Tsunami, il border collie che cerca la vita sotto le macerie del Venezuela
C’è un punto, nelle operazioni di soccorso dopo un terremoto, in cui la tecnologia si ferma. I sensori termici perdono il segnale tra il cemento ancora caldo, le telecamere endoscopiche arrivano solo dove il varco lo consente, le squadre umane scavano alla cieca contro il tempo. È lì, in quel margine in cui gli strumenti non bastano più, che entra in scena un naso. In Venezuela, nei giorni successivi ai due violenti terremoti che hanno devastato Caracas, La Guaira e altre regioni del Paese, quel naso ha un nome: Tsunami.
Tsunami è un border collie dagli occhi bicolore che lavora insieme al suo conduttore, il soccorritore Jorge Beens, all’interno del Centro di formazione delle unità cinofile d’intervento nei disastri (K-SAR ECID). Le immagini che hanno fatto il giro del mondo lo ritraggono mentre avanza tra polvere, ferri contorti e blocchi di cemento, il corpo basso, la testa che lavora l’aria alla ricerca di una traccia. L’intervento più raccontato è avvenuto nel complesso residenziale Residencias Rita, a Caracas, dove il cane si è bloccato di colpo segnalando la presenza di qualcuno sotto le rovine. In quel punto i soccorritori hanno scavato a lungo, fino a estrarre vivo un uomo di circa sessant’anni.
La parte che commuove, però, non è solo quella del salvataggio. È quello che c’era prima.
Da vittima a soccorritore

Tsunami non nasce eroe. Quando era ancora un cucciolo venne trovato in condizioni gravissime, dopo aver subito maltrattamenti ed essere stato abbandonato. A raccoglierlo fu l’associazione animalista venezuelana Aproa (Asociación Pro Defensa de los Animales), che gli fornì le prime cure e intuì da subito il suo potenziale. Fu poi la soccorritrice Anita Vidal a riconoscere in quel cane qualcosa che valeva la pena coltivare, e ad affidarlo a Jorge Beens. Da quel momento è iniziato un percorso fatto di pazienza, addestramento strutturato e costruzione della fiducia, lo stesso percorso che ha trasformato una vulnerabilità in una competenza salvavita.
È un dettaglio che vale più di mille campagne: lo stesso animale che gli esseri umani avevano scartato e ferito è oggi quello che restituisce vite a quegli stessi esseri umani. Non è un paradosso romantico, è la dimostrazione concreta di cosa diventa un cane quando smette di essere considerato un oggetto e viene riconosciuto per ciò che è, un soggetto con capacità, una storia e un legame.
A nove anni Tsunami porta sulle spalle un curriculum operativo importante. Aveva già partecipato alle missioni dopo il terremoto in Turchia e Siria del 2023 e alle operazioni per le frane di Las Tejerías ed El Castaño, nello stato di Aragua, entrando a far parte della Brigata Umanitaria Simón Bolívar. Secondo quanto raccontano i suoi colleghi, questa potrebbe essere una delle sue ultime grandi missioni prima del ritiro, l’ultimo capitolo di una carriera che ha attraversato confini e catastrofi.
Cosa fa davvero un cane da ricerca e soccorso
Qui vale la pena fermarsi sul lato cinofilo, perché la narrazione emotiva rischia di nascondere la sostanza tecnica. Un cane da ricerca su macerie non “fiuta e basta”, e soprattutto non agisce da solo. L’unità operativa non è il cane: è il binomio, la coppia indivisibile cane-conduttore. Lo si capisce bene osservando Tsunami e Beens, un duo collaudato in cui il conduttore parla poco, usa gesti brevi e premi al momento giusto, e in cui il cane, finita la segnalazione, torna indietro di un passo e cerca lo sguardo dell’umano, in attesa del “bravo” che è insieme conferma e via libera. Quell’intesa silenziosa è la vera tecnologia invisibile del soccorso.
Lo strumento di lavoro è l’olfatto, di una sensibilità incomparabile rispetto a qualsiasi strumentazione umana. Il corpo umano disperde costantemente cellule epidermiche, sudore, sostanze organiche, una miscela che compone un odore unico per ciascuna persona, e che un cane in buone condizioni ambientali sa identificare e discriminare anche a notevole distanza e profondità. Ma l’olfatto è solo il punto di partenza. Su un cumulo di macerie servono altre qualità: equilibrio emotivo per non andare in stress in un ambiente instabile e rumoroso, capacità di concentrazione, motivazione al gioco e alla ricerca, e una solidità caratteriale che si costruisce in anni di lavoro. Non a caso un cane impara a riconoscere il momento esatto in cui finisce la passeggiata e inizia il lavoro, ed è proprio in quella soglia che trova la sua concentrazione assoluta. Il motore di tutto, a sorpresa, è il gioco: la segnalazione di una persona è legata a un premio, un bocconcino, una pallina, una carezza, ed è quel premio a rendere il cane instancabile.
Vale la pena sfatare anche un mito, quello del “cane molecolare”. Come spiegano gli addestratori specializzati, è una definizione giornalistica e fuorviante: in questo senso tutti i cani sono molecolari. Esistono piuttosto specializzazioni diverse, dai cani da ricerca in superficie a quelli da macerie, fino al mantrailing che segue la traccia odorosa di una persona specifica. Tsunami appartiene alla famiglia dei cani da ricerca in scenari di catastrofe, la più drammatica e la più esposta, dove il cane lavora dove l’uomo non può ancora arrivare. C’è anche un fattore tempo che pochi conoscono: nelle prime settantadue ore il fiuto è uno strumento straordinariamente affidabile per individuare i vivi, poi, con il cambiare degli odori, il lavoro diventa progressivamente più difficile. Per questo ogni ora guadagnata, ogni segnalazione precisa, può fare la differenza tra una vita salvata e una persona perduta.
In Italia esiste una tradizione consolidata in questo campo, dalle Unità Cinofile Italiane da Soccorso, nate nel 1988, alle Unità Cinofile di Ricerca in Superficie del Soccorso Alpino, fino ai nuclei cinofili dei Vigili del Fuoco e alle numerose associazioni di Protezione Civile che addestrano binomi attivabili dalle Prefetture. Non esiste, peraltro, una sola razza “giusta” per questo lavoro: contano molto più la tempra, la motivazione e la stazza adeguata che il pedigree, ed è per questo che tra i cani da macerie si trovano pastori tedeschi e belgi, labrador e, appunto, border collie. Quest’ultimo, con la sua intelligenza e la sua instancabile etica del lavoro, è semplicemente uno dei profili che meglio si prestano.
Questa storia, del resto, è esattamente ciò che raccontiamo da sempre nella nostra rubrica Cani e società, lo spazio in cui diamo voce al valore concreto dei cani che affiancano l’essere umano, dalle attività assistite alla ricerca dei dispersi.
Una nota necessaria, anche di metodo
La popolarità improvvisa di Tsunami, a cui è dedicato anche un account Instagram con oltre ventunomila follower, ha portato con sé il rovescio della medaglia. Lo stesso Jorge Beens ha lanciato un avvertimento pubblico contro le raccolte fondi fraudolente che stanno usando l’immagine del cane: né il conduttore né le istituzioni ufficiali stanno chiedendo denaro a nome di Tsunami, e l’unico canale autorizzato per il sostegno è l’organizzazione Perros Extremos, che coordina le attività cinofile di soccorso. È un promemoria importante, perché nelle emergenze la commozione collettiva diventa terreno fertile per l’opportunismo, e proteggere una storia bella significa anche difenderla da chi la sfrutta.
Resta il punto di vista di Dogsportal su tutta questa vicenda, ed è duplice. Da un lato c’è il valore tecnico e civile delle unità cinofile da soccorso, professionalità troppo spesso ricordate solo nell’emergenza e dimenticate il resto dell’anno, quando andrebbero invece sostenute, finanziate e raccontate con continuità. Dall’altro c’è la lezione che attraversa tutta la biografia di Tsunami: un cane salvato dall’abbandono che oggi salva esseri umani non è una favola, è la prova di cosa siamo capaci di costruire quando scegliamo di vedere nel cane un compagno di squadra e non uno scarto. Sotto le macerie del Venezuela, quel naso continua a cercare la vita. Forse il senso di questa storia sta tutto nell’attimo sospeso tra un abbaio e un respiro.
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