Il cucciolo cresciuto tra i lupi non ce l’ha fatta
Per circa quaranta giorni, in un’area della Macedonia Centrale, un cucciolo bianco di quattro mesi ha vissuto dentro una famiglia di lupi. Seguiva la lupa come fosse sua madre, giocava con i lupacchiotti, veniva accompagnato ai punti d’acqua; il maschio riproduttore era stato ripreso mentre gli portava ossa recuperate dalla carcassa di un vitello. A documentare tutto era il gruppo di ricerca Golden Jackal Canis aureus and Wolf Canis lupus in Greece, coordinato da Theodoros Kominos, dottore di ricerca in Zoologia all’Università Aristotele di Salonicco, che monitora l’aggregato familiare da circa un anno con droni, standosene a due chilometri di distanza per non alterare i comportamenti.
Il 6 agosto quella storia si è chiusa. Sei giorni prima il cucciolo stava bene, si muoveva normalmente con il branco e seguiva la lupa a caccia di topi e cavallette. Tre giorni prima l’immagine era ribaltata: visibilmente prostrato, diarrea intensa, quasi nessuna intenzione di muoversi. Si è isolato in un punto della zona, ed è lì che è stato trovato morto. Kominos, parlando a protothema.gr, ha indicato come causa più probabile un grave problema gastrointestinale, che potrebbe essere ricondotto a un’infezione parassitaria, a una contaminazione batterica o all’ingestione di cibo alterato. Senza esami, ha precisato, ogni ipotesi resta tale.
Perché nessuno lo ha salvato
La domanda ha attraversato tutta la Grecia nel giro di poche ore, ed è la ragione per cui questa vicenda vale una notizia e non una cartolina. Kominos ha risposto che come ricercatore di fauna selvatica ha il dovere di mantenere la distanza scientifica e di non interferire con l’evoluzione naturale dei fatti, e che non poteva mandare un veterinario in un luogo dove vive un branco di lupi. Alla domanda se valesse la pena mettere a rischio un’intera famiglia di lupi per recuperare un cane, la sua risposta è stata un no secco. Anche il corpo non è stato raccolto: la decomposizione era già iniziata e avvicinarsi avrebbe significato disturbare inutilmente la tana.
Il ricercatore non ha nascosto il dispiacere personale, ha raccontato di essersi rattristato molto vedendolo in quelle condizioni e ancora di più trovandolo morto, non per la perdita del dato scientifico ma perché nel periodo precedente lo aveva visto sereno. Non è bastato. Nelle ore successive all’annuncio la pagina è stata sommersa di commenti ostili; il gruppo ha denunciato quello che ha definito un teppismo estremo, ha ritirato il materiale audiovisivo sulla convivenza e sulla morte, e Kominos ha lasciato aperta l’ipotesi di chiudere del tutto la pagina. Come riporta eReportaz, la vicenda si è quindi rovesciata contro chi l’aveva resa pubblica.
Il dato che nessuno ha commentato
C’è un elemento, nelle dichiarazioni a protothema.gr, che meriterebbe più attenzione di tutto il resto. Dei sei lupacchiotti nati quest’anno da quella lupa, risulta sopravvissuto con certezza soltanto uno: uno è stato investito da un’auto, due sono stati trovati morti, due sono scomparsi senza che si sia potuto ricostruire cosa sia accaduto. Secondo Kominos è la prima volta in tre anni che questa famiglia perde quasi tutti i piccoli, e discutendone con i colleghi dell’università è stata presa in considerazione anche l’ipotesi che il cucciolo, o altri cani presenti nell’area, possano aver veicolato una malattia. Resta un’ipotesi da verificare, non una causa accertata, ma indica un problema reale e ampiamente documentato in ecologia, cioè la trasmissione di patogeni dai cani domestici e vaganti alla fauna selvatica.
Il punto di vista di Dogsportal
La storia è stata raccontata ovunque come una favola, e quando la favola è finita male qualcuno ha cercato un colpevole. Il colpevole più comodo era il ricercatore che guardava senza intervenire, che è esattamente il ruolo che gli compete. Quello meno comodo è che quel cucciolo era, con ogni probabilità, un cane vagante in una zona dove si abbandonano carcasse di bestiame e dove i cani senza riferimenti umani si muovono liberi. Non è finito tra i lupi per magia: ci è finito perché nessuno se ne stava occupando prima.
L’indignazione si è concentrata sulle ultime settantadue ore di quella vita, quando ormai non c’era più margine, e ha ignorato i quattro mesi precedenti, quando ce n’era eccome. È un meccanismo che conosciamo bene anche in Italia, dove ci si mobilita per il singolo caso mediatico e si resta indifferenti davanti al [LINK: https://www.dogsportal.it/contro-labbandono-non-serve-una-campagna-serve-una-strategia/]randagismo strutturale che quel caso lo produce. Il risultato, in Grecia, è che un gruppo di ricerca che stava documentando un comportamento rarissimo ha tolto il materiale dalla rete e valuta se smettere di comunicare. Perdiamo tutti qualcosa, e nessun cucciolo ci ha guadagnato niente.
Fonte: protothema.gr, Ta Nea, eReportaz
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