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Aggressività canina: a settembre tre giorni di formazione imperdibili con Jean Lessard

Un’occasione da non perdere per tutti gli educatori e gli istruttori cinofili che lavorano nel rispetto della cinofilia tecnica e dell’etologia. A settembre torna in Italia Jean Lessard, uno dei più grandi esperti a livello mondiale, per tre giorni di formazione teorica e pratica dedicati a un tema cruciale: la valutazione etologicamente corretta dei comportamenti aggressivi. Lo abbiamo intervistato per un’anteprima.

Quando si parla di aggressività nel cane, il dibattito è spesso dominato da semplificazioni e giudizi affrettati. Dal punto di vista scientifico e professionale, qual è oggi l’errore più grave che le persone commettono quando cercano di interpretare o valutare un comportamento aggressivo?
«L’errore più grave è ridurre l’aggressività a un giudizio morale o sulla personalità: etichettare un cane come “cattivo”, “malvagio” o “pericoloso” senza chiedersi prima di tutto perché quel comportamento si sia verificato. Questo modo di pensare affonda le sue radici in concetti ormai superati, come la “teoria dell’Alfa” e i modelli interpretativi basati sulla dominanza, che la moderna scienza del comportamento ha ampiamente smentito. Chi pensa che un cane stia cercando di “dominarlo” commette un errore di interpretazione e spesso reagisce in modi che peggiorano significativamente il problema. L’aggressività non è un difetto del carattere: è un comportamento e, come tutti i comportamenti, ha cause, contesto e funzione. La vera domanda non è mai “Questo è un cane cattivo?” ma piuttosto “A che cosa sta rispondendo il cane e perché l’aggressione è diventata la strategia che ha appreso o alla quale ricorre?”. Senza questo cambiamento di prospettiva, qualsiasi tentativo di valutazione o di intervento si fonda su basi concettuali errate». 

Il programma del tuo seminario pone una forte enfasi sulla comprensione delle ragioni e delle funzioni dell’aggressività. Perché è così importante analizzare questi fattori prima di tentare qualsiasi valutazione o intervento?
«Perché senza comprendere la funzione di un comportamento, qualsiasi intervento rischia di essere non solo inefficace ma potenzialmente dannoso. L’aggressività non è un fenomeno unico e uniforme: include un’ampia gamma di motivazioni e stati emotivi, ognuno dei quali richiede un approccio fondamentalmente diverso. L’aggressione motivata dalla paura, per esempio, si basa su meccanismi completamente diversi rispetto all’aggressione generata dalla frustrazione, che a sua volta differisce dall’aggressione legata al dolore o dalla difesa delle risorse. Un cane che morde perché è terrorizzato richiede una risposta molto diversa da quella necessaria per un cane che ha imparato, attraverso l’esperienza, che l’aggressione tiene a distanza ciò che lo preoccupa oppure gli consente di ottenere qualcosa che desidera. Se si applica il quadro interpretativo sbagliato si rischia involontariamente di rinforzare proprio il comportamento che si vorrebbe ridurre o, peggio ancora, di sopprimere i segnali di avvertimento visibili senza affrontare la causa sottostante, aumentando drasticamente il rischio di incidenti futuri. La funzione non è un dettaglio: è il punto di partenza di tutto». 

Nel programma del seminario distingui tra aggressività “classica” e aggressività “operante”. Dal punto di vista della valutazione comportamentale, quali sono gli indicatori più affidabili per riconoscere questa differenza e perché è così importante farlo?
«Questa distinzione è una delle più importanti, e anche una delle più trascurate, nella valutazione dell’aggressività. L’aggressione “classica” si riferisce a una risposta innata, biologicamente determinata, evocata da uno stimolo specifico. È in gran parte automatica e non è il prodotto di un apprendimento deliberato: pensiamo, per esempio, a una risposta indotta da uno stimolo improvviso, a una reazione al dolore o a una reazione a una paura profondamente radicata. In questi casi il cane non “sceglie” di aggredire ma reagisce automaticamente. L’aggressione “operante”, invece, è un comportamento appreso. Il cane ha scoperto, attraverso l’esperienza, che l’aggressione “funziona”, cioè produce un risultato affidabile, che si tratti di allontanare una minaccia, ottenere accesso a una risorsa o controllare il proprio ambiente. Questo comportamento viene modellato e confermato dalle sue stesse conseguenze. Dal punto di vista valutativo, gli indicatori più affidabili includono la storia del cane, la coerenza degli stimoli scatenanti, la presenza o l’assenza di sequenze di escalation e, soprattutto, ciò che accade dopo l’aggressione: che cosa ha ottenuto o evitato il cane? Anche la classificazione del linguaggio corporeo tende a differire. Una risposta guidata da meccanismi classici appare spesso più esplosiva e meno prevedibile, mentre l’aggressione operante può risultare più deliberata, con segnali anticipatori più leggibili. Comprendere correttamente questa distinzione cambia radicalmente il modo in cui si progetta un intervento». 

Uno degli obiettivi del tuo programma è imparare ad anticipare le possibili risposte aggressive di un cane. Sulla base della valutazione comportamentale e dell’analisi del linguaggio corporeo, fino a che punto è realisticamente possibile farlo?
«Prevedere il comportamento futuro con certezza assoluta è impossibile, ovviamente, nei cani come in qualsiasi altro essere vivente. Tuttavia la scienza del comportamento ci fornisce strumenti realmente affidabili per stimare il rischio, a condizione di disporre di informazioni di qualità.
La più efficace è la storia dei rinforzi. Se possiamo documentare più episodi passati e identificare schemi coerenti in ciò che il cane ha ottenuto di positivo per sé attraverso il comportamento aggressivo possiamo applicare i principi fondamentali del condizionamento operante per valutare quanto sia probabile che quel comportamento si ripresenti. Un comportamento che è stato ripetutamente rinforzato dalle conseguenze è solido e facilmente si ripresenterà. L’analisi del linguaggio corporeo aggiunge un ulteriore livello di valutazione: riconoscere i segnali precoci di avvertimento, comprendere come cresce l’attivazione emotiva del cane e identificare le condizioni specifiche nelle quali vengono superate le soglie di reazione. Storia dei rinforzi, coerenza degli stimoli scatenanti e sequenze comportamentali leggibili sono elementi che, valutati nel loro complesso, consentono a un professionista formato di elaborare una valutazione del rischio significativa, basata su evidenze e operativamente utile. Non sarà mai una garanzia assoluta, ma è molto lontana dall’essere una semplice supposizione».

Jean terrà il suo seminario teorico e pratico alla Scuola di Formazione Cinofila “Il Biancospino” (Casteggio – PV) dal 18 al 20 settembre – Per info e prenotazioni: info@ilbiancospino.it – Tel. 0383 83000

Jean Lessard è un educatore cinofilo, relatore e formatore canadese con oltre 25 anni di esperienza nel campo del comportamento e dell’educazione del cane. Specializzato nell’educazione cinofila positiva e rispettosa e nel settore dei problemi comportamentali, insegna regolarmente sia in America sia in Europa. È membro della Pet Professional Guild e della IAABC (International Association of Animal Behavior Consultants).
Per saperne di più: https://www.jeanlessard.com/

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Andrea Comini

Educatore e istruttore cinofilo fisc da oltre vent'anni, consulente sui problemi comportamentali, si è formato con Carlo Marzoli, Inki Sjosten, David Appleby, Roger Abrantes, Joel Dehasse. Studioso di etologia del cane e del lupo, docente in diversi corsi di formazione per educatori. Giornalista professionista.

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