Giochi da tirare e da riportare: i cani sanno classificare gli oggetti per la loro funzione?
I Gifted Word Learner, quei cani capaci di imparare un grande numero di nomi di oggetti, hanno mostrato di poter anche classificarli per la loro funzione. I risultati dell’esperimento sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Current Biology.
Palla, treccia, kong.
Questi sono solo alcuni degli oggetti con i quali giochiamo con i nostri cani. Li conoscono bene e quando li nominiamo sanno che sta per arrivare un momento di divertimento insieme.

Ci sono, però, individui che riescono a imparare il nome di un numero considerevole di oggetti: sono i Gifted Word Learner dogs, pochissimi in tutto il mondo e capaci di assegnare adecine di oggetti un’etichetta verbale, un nome.
Claudia Fugazza, Andrea Sommese e ÁdamMiklosi, scienziati e scienziate del Dipartimento di Etologia della Eötvös Loránd University di Budapest, da anni studiano questi cani così speciali e hanno cercato di capire se potessero anche dare un’etichetta ai propri giochi in base alla loro funzione, ossia classificare quelli da tirare e quelli da riportare. I risultati di questi esperimenti sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Current Biology (https://www.cell.com/current-biology/fulltext/S0960-9822(25)01079-6 )

Gli animali sanno classificare gli oggetti?
Lo studio della capacità di conferire etichette agli oggetti, che non siano solo legate al loro aspetto e ad altre caratteristiche percettive, per classificarli è storicamente andato a braccetto con la ricerca sul linguaggio.
Per quanto riguarda noi esseri umani, sappiamo che solo intorno ai 12-18 mesi di età i bambini imparano che la parola “tazza” può essere applicata a tazze, bicchieri e tazze da svezzamento, o che sia un cucchiaio che un mestolo servono a “raccogliere”.
Per gli animali è un po’ più complicato.
Questa abilità, finora, è stata osservata solo in pochi esemplari allevati in cattività e sottoposti a un addestramento intensivo.
Uno degli esempi più noti è il pappagallo cenerino Alex, che sapeva riconoscere e nominare diversi oggetti e comprendeva criteri come uguale/diverso o più grande/più piccolo. Esperimenti simili hanno avuto come protagonisti anche alcuni primati. Tuttavia, gran parte della comunità scientifica ha accolto questi risultati con scetticismo, ritenendoli poco rigorosi, limitati a singoli individui e difficilmente replicabili.
I cani, in particolare i Gifted Word Learner, possono offrirci una prospettiva nuova e promettente sul legame tra linguaggio e capacità cognitive. Imparano velocemente un grandenumero di vocaboli senza un addestramento restrittivo, semplicemente giocando con i propri umani di riferimento in un contesto sociale naturale: tutte condizioni simili all’apprendimento delle stesse abilità da parte di bambine e bambini. Quale occasione migliore per continuare a studiare questi esemplari così speciali e per comprendere qualcosa in più sul legame tra alcune capacità cognitive e il linguaggio?

Un esperimento basato sul gioco con sette cani “geniali”
Ricercatrici e ricercatori del Dipartimento di Etologia della Eötvös Loránd University hanno testato sette cani “geniali”, in grado di imparare dozzine di nomi di giocattoli durante le sessioni quotidiane di gioco con i propri umani.
I cani selezionati sono sei Border Collie e un Blue Heeler.
In questo studio, come nei precedenti riguardanti i cani geniali, il Border Collie è stata la razza più coinvolta.
Tra i motivi ci potrebbe essere una facilità maggiore nell’addestrarli, invece dispecifiche abilità cognitive? Claudia Fugazza, etologa, educatrice cinofila e co-autrice dello studio,chiarisce: «È vero che la razza predominante è il Border Collie, tuttavia dobbiamo tenere a mente che questa abilità [imparare un grande numero di nomi di oggetti, N.d.R] è rara anche tra i BorderCollie, nonostante siano quasi sempre molto addestrabili.
La grande maggioranza dei cani di questa razza non mostra nessuna prova di apprendimento di un vocabolario di nomi di giocattoli. Detto questo, possono esserci numerose ragioni per una tale predominanza, tra cui la motivazione al gioco con giocattoli o la motivazione alla cooperazione con gli umani o una spinta predatoria e molte altre. Non sappiamo ancora se c’è una base genetica per la presenza di questa abilità o quali fattori le permettano di emergere».
L’esperimento è stato suddiviso in quattro fasi, tutte condotte durante le quotidiane sessioni di gioconelle case in cui i cani abitano. Nella prima fase i cani hanno imparato due nuove etichette, “Tira” e “Riporta”, ciascuna riferita non a un singolo oggetto, ma a un gruppo di giocattoli dalle caratteristiche fisiche completamente diverse tra loro (ad esempio, trecce, peluche a forma di pizza o di polpo, ecc.) e adoperati nello stesso modo per giocarci, tirandoli o lanciandoli e facendoli riportare. Nel secondo step dell’esperimento, è stato valutato se i cani avevano imparato a classificare i due tipi di giocattoli e riportavano all’umano di riferimento l’oggetto giusto quando chiesto loro di scegliere tra quelli “tirati” e quelli “riportati”.
In seguito è stata svolta la fase più importante, quella in cui comprendere se i cani erano stati in grado di generalizzare quella classificazione.
Come i bambini umani sanno che una “tazza” può essere un bicchiere di vetro o una coppa di media grandezza di ceramica perché “da lì si beve”, i Gifted Word Learner dogs saranno riusciti a generalizzare la classificazione su altri oggetti? Sono stati, quindi, introdotti nuovi giocattoli nella routine dei partecipanti, tutti con caratteristiche fisiche ancora diverse e utilizzati solo per giocare o tirando o facendoli riportare, questa volta però non utilizzando nessuna etichetta verbale (proprietari e proprietarie non pronunciavano “tira” o “riporta” durante le sessioni). Infine, il test finale: ai cani è stato chiesto di prendere un gioco “tira” o uno “riporta” in un gruppo di giocattoli che comprendeva quelli nuovi a cui non si era data un’etichetta. I partecipanti hanno mostrato di essere in grado di classificare i nuovi oggetti a seconda dell’utilizzo.

Conoscere meglio i cani e l’evoluzione del linguaggio
Questa ricerca ha fornito le prime prove della capacità dei cani di classificare gli oggetti con etichette verbali (nomi) in base alla loro funzione e di poterlo imparare giocando con la propria famiglia, senza protocolli rigidi e addestramenti intensivi. Cosa ci raccontano i risultati ottenutisulle abilità dei cani geniali, ma anche dei cani in generale? Claudia Fugazza spiega: «Questo studio mostra che i Gifted Word Learner dogs possono estendere un’etichetta verbale a oggetti che sono adoperati per la stessa funzione, anche se hanno un aspetto molto diverso tra loro. Ciò implica che gli oggetti sono classificati in base alla funzione e sono identificati dalla stessa etichetta. Per quanto riguarda i cani che non sono Gifted Word Learner, essi possono essere in grado di classificare oggetti in base alla funzione, ma avremmo bisogno di testarlo e, in assenza della capacità di imparare etichette verbali, è difficile da verificare sperimentalmente».
Cosa stiamo comprendendo, invece, sul legame tra alcune capacità cognitive e il linguaggio negli animali umani e non umani grazie ai risultati ottenuti in questa sperimentazione? «L’abilità mostrata dai Gifted Word Learner ci dice che le capacità cognitive per assegnare un’etichetta comune agli oggetti che condividono la stessa funzione sono possedute anche da individui di specie non-linguistiche, non solo dagli umani, — evidenzia Fugazza — e quindi è possibile che questa abilità sia precedente all’evoluzione del linguaggio».

Quali potrebbero essere gli sviluppi futuri di questa ricerca?
Saranno coinvolti anche i cani “non geniali”, quelli, cioè, che non mostrano la capacità di imparare un elevato numero di nomi di giocattoli?
Claudia Fugazza rassicura: «Le capacità di categorizzazione sono un tema di ricerca molto interessante e desideriamo esplorare forme di categorie e concetti persino più complesse. I Gifted Word Learner dogs offrono un’opportunità incredibile per testare questa e numerose altre capacità cognitive che sono difficili da verificare in assenza di apprendimento di un vocabolario. Questa abilità, infatti, ci dà la possibilità di “fare loro domande” come “Cosa pensi sia un Tira?” o “Cosa pensi sia un Riporta?”. Versioni semplificate di compiti di categorizzazione potrebbero essere concepite potenzialmente anche per chi non impara etichette. Stiamo attualmente pensando a come includerli in uno studio futuro».
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