Condannate due educatrici cinofile in Lunigiana: il caso del volpino Fiocco e cosa ci insegna
Un decreto penale di condanna emesso dal Tribunale di Massa ha stabilito che due operatrici di un centro cinofilo in Lunigiana — identificato da LNDC Animal Protection nel proprio comunicato ufficiale — sono responsabili del reato previsto dall’articolo 727 del Codice Penale, relativo alla detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura. La pena comminata è un’ammenda di 2.500 euro ciascuna. La vicenda è stata riportata dal quotidiano La Nazione e approfondita in un comunicato pubblicato sul sito ufficiale di LNDC Animal Protection, l’associazione che ha seguito il caso sul piano legale.
Cosa è successo a Fiocco
Al centro della vicenda c’è Fiocco, un volpino italiano affidato dalla sua umana di riferimento alla struttura per un percorso educativo. Secondo quanto riportato da LNDC Animal Protection nel proprio comunicato ufficiale — che cita il decreto penale di condanna emesso dal Tribunale di Massa — il cane sarebbe stato detenuto in condizioni definite dagli atti giudiziari “incompatibili con la sua natura e produttive di gravi sofferenze”.
Sempre stando a quanto riferito da LNDC Animal Protection nel medesimo comunicato, al momento della riconsegna Fiocco presentava il pelo imbrattato di feci secche su tutto il corpo tranne la testa, circostanza che secondo l’associazione indicherebbe che l’animale veniva pulito molto raramente e lasciato spesso in un box o trasportino sporco. Il cane aveva inoltre contratto la giardia, una grave enterite e una dermatite diffusa.
Sempre secondo quanto riferito da LNDC Animal Protection nel comunicato citato — che richiama la notizia di reato trasmessa dai Carabinieri Forestali — la struttura non avrebbe avuto le autorizzazioni ASL necessarie per svolgere attività di educazione e addestramento cinofilo.
L’umana di riferimento di Fiocco era assistita dall’avvocato Alessandra Margara, consigliere nazionale di LNDC Animal Protection.
La posizione di LNDC Animal Protection
Nel comunicato pubblicato sul proprio sito ufficiale, LNDC Animal Protection ha sottolineato che la vicenda assume una rilevanza particolare perché, come si legge nella nota dell’associazione, “riguarda soggetti in possesso di qualifiche e certificazioni nell’ambito dell’educazione cinofila, professionisti ai quali molte famiglie affidano i propri animali con fiducia, aspettandosi competenza, tutela e benessere”. Secondo quanto dichiarato dall’associazione, dalle relazioni veterinarie e dagli atti dell’indagine sarebbe invece emerso “un quadro diametralmente opposto”: Fiocco non solo non avrebbe tratto beneficio dal percorso rieducativo, ma avrebbe subito un peggioramento comportamentale e sviluppato patologie fisiche durante la permanenza nella struttura.
L’avvocato Margara, citata nel comunicato LNDC, ha dichiarato: “Questa condanna rappresenta un segnale importante perché conferma che nessuno può nascondersi dietro titoli, certificazioni o pubblicità accattivanti mentre gli animali soffrono. Chi affida il proprio cane a un educatore o a una pensione deve poter contare su professionalità, competenza e rispetto degli animali.”
La precisazione delle associazioni di categoria
La vicenda ha prodotto anche una reazione nel mondo delle associazioni professionali cinofile. AIECI — insieme ad APNEC Italia, APNoCS e FICSS PRO, riuniti sotto il nome HUB Professioni Cinofili — ha pubblicato un proprio comunicato in cui prende le distanze dall’accaduto e introduce una distinzione che ritiene rilevante: le persone coinvolte, si legge nella nota delle associazioni, non risulterebbero in possesso di certificazioni professionali secondo le norme UNI di settore, accreditate ACCREDIA ai sensi della UNI CEI EN ISO/IEC 17024. Le associazioni sottolineano che nel settore cinofilo è necessario distinguere tra attestati, qualifiche associative e certificazioni professionali accreditate, e ribadiscono il proprio impegno alla formazione continua e al rispetto di codici etici che escludono metodologie coercitive nei confronti del cane.
Il punto di Dogsportal
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Questa vicenda merita di essere letta con attenzione, al netto delle polemiche sul significato tecnico del termine “certificazione” che hanno animato le associazioni di categoria nelle ore successive alla diffusione della notizia.
La distinzione sollevata da HUB Professioni Cinofili è legittima sul piano normativo e vale la pena tenerla presente: non tutte le qualifiche che circolano nel settore hanno lo stesso peso giuridico e tecnico. Detto questo, il punto che questa storia ci pone davanti è un altro, e riguarda qualcosa che nessun sistema di certificazione — per quanto rigoroso — può garantire in modo automatico: l’etica professionale individuale.
Titoli, accreditamenti, iscrizioni ad associazioni di categoria sono strumenti utili e necessari per orientarsi in un settore ancora largamente non regolamentato. Ma rimangono strumenti. Non sostituiscono il giudizio, la cura quotidiana, la responsabilità concreta verso un animale che non può parlare e che dipende interamente da chi lo ha in custodia.
Precisiamo che sul caso specifico non siamo in grado di aggiungere nulla rispetto a quanto già riportato dalle fonti citate: non abbiamo accesso agli atti, non abbiamo sentito le parti coinvolte e non è nostra intenzione andare oltre ciò che è documentato. La riflessione che segue parte da questa vicenda come spunto, ma ha un valore più generale.
C’è un aspetto che questa storia ci spinge a sollevare, e che riguarda il modo in cui spesso viene inteso il percorso educativo. Sconsigliamo nettamente — salvo situazioni in cui sia disposto da ASL o da altri organi competenti — di affidare il proprio cane a una struttura delegando interamente il lavoro educativo ad altri. Il motivo è semplice: il percorso educativo non è un servizio che si eroga sul cane in assenza di chi ci vive insieme. È un processo che coinvolge il cane e la sua umana di riferimento insieme, con il supporto di un professionista. Togliere dall’equazione la persona con cui il cane ha costruito il suo legame non è una scorciatoia: è una contraddizione in termini. Il professionista serio lo sa, e lo dice.
Affidarsi a qualcuno di competente e referenziato per farsi affiancare in un percorso condiviso è cosa ben diversa dal consegnare il cane e aspettare che torni “sistemato”. Il cane dipende totalmente da noi. Anche — e soprattutto — nel momento in cui chiediamo aiuto.
FONTI
- Comunicato ufficiale LNDC Animal Protection (ora non più accessibile): https://www.lndcanimalprotection.org/le-nostre-azioni/condanna-centro-cinofilo-meta-lupo-tresana/
- La Nazione, articolo originale: https://www.lanazione.it/massa-carrara/cronaca/centro-rieducativo-per-cani-nei-d344ac81
- Comunicato HUB Professioni Cinofili (AIECI, APNEC Italia, APNoCS, FICSS PRO)
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