Diritti animali tra ipocrisia legislativa e illusioni. Il “Discorso a gabbie unificate”
A 7 anni dal primo intervento, il curatore della nostra Rubrica Legale traccia un bilancio spietato. Dalla Costituzione “legge manifesto” ai buchi normativi su affidi e condomini: siamo davvero evoluti o gestiamo solo la sofferenza?
Sono passati sette anni dal primo “Discorso a gabbie unificate”. Sette anni in cui abbiamo visto modifiche costituzionali, nuove leggi e tante promesse. Ma quanto è cambiata, nella sostanza, la tutela giuridica degli animali in Italia? In questo editoriale tagliente e necessario, l’Avvocato Filippo Portoghese, nuovo curatore della nostra Rubrica Legale, smonta la narrazione del “cambiamento epocale” e ci mette di fronte alla cruda realtà: un sistema che, spesso, finge di tutelare per continuare a sfruttare.
Care amiche e cari amici, dopo ben sette anni dal mio primo “discorso” a gabbie unificate è forse maturo il momento del secondo, dedicato ai nostri animali. A quello che (non) è stato fatto ma soprattutto a quello che si dovrà fare per il loro creduto benessere. Che come sappiamo è inversamente proporzionale alla misura in cui sono minacciati o soddisfatti gli interessi umani, unici riconosciuti degni di tutela.
Se “le leggi son, ma chi pon mano ad esse?”, se solo alcuna giurisprudenza prende le distanze da quella stessa giurisprudenza che nel 2008 ebbe a definire le questioni relative agli animali come bagatellari, illudersi che vi sia stato un irreversibile cambio di passo culturale è profondamente pericoloso. Oltre che illusorio.
Il cortocircuito tra Parlamento e Governo
Il cortocircuito non è creato dalla giurisprudenza quanto dalle leggi che i giudici sono chiamati ad applicare. E dunque un monito deve essere indirizzato a chi legifera che, sappiamo, non è (più) il Parlamento. La centralità del Parlamento si è lentamente scolorita riducendosi ad attività di approvazione di atti elaborati da altri; produce atti aventi forza di legge come i cannoni sparano neve in tempi di sua carenza. Un posto speciale in questa scoloritura lo hanno le leggi delega, veri e propri appalti giuridici dove il committente è il Parlamento e l’appaltatore il potere esecutivo.
Vi dice nulla la legge delega che avrebbe dovuto inibire l’utilizzo degli animali nel circo? Correva l’anno 2017… Il Parlamento è stato declassato a ente ratificatore di decisioni prese dal potere esecutivo e/o da fonti sovranazionali. Decisioni che, diversamente dalla forma, dal titolo e dal tenore letterale, sono sempre più mirate a ridurre il benessere degli animali facendo credere che, invece, il fine è proprio quello di tutelarlo.
Gestire la sofferenza, non eliminarla
Non prendiamoci in giro. Fintamente accettato il principio della sofferenza degli animali, le norme si limitano (solo) a gestirla, indicando quei comportamenti da utilizzare affinché non si raggiungano eccessivi livelli di afflizione o strazio. Nei fatti la politica volutamente ignora il vero significato di senzienza, quello per cui gli animali provano gioia, dolore, malessere, simpatia, antipatia e sono addirittura capaci di fare modesti ragionamenti non comportandosi come l’asino di Buridano. Basta osservare il nostro cane o il nostro gatto per comprenderlo.
I “Falsi Positivi” del diritto animale
Le leggi sono un linguaggio che parla ad una aspettativa. La difficoltà è capire se una certa legge soddisfi o meno quella certa aspettativa e soprattutto a quale prezzo. Un esempio per tutti è la modifica dell’articolo 9 della nostra Costituzione. Il passo da “rivoluzione copernicana” – come alcuni hanno incredibilmente definito questa modifica – a “legge manifesto” è davvero breve. La sopravvivenza della caccia lo dimostra.
Il nostro legislatore è sempre prudente, oserei dire stitico, nel registrare mutamenti in favore degli animali. Questo costringe l’interprete a valutare con necessario disincanto la reale portata di tali aperture, diffidando da quelli che potrebbero essere solo falsi positivi del diritto animale. Sono tanti:
- Pignorabilità: L’affermata impignorabilità è riferita solo agli animali domestici, di famiglia. Per quelli da reddito o per quelli d’affezione con fine riproduttivo, il legislatore non ha inteso fissare alcun limite, facendo prevalere sempre la loro qualificazione di “res” (cosa).
- Omissione di soccorso: L’articolo 189 del Codice della Strada prevede l’obbligo di soccorso, ma quando si incontra una carcassa o un animale ferito è praticamente impossibile individuare l’ente o l’autorità che deve intervenire concretamente.
- Condominio: L’art. 1138 c.c. avrebbe decretato il divieto di vietare la presenza di animali. Ma non se sei un locatario o comodatario. E gli animali ammessi potrebbero rimanere “prigionieri” degli appartamenti, essendo loro astrattamente precludibile l’uso di ascensore o parti comuni.
- Separazioni: È ancora imbarazzante ascoltare, nelle diatribe tra ex coniugi, argomentazioni secondo le quali l’iscrizione all’anagrafe canina è il fatto decisivo per l’individuazione dell’affidatario del cane.
Il prezzo della tutela e il mondo veterinario
Temo che la politica non abbia alcuna intenzione di cambiare le cose. Le norme che ci vengono vendute come progressi invero sono tali nella misura in cui non intaccano nessun interesse economico. Siamo pronti a pagare il prezzo della tutela? Un prezzo alto, altissimo. Quello di dire NO a chi trasforma la sofferenza animale in fatturato (caccia, macellazione, vivisezione).
Un pensiero va infine al mondo della veterinaria. Un mondo che stimo, ma dove occorre fare un salto in avanti davvero importante. È ancora troppo complicato ricostruire i fatti di una prestazione professionale resa:
- Si oppone ancora un ingiustificato rifiuto a consegnare la cartella clinica quando richiesta.
- Troppo spesso viene confuso il consenso informato con la mera accettazione del preventivo di spesa.
L’augurio per l’anno che viene non è caratterizzato da ottimismo. Almeno sino a quando taluni non smetteranno di fingere amore per gli animali e altri non troveranno il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. Il nostro ordinamento è forse quello che contiene il maggiore numero di regole destinate agli animali. E allora forse il problema non è la mancanza di leggi, quanto la mancanza di volontà. E di una dose eccessiva e pericolosa di ipocrisia.
Avv. Filippo Portoghese
Sostieni Dogsportal.it con una donazione
Dogsportal.it è un progetto editoriale totalmente indipendente.
Non ospitiamo pubblicità invasive, pay per click o pop-up. La nostra linea editoriale non è condizionata da sponsor o enti esterni.
Se trovi utili i nostri articoli, puoi contribuire con una donazione libera. Anche un piccolo gesto fa la differenza per continuare a garantire contenuti seri e accessibili per tutti.
Grazie per essere parte della community di Dogsportal.it 🙏





