“Essere cane per un giorno”: vivere il cane sulla propria pelle
Nel format esperienziale ideato da Christian Furia, proprietari, volontari e professionisti sperimentano in prima persona comunicazione, limiti e libertà del cane, imparando a leggere segnali e parole con uno sguardo nuovo, vivendo il cane sulla propria pelle.
«Entrare nel mondo del cane significa sospendere le categorie umane e mettersi davvero in ascolto», spiega l’educatore cinofilo Christian Furia parlando di Essere cane per un giorno, il format innovativo che ha ideato e che sta portando in giro per l’Italia, con un notevole riscontro.
Questo approccio consente di vivere il cane sulla propria pelle e di acquisire una comprensione profonda delle loro necessità e desideri.
Si tratta di un’esperienza ideata per aiutare le persone a comprendere la comunicazione e le emozioni dei cani mettendosi, per quanto possibile, nei loro panni.
«Non è un seminario tecnico né un corso con esercizi prestabiliti ma un percorso esperienziale che cambia ogni volta in base al contesto, ai cani e alle persone presenti», spiega Christian, «ed ecco perché è possibile rifarlo trovando sempre nuovi spunti».

Attraverso simulazioni sensoriali, esempi pratici e riflessioni sulla relazione, i partecipanti scoprono cosa significhi davvero leggere e rispettare i segnali del cane, abbandonando pregiudizi e automatismi. «Non è un gioco di ruolo» chiarisce Christian, «ma è un modo per far capire quanto spesso comunichiamo male con un’altra specie solo perché vogliamo che usi il nostro linguaggio».
Il lavoro parte dalla composizione attenta dei gruppi. Dice Christian: «Raccolgo informazioni sui cani e dedico molta attenzione ad armonizzare il gruppo. Non voglio che la situazione diventi troppo confusa: i cani devono fare esperienze con i loro umani ma senza essere sottoposti a richieste invasive».
La premessa è condividere basi minime comuni tra i conduttori: «Domando se sappiano quali sono i sensi del cane, quanti recettori usa davvero. Se non ci sono competenze condivise su questo, spendo sempre i primi venti minuti per allinearci».

Anche la percezione sensoriale viene riportata alla realtà etologica: «Qualcuno ha scritto sui social che “metto gli occhi dei cani alle persone”. Sarebbe bello ma non posso farlo: il cane ha un campo visivo diverso, circa 240°, l’essere umano 180°. Quello che posso fare è farti provare, invece, cosa succede quando una mano sconosciuta cala sulla tua testa, per esempio».
Un aspetto centrale del format riguarda la libertà di espressione del cane. Christian insiste spesso su quanto gli umani temano ancora comportamenti perfettamente naturali. «C’è ancora tanta paura del ringhio e dell’uso della bocca», racconta, «eppure la bocca per il cane è uno strumento fondamentale. Anche il ringhio è prezioso, è una forma di comunicazione. Non è raro», prosegue, «che anche professionisti del settore intervengano per “correggere” un ringhio, confondendo l’espressione di un disagio con un atto di sfida. «In quei momenti faccio notare che i cani stanno comunicando. Come si esprime un cane per dire “basta”? Se io a te dico “no, grazie”, sto semplicemente ponendo un limite. Il cane fa lo stesso».
Christian lavora spesso creando parallelismi diretti tra la comunicazione umana e quella canina, non perché siano uguali ma perché è un modo efficace per favorire la comprensione. «Faccio sperimentare alle persone cosa provano se le guardo fisso negli occhi e mi avvicino in modo deciso. Subito sentono disagio. E allora chiedo: se succedesse in strada, come reagiresti? Ti preoccuperesti, no? Lo stesso vale per i cani».
La chiave, secondo Christian, è ribaltare la prospettiva: «Noi dobbiamo essere di supporto ai cani, non inibirli perché comunicano con il loro linguaggio».
Il cuore di Essere cane per un giorno sta proprio qui: nel far vivere ai proprietari esperienze concrete per comprendere cosa prova un cane. «A volte faccio ringhiare le persone: è un modo per fargli capire quanto diamo un peso eccessivo alla voce. Noi comunichiamo a parole ma il cane non parla. Eppure crediamo di sapere interpretare tutto, come se parlasse la nostra lingua. Dobbiamo imparare a leggere i segnali per quello che sono e a non “tradurli” nel nostro modo di pensare e di giudicare: i cani non sono esseri umani». Per fortuna, viene da dire.

Nel dialogo con i proprietari, Christian affronta anche un altro tabù: quello degli strumenti. «Io non sopporto più le guerre tra professionisti sui social» dice. «Si continua a discutere di collari, pettorine, coercizione. Ma la realtà è che in certi contesti bisogna saper gestire un cane traumatizzato senza pregiudizi. Se lavoro in un rifugio con cani che hanno subito maltrattamenti gravi, con ferite o cicatrici da sigarette spente sulla pelle, spesso non posso mettergli subito una pettorina: mi morderebbero per paura. In quel caso devo usare un’asta o uno scorrimento per portarli fuori e permettergli di scoprire che esiste un mondo diverso, dove nessuno li maltratta. Ma questo non fa di me un sostenitore del metodo coercitivo».
Un altro problema, secondo Christian, nasce proprio da un uso errato delle parole. Per esempio, la parola “scappa”: «Quanto spesso diciamo che il cane “scappa” mentre in realtà si allontana semplicemente per poi tornare? Se vivo con un cane e ho un buon rapporto con lui, che motivo ha per scappare? Ma di certo può decidere di spostarsi per investigare qualcosa, per esempio, il che fa parte dei comportamenti naturali dei cani, comportamenti da gestire ovviamente. Ma dovremmo imparare a usare le parole in modo più preciso: non “scappa” ma “ si allontana”, che sono due cose diverse con un significato sotteso molto differente».
In sostanza, il linguaggio può essere anche una trappola in cinofilia. «Negli ultimi tempi è diventato di moda parlare di “reattività”, come anni fa si faceva con la “dominanza”. Ma se non capisci cosa significa davvero, stai solo ripetendo parole vuote».
Per sintetizzare, il problema di fondo per Christian è che molti danno per scontato di “sapere”: «C’è chi pensa di conoscere il cane solo perché ne ha sempre avuti. Ma conoscere davvero significa osservare, ascoltare e anche accettare di non capire tutto. E questo è il primo passo per una relazione autentica».
In un modulo recente ha posto i partecipanti in condizioni sensoriali diverse: «Li ho divisi in gruppi: ad alcuni ho tappato la bocca, ad altri le orecchie, ad altri ho bendato gli occhi. Parlavo di empatia: se non hai vissuto certe esperienze, non puoi sapere “com’è” ma puoi avvicinarti, capirne il peso».
Il riscontro c’è: «Una veterinaria dopo aver partecipato al format ha scritto che “tutti i proprietari dovrebbero fare Essere cane per un giorno”. Mi ha fatto piacere leggerlo, ovviamente».
A proposito di testimonianze sul format di Christian Furia, ne abbiamo raccolte un paio anche noi. E sono interessanti.
Racconta per esempio Chiara Ferrari: «Ho partecipato a Essere cane per un giorno nel canile dove faccio volontariato ed è stato davvero molto interessante. Mi ha aperto gli occhi su cose che prima non notavo o a cui non davo importanza e lo consiglierei a tutti: volontari, adottanti e chiunque un domani pensi di prendere un cane. Questa esperienza mi ha anche fatto decidere di intraprendere il percorso di formazione come educatrice cinofila».
Per Alessia Cocchi, anche lei volontaria, il format di Christian «è un’esperienza eccezionale, che consiglio a tutti per iniziare a conoscere meglio il cane, anche il proprio. Con questa esperienza ho capito anche quali sono le priorità sensoriali dei cani rispetto alle nostre, per esempio, e mi sono emozionata nell’osservare e capire i sistemi di comunicazione intraspecifici, grazie alle “letture” incredibilmente precise di Christian».
Diciamo che a questo punto la curiosità ci solletica non poco. Speriamo di avere presto l’occasione di essere anche noi “cani per un giorno” sotto la guida esperta di Christian Furia.
Dogsportal.it è libero grazie a te
Stai leggendo un contenuto gratuito e senza pubblicità invasiva. Produrre informazione cinofila di qualità ha un costo: ci aiuti a restare indipendenti con una piccola donazione?
Articolo in collaborazione con Christian Furia. Partner di Dogsportal.
Sostieni Dogsportal.it con una donazione
Dogsportal.it è un progetto editoriale totalmente indipendente.
Non ospitiamo pubblicità invasive, pay per click o pop-up. La nostra linea editoriale non è condizionata da sponsor o enti esterni.
Se trovi utili i nostri articoli, puoi contribuire con una donazione libera. Anche un piccolo gesto fa la differenza per continuare a garantire contenuti seri e accessibili per tutti.
Grazie per essere parte della community di Dogsportal.it 🙏


