Razze canine potenzialmente pericolose: uno sguardo all’Europa
Mentre in Italia esperti e politici temporeggiano,vi proponiamo un elenco non esaustivo di limiti e divieti presenti in altri paesi, per darvi un’idea di cosa accade oltre i nostri confini.
Bitten or struck by dog, morso o colpito da un cane. Questa è l’etichetta assegnata ai decessi causati da un attacco da parte di un cane dall’International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems e presente nei dati Eurostat analizzati da uno studio del 2020 (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0379073820304540 ) sulle aggressioni fatali avvenute in Europa dal 1995 al 2016. Nonostante i dati siano pochi e lacunosi, il numero di incidenti mortali ha mostrato una tendenza positiva preoccupante.
La ricerca dedica un paragrafo anche alle razze canine (e i loro incroci) maggiormente coinvolte in questi episodi: Terrier tipo bull (gruppo 3 della FCI, Federazione cinologica internazionale), tipo Mastino (gruppo 2 FCI), cani da slitta nordici, Spitz asiatici e affini (gruppo 5 FCI) e Cani da pastore originari della Germania, del gruppo 1.
La gestione delle razze potenzialmente pericolose è un problema che non si può più ignorare. Mentre in Italia esperti e politici temporeggiano, negli altri paesi — anche da molti anni — esistono leggi che cercando di regolare la proprietà di particolari razze e di responsabilizzare i proprietari. Vi proponiamo un elenco non esaustivo di limiti e divieti presenti in alcuni Stati europei, per darvi un’idea di cosa accade oltre i nostri confini.
Francia
In Francia (https://agriculture.gouv.fr/les-chiens-de-categorie-1-et-2-dits-chiens-dangereux ) la legge regola la proprietà di cani definiti “pericolosi” dividendoli prima di tutto in due categorie. La categoria 1, quella dei cani da combattimento, comprende tre tipi di cani:
- cani di tipo American Staffordshire terrier (ex Staffordshire terrier), chiamati anche “pitbull”;
- cani di tipo mastino, detti anche “boerbull”;
- cani di tipo Tosa.
Per “tipo” si intende cani assimilabili a una razza per caratteristiche morfologiche e non iscritti in un libro genealogico riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole e Alimentari.
La categoria 2 include i cani da guardia e da difesa ed è composta da 3 razze e un tipo:
- cani della razza American Staffordshire Terrier (ex Staffordshire Terrier);
- cani di razza Rottweiller;
- cani di tipo Rottweiller;
- cani di razza Tosa.
Dal 1° gennaio 2010, ogni proprietario di un cane di categoria 1 o 2 deve avere un permesso per il possesso. La consegna di questo documento al proprietario di un cane, classificato dal municipio del suo comune di residenza, è soggetta a tre condizioni:
- possedere un certificato attitudinale rilasciato da un formatore approvato dopo 7 ore di formazione sull’educazione e il comportamento del cane e sulla prevenzione degli infortuni;
- un cane di categoria 1 o 2 deve essere stato sottoposto a una valutazione comportamentale effettuata da un veterinario, iscritto in un elenco dipartimentale, tra 8 mesi e 1 anno di età. Se il cane ha meno di 8 mesi verrà rilasciato al proprietario un permesso di detenzione temporanea;
- avere documenti che permettano l’identificazione del cane e dimostrino la somministrazione della vaccinazione antirabbica, del certificato veterinario di sterilizzazione (solo per cani di categoria 1) e del certificato di assicurazione di responsabilità civile del titolare.
Questo implica l’obbligatorietà della registrazione di questi cani e di un’assicurazione.
Non sono autorizzati a detenere un cane di categoria 1 o 2 i minori, gli adulti sotto tutela (salvo autorizzazione del giudice tutelare), le persone condannate per reati penali o che hanno ricevuto sanzioni amministrative (con alcune eccezioni) e persone a cui è stato ritirato il diritto di possedere o detenere un cane.
Germania
In Germania (https://www.bussgeldkatalog.org/kampfhunde/ ) esistono elenchi di cani ritenuti pericolosi e soggetti a differenti normative sulla detenzione diversi a seconda degli Stati federali di appartenenza. I cani maggiormente citati nelle liste sono quelli da combattimento:
- Staffordshire Bull Terrier;
- American Staffordshire Terrier;
- American Pit Bull Terrier;
- Bull Terrier.
Sono compresi anche tutti gli incroci tra e con queste razze. Se si desidera detenere un cane appartenente a una delle razze precedentemente elencate, è necessario essere maggiorenni, possedere un certificato di buona condotta (un documento che fornisce informazioni quali eventuali precedenti condanne penali) comprovante il senso di responsabilità e affidabilità del proprietario, per alcuni cani è richiesto il superamento di un test di competenza e altri potrebbero dover superare un test per esaminare carattere o comportamento. In Germania tutti i cani devono essere coperti da assicurazione per la responsabilità civile.
Spagna
Nel Código de Protección y Bienestar Animal (https://www.boe.es/biblioteca_juridica/codigos/codigo.php?id=204&modo=2¬a=0 ), entrato in vigore nel settembre 2023, c’è spazio anche per la gestione dei cani potenzialmente pericolosi. Anche in questo caso sono indicate due categorie, i cani da combattimento e i cani da guardia e da difesa. Con questo nuovo codice la Spagna ha tentato di eliminare l’elenco delle razze presente nella precedente legge che segnalava:
- Pit Bull Terrier;
- Staffordshire Terrier;
- American Staffordshire Terrier;
- Rottweiler;
- Dogo Argentino;
- Fila Brasileiro;
- Tosa giapponese;
- Akita Inu.
Le nuove disposizioni indicano che un regolamento stabilirà un elenco delle tipologie di cani e della loro categoria e che i servizi veterinari ufficiali del Ministero competenti in materia determineranno, d’ufficio o su richiesta di una parte, se particolari cani debbano essere compresi in una di queste due categorie, indipendentemente dalla razza a cui appartengono.
Sulle strade e negli spazi pubblici, negli spazi comuni delle comunità di quartiere, i cani potenzialmente pericolosi devono essere tenuti al guinzaglio o legati, indossare la museruola ed essere sorvegliati da un maggiorenne. Una persona non può detenere più di un cane ritenuto pericoloso. Ai cani da combattimento è vietato l’accesso ai trasporti pubblici, ai luoghi pubblici, ai locali aperti al pubblico e loro permanenza in strutture collettive di comunità di quartiere, escluse le strade pubbliche. Il possesso di cani potenzialmente pericolosi deve essere ottenuto tramite una licenza amministrativa rilasciata dal Comune di residenza del proprietario, documento che non potrà essere concesso a:
- minori;
- persone condannate per reati di omicidio o tortura, contro la libertà o contro l’integrità morale, contro la libertà sessuale e la salute pubblica, di associazione con banda armata o trafficante di droga;
- persone sanzionate per violazioni riguardanti la detenzione di animali potenzialmente pericolosi;
- persone prive di certificato di idoneità psicologica;
- coloro che non dimostrano di aver formalizzato un’assicurazione di responsabilità civile per danni a terzi che potrebbero essere causati dai loro animali.
Per ottenere una licenza, inoltre, è necessario essere dotati dei seguenti requisiti, i quali devono essere mantenuti per tutta la vita dell’animale:
- identificazione dell’animale e certificato sanitario obbligatorio secondo la normativa,
- certificazione del vaccino antirabbica,
- certificato veterinario di sterilizzazione dell’animale per i cani maschi e femmine della categoria 1 (cani da combattimento).
Sono esentati dalla sterilizzazione solo gli esemplari appartenenti a persone fisiche o giuridiche debitamente autorizzate dal Ministero competenti in materia zootecnica che svolgono attività di selezione e riproduzione e i cani appartenenti alle Forze Armate, alle Forze di Sicurezza e ai Corpi del Corpo di Polizia di Stato e Locale, alle Dogane, ai servizi di pubblico soccorso e società di vigilanza privata autorizzate. È obbligatorio per chiunque possegga un cane, e non solo per quelli potenzialmente pericolosi, aver completato un corso di formazione per facilitare la corretta e responsabile proprietà dell’animale.
Danimarca
In Danimarca (https://en.foedevarestyrelsen.dk/animals/animal-welfare/danish-legislation-on-dogs ), nel 2014, è entrato in vigore il Danish act on dogs che regola le responsabilità dei proprietari di cani. La lista dei cani vietati contempla 13 razze e i possibili incroci. Le razze indicate sono:
- Pitbull Terrier;
- Tosa giapponese;
- American Staffordshire Terrier;
- Fila Brasileiro;
- Dogo Argentino;
- American Bulldog;
- Boerboel;
- Kangal;
- Cane da pastore dell’Asia centrale;
- Cane da pastore del Caucaso;
- Cane da pastore della Russia meridionale;
- Tornjak;
- Cane da pastore di Ciarplanina.
In caso di dubbi sull’appartenenza di un cane a una delle razze vietate, la polizia può chiedere al possessore di dimostrarla con qualsiasi metodologia, ad esempio pedigree o certificato relativo al cane o ai suoi genitori che ne provino la discendenza. Non è obbligatorio che queste certificazioni siano rilasciate da veterinari. Oltre al divieto delle 13 razze, nel 2014 sono state introdotte disposizioni relative alle aggressioni, secondo le quali la polizia è obbligata a sopprimere un cane se ha aggredito una persona o un altro cane.

Regno Unito
Nel Regno Unito, che non è parte dell’Europa politica ed economica, ma che è sicuramente parte dell’Europa geografica e culturale, è vietato (https://www.gov.uk/control-dog-public/banned-dogs ) essere proprietari, vendere, abbandonare, passare ad altri e far riprodurre le seguenti razze:
- Pit Bull Terrier;
- Tosa Giapponese;
- Dogo Argentino;
- Fila Brasileiro.
In Inghilterra e Galles il divieto è stato esteso agli XL Bully (https://www.dogsportal.it/nuove-leggi-sugli-american-bully-xl-in-inghilterra-e-galles-guida-dettagliata/ ).
L’appartenenza alla razza è valutata in base all’aspetto. Se si possiede un cane appartenente a una delle razze bandite, le forze dell’ordine possono trattenerlo anche in mancanza di comportamenti pericolosi o eventuali denunce, previo permesso del tribunale a seconda del luogo in cui si trova. In seguito, un esperto cinofilo della polizia o del comune valuterà il cane che, a questo punto, rilasciato o trattenuto mentre le forze dell’ordine richiedono l’intervento di un tribunale. Fino al pronunciamento del tribunale non è permesso al proprietario fare visita al suo cane. Se si rinuncia alla proprietà, il cane sarà soppresso senza l’azione del tribunale.
Se si ha un certificato di esenzione valido per il cane e quest’ultimo non ha assunto comportamenti pericolosi, si può continuare a detenere il cane, che comunque dovrà essere sterilizzato, essere dotato di microchip, indossare guinzaglio e museruola ogni volta che ci si trova in un luogo pubblico ed essere tenuto in un luogo sicuro. Inoltre, il proprietario dovrà stipulare un’assicurazione legata al possibile danno a persone da parte del cane, avere più di 16 anni, esibire il certificato di esenzione quando richiesto dalle forze dell’ordine (al momento o entro 5 giorni), dare notizia di un eventuale cambio di indirizzo o della morte del cane per l’aggiornamento dell’elenco ufficiale dei cani esenti.

E in Italia? Alcune indicazioni utili mentre aspettiamo un provvedimento
Come avrete letto in altri articoli e ascoltato nelle dirette di Dogsportal, la situazione italiana è poco chiara e frammentaria (https://www.dogsportal.it/patentino-per-cani-speciali-anche-a-roma-che-segue-lesempio-di-milano/ ).
Un’ordinanza del Ministero della Salute datata 6 agosto 2013 e definita “contingibile ed urgente” (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2013/09/06/13A07313/sg ) prescrive l’obbligo di guinzaglio e impone di avere con sé una museruola da usare in caso di necessità per tutti i cani. L’ordinanza, tuttavia, che dovrebbe avere validità per dodici mesi, da allora è prorogata di anno in anno, ed è tuttora in corso. In mancanza d’altro, alcune Regioni hanno provveduto a legiferare per conto loro, ma senza introdurre grosse novità. Infine, le compagnie assicurative che forniscono polizze per la responsabilità civile per i danni causati dai propri animali domestici, prevedono norme particolari in caso di razze pericolose, nello specifico: American Bulldog, American Staffordshire Terrier, Briard, Bull Terrier, Bullmastiff, Cane da montagna dei Pirenei, Dobermann, Dogo Argentino, Dogue de Bordeaux, Fila Brazileiro, Mastino napoletano, Pitt Bull, Rottweiler, Staffordshire Terrier, Tibetan Mastiff, Tosa Giapponese.
Ci sono, però, alcune informazioni dello studio citato nell’introduzione, che potrebbero essere utili per una ulteriore riflessione.
I dati Eurostat ci dicono che i soggetti che hanno subito attacchi mortali da parte di cani sono soprattutto bambini sotto i 10 anni e adulti sopra i 40 e che ci sono razze canine maggiormente coinvolte che vengono descritte come “cani tata” o cani adatti come compagni per bambini.
Alla luce di questo, gli autori dello studio concludono l’articolo con alcune considerazioni sui fattori di rischio: il gran numero di decessi tra i più piccoli dovrebbero essere quelli più facilmente prevenibili, incoraggiando i proprietari a non lasciare mai i bambini da soli con un cane potenzialmente pericoloso (e questo andrebbe fatto con tutte le razze e con i meticci, per la sicurezza di entrambe le parti coinvolte); la commercializzazione delle razze canine come “cani tata” dovrebbe essere vietata, perché non ci sono evidenze scientifiche a riguardo; i cani appartenenti a razze potenzialmente pericolose dovrebbero indossare la museruola in aree pubbliche e uscire solo al guinzaglio sotto la supervisione di detentori esperti.
Quasi delle regole di buon senso che, però, sono ancora insufficienti a colmare il vuoto culturale e legislativo del nostro paese.
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