Cani e società

Addio a Jino, l’incursore a quattro zampe del 9° Reggimento Col Moschin

Si è spento Jino, il cane K9 in forza al 9° Reggimento d’assalto paracadutisti Col Moschin, il reparto delle forze speciali dell’Esercito Italiano. A dargli l’ultimo saluto è stata l’Associazione Nazionale Incursori, che sui propri canali social ha pubblicato un messaggio di commiato accompagnato dall’immagine di Jino con indosso il giubbotto operativo e gli occhiali protettivi, tipici dei cani impiegati nelle operazioni speciali.

Nel testo diffuso dall’associazione, Jino viene descritto non semplicemente come un cane da lavoro, ma come un vero incursore a quattro zampe: un compagno di vita, uno scudo fedele e instancabile per il suo conduttore e per l’intera squadra. Un’immagine che restituisce bene cosa significhi il lavoro di questi animali, ben oltre l’idea comune di addestramento.

Chi conosce il mondo dei cani militari sa che tra il conduttore e il proprio cane non esiste un semplice rapporto di addestramento: si crea una simbiosi fatta di sguardi, respiri sincronizzati e fiducia reciproca costruita nel tempo e nelle situazioni più difficili. Jino, secondo il ricordo dell’associazione, ha affrontato polvere, fango e pericoli senza esitare, in un legame che i conduttori K9 conoscono profondamente e che difficilmente si riesce a spiegare a parole.

Il messaggio si chiude con un pensiero rivolto al conduttore, che oggi vive il vuoto lasciato da quel posto d’onore rimasto libero al suo fianco, e con un saluto affettuoso al cane che ha accompagnato la squadra in ogni missione.

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Storie come quella di Jino ci ricordano quanto sia sottovalutato, nella percezione comune, il ruolo dei cani impiegati nei contesti operativi. Non parliamo di strumenti, ma di animali con una vita, una carriera e un legame reale con chi vive e lavora insieme a loro. Il rispetto che le forze armate riservano ai propri cani K9, celebrandone il servizio anche dopo la morte, è un modello culturale che meriterebbe di uscire dall’ambito militare e diffondersi ovunque ci sia un cane accanto a una persona. Onorare un cane per ciò che ha dato, e riconoscerne il valore fino all’ultimo, è un gesto che dice molto anche di come trattiamo tutti gli altri cani, quelli che non indossano un giubbotto operativo ma che nella vita quotidiana meritano la stessa attenzione e la stessa dignità.

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