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Stiamo parlando della Reintegration Economy, un concetto rivoluzionario che prevede, come accennato, di reinvestire la maggior quota possibile di utili di un’azienda, Almo Nature in questo caso, nel bene comune, identificato in questi ambiti di intervento della Fondazione: conservazione e ripristino degli habitat naturali, cambiamento climatico e riscaldamento globale, agricoltura rigenerativa, impatto delle attività umane sulla biodiversità, promozione della Reintegration Economy stessa e recupero degli edifici storici.
In concreto, per noi cinofili (e idem per i gattofili) significa che scegliendo Almo Nature per nutrire i nostri fratelli con la coda abbiamo la certezza che, tolta la quota destinata a coprire i costi di produzione e gli stipendi dei lavoratori di Almo, il totale dell’utile netto andrà finanziare progetti come quello dei cani da guardiania che abbiamo descritto.
Si tratta di un nostro spot a favore di Almo Nature?
No, non siamo sponsorizzati da loro (anche se non ci dispiacerebbe affatto, ovviamente).
Riteniamo però che la scelta compiuta da questa importante azienda italiana meriti assolutamente spazio, perché siamo in una situazione paradossale: l’ambiente, gli animali, noi stessi, tutto è in pericolo e la politica, non solo italiana, cosa fa?
Nega l’evidenza, frena una pur timida transizione ecologica e addirittura individua negli animali selvatici (al momento nutrie, istrici, volpi e lupi) i capri espiatori di problemi che invece sono tutta farina, tossica, del nostro sacco.
Il lupo e i politici
Il lupo è un caso emblematico. Scampato all’estinzione grazie a una politica di protezione elevata durata mezzo secolo, ha finalmente ricolonizzato l’Italia e parte dell’Europa, dove avrebbe il compito di regolare le popolazioni di erbivori e anche di grandi roditori, come da progetto originario dell’evoluzione.

Ma le sue inevitabili predazioni sul bestiame da reddito non protetto lo hanno rapidamente messo di nuovo nel mirino, non solo metaforico, di un’Europa miope e crudele, che non sa fare altro che proporre abbattimenti, peraltro notoriamente dannosi poiché in genere sono i capifamiglia dei branchi a essere uccisi e il resto del gruppo si disperde, andando a creare nuovi branchi.
Avviene la stessa identica cosa con i cinghiali, tra l’altro…
Ma i politici che decidono e che hanno appena ridotto il livello di protezione del lupo lo sanno?
Quasi sempre sì, visto che gli esperti lo ripetono da anni. Ma devono accontentare una fetta dei loro elettori, più miopi e ipocriti che mai, quindi non ascoltano chi sa ma chi li vota… Di fronte a risultati eccezionali come quelli del progetto dei cani da guardiania nelle Foreste Casentinesi, però, che ha portato in breve tempo ad azzerare le predazioni sul bestiame da parte dei tanti branchi di lupi presenti in zona, i detrattori, i lobbisti dell’industria della caccia e gli ipocriti politicanti foraggiati dalle associazioni di cacciatori e allevatori possono solo tacere e prendere atto.
Il colpevole silenzio dei media mainstream
Il problema è che di questo progetto formidabile e dei tanti altri a esso affini che Fondazione Capellino e Almo Nature stanno portando avanti in Italia, Francia, Austria e Slovenia, al fine di preservare il lupo attraverso la protezione del bestiame, praticamente non si parla.
E questa è una grave responsabilità dei media mainstream, forse non casuale, considerando che spesso fanno capo a precisi gruppi di interesse politico ed economico.
Abbiamo deciso quindi di parlarne noi, forti di un pubblico che tra blog e altri social supera i 2 milioni di lettori all’anno.
E di cose da raccontare interessanti per noi cinofili ce ne sono, poiché tra i progetti in corso finanziati dalla Fondazione Capellino c’è, per esempio, quello dedicato alla formazione dei cani antiveleno operativi sulle Alpi: dal loro successo dipende la vita di tantissimi animali, compresi altri cani, potenziali vittime di criminali senza scrupoli che disperdono esche avvelenate sui monti per uccidere i lupi e anche gli orsi.
Restate in contatto, quindi.
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