Il pointer in famiglia: convivere con un cane da ferma
Si parla molto in questo periodo, anche su questo portale, di cani da caccia, in particolare del pointer in famiglia, che non vanno a caccia, spesso adottati in canili o rifugi. Se può essere utile a un futuro adottante, questa è la mia esperienza di tre anni di vita con la mia Scarlett.
La mia compagna pelosa è un pointer, un cane da caccia perfetto per la vita in famiglia, molto probabilmente figlia di cani impiegati a caccia e quindi con istinto venatorio a 1000. Rendo l’idea?
Un’adozione consapevole (e un po’ folle)
Sapevo che non sarebbe stata una passeggiata e che la sua adozione avrebbe avuto bisogno di tanto tempo a disposizione, di pazienza e di quella sana incoscienza che mi ha fatto mettere in gioco come partner umana di un cane del genere, a quasi 60 anni.

Tre ingredienti fondamentali per la convivenza
Credo che la ricetta migliore per vivere serenamente con un cane da caccia sia non trascurare tre ingredienti base:
- accettare che è un cane con una vitalità e un’energia inesauribili;
- osservarlo attentamente perché, indipendentemente dalla razza, ogni singolo cane ha delle particolari attitudini che sta al compagno umano scoprire;
- munirsi di calzature comode e impermeabili e di cerate con cappuccio.
La stagione delle lucertole
Scarlett è stata adottata a febbraio, tempo due mesi è arrivata primavera, il che per lei significa una cosa sola: lucertole al sole!

Appena si è accorta di quegli animaletti verdi che si godevano il tepore primaverile sui muretti, è cominciata la sua attività di cane da ferma: quando ne individua una, mette in pratica tutte le azioni che sono nella sua memoria di razza, ferma di scatto e accostata felina (magari camminando bassa sugli arti, tipo marines) è capace di arrivare a pochi centimetri dal rettile ma senza alcuna intenzione di mangiarsela, a lei basta fermare, tanto è vero che le uniche due volte che si è ritrovata una lucertola in bocca, ha subito aperto le fauci e la malcapitata se n’è andata via, spaventata ma ancora intera e viva!
Le passeggiate diventano esplorazioni urbane
Per lei le uscite quotidiane, inverno a parte, non possono prescindere dal dedicarsi alle lucertole, non ho bisogno di andare in campagna, anche la passeggiata cittadina può trasformarsi in una battuta di caccia (muretti di condomini e marciapiedi pieni di erbacce si trovano ovunque) e io la lascio fare, metto in conto la sua andatura al rallentatore, lo stare ferme in adorazione di una lucertola immobile anche dieci minuti, a guinzaglio lungo rigorosamente allentato perché così è come se fosse libera.
Ma non posso permettermi distrazioni: se per caso la lucertola inizia a saettare sul marciapiede, devo essere pronta ad accorciare il guinzaglio impedendo che lei dia fastidio al passante o al ciclista di turno.
Guinzaglio lungo sì, ma con attenzione
Con Scarlett ho preferito adottare il guinzaglio lungo (a dir la verità sono due guinzagli uniti), rispetto alla lunghina ha il vantaggio che avendo gli anelli all’occorrenza, ad esempio se passeggiamo in centro dove c’è gente, posso accorciarlo fino al metro e mezzo previsto dalla legge.
La cosa richiede, però, che io abbia sempre rigorosamente entrambe le mani libere per gestire al meglio le varie lunghezze, il cellulare resta chiuso nella tracolla.
Libertà e galoppate quotidiane
Poi ci sono le galoppate in libertà, almeno due volte al giorno: un pointer non può passare la sua vita al guinzaglio, ha bisogno di correre come di respirare, lo spazio di un’area cani le va decisamente stretto. Prima di lasciarla libera ho lavorato molto sul richiamo e poi le ho dato una motivazione perché non sentisse il bisogno di allontanarsi troppo e che con lei ha funzionato alla grande: la cerca.
Il gioco della cerca
Che si tratti di una pallina, di un biscotto o di un oggetto con il mio odore, Scarlett è abituata alla parola “cerca”, mentre sta cercando una cosa ne butto un’altra, così la sua mente e il suo naso sono sempre alla ricerca di quanto nascondo nell’erba, sugli alberi o tra i cespugli.
Piccioni, cornacchie e scoiattoli
Quando avvista piccioni o cornacchie nei prati torna a essere un cane da ferma: basta che le dica la parola “piccione” e comincia ad avvicinarsi felina stando accanto a me e guardandomi ogni tanto per avere conferma, poi scatta al galoppo, può allontanarsi anche di cento metri per inseguire i pennuti ormai in volo, ma so che torna sempre da me, quasi con un sorriso stampato in faccia.
Un altro selvatico che le piace molto è lo scoiattolo, di cui il parco della mia città abbonda, le prime volte era davvero impossibile gestirla perché tirava come un cane da slitta ogni volta che ne vedeva uno, adesso ha imparato a fermare anche loro e ormai le guardie ecologiche la conoscono, sanno che alla fine, anche se si ritrova lo scoiattolo a pochi centimetri dal muso, è del tutto innocua.
Socializzazione e corteggiamenti
Non dimentichiamo il gioco con gli altri cani: da buon cane da caccia Scarlett va d’accordo con la maggior parte dei cani, ma ce ne sono alcuni che sono i suoi amici del cuore con cui galoppa (difficile trovare qualcuno che regga il suo ritmo!) e fa la lotta come se non ci fosse un domani e altri di sesso maschile (guarda caso sempre terrier di tipo bull o pastore australiani) che corteggia spudoratamente, dando bacini sul muso, producendosi in balletti col culetto per aria, correndogli intorno.
Aree cani e tempo di qualità

Con lei frequento anche le aree cani (troppo spesso piene di buche che per le sue corse sfrenate possono essere un’insidia), ma se non ci sono amici con cui giocare ha bisogno di tenersi impegnata con la cerca, impossibile stare al telefono o oziare sulla panchina.
Il guinzaglio? Un compromesso continuo
Un’altra cosa che ho messo in conto è la sua attitudine a tirare al guinzaglio se sa che “si va a caccia”: le ho provate tutte, tutto quello che con gli altri cani mi riusciva con lei non funziona, solo se passeggiamo in centro città, dove tutto sommato di distrazioni olfattive ce ne sono poche, cammina quasi come un cane educato.
Tre ore al giorno (almeno)
Come avrete capito è un cane impegnativo che richiede almeno tre ore al giorno di uscite, due al mattino e una nel tardo pomeriggio in estate, una la mattina e due al pomeriggio nel resto dell’anno, senza contare altre uscite più brevi a scopi igienici. Le sue giornate sono ricche di esperienze 365 giorni all’anno, anche quando piove, non so cos’è un ombrello e si fanno le stesse di quando c’è il sole. Solo così, appagate quotidianamente le sue attitudini naturali, in casa è in grado di rivelare l’altra sua natura, quella di un cane dolce, affettuoso e coccolone, che apprezza la comodità di un divano e aderire il più possibile a me o a mio marito.
Esperienza e conoscenza fanno la differenza
Bene o male, vuoi per la mia professione di giornalista cinofila, vuoi perché prima di Scarlett avevo avuto due cani da caccia (la mia Lilly, meticcia con sangue di setter inglese, e il mio indimenticato epagneul breton Red) non ero a digiuno sulle esigenze di questi cani e ho quindi potuto trovare le cose a lei più congeniali da fare insieme, penso invece che una persona che abbia poca esperienza di cani da caccia e decida di adottarne uno debba affidarsi a una figura, educatore o istruttore cinofilo (che però sia esperto di questi cani), che sappia dare i giusti consigli caso per caso, soprattutto se presentano problemi comportamentali come ricordo del loro passato.
Una vita piena, insieme
Vivere con un pointer è un’esperienza appagante e totalizzante e se lei è piena di energie devo esserlo anch’io per macinare chilometri ogni giorno insieme. Non so se sono la migliore partner umana per lei, ma ce la metto tutta per esserlo e tutto sommato, pur non essendo cacciatrice, direi che non le è andata poi così male. Certo, confesso che ogni tanto invidio quei proprietari che portano al guinzaglio un cane che trotterella tranquillamente al loro fianco ma, giuro, è solo questione di un attimo, una pazza scatenata come lei non la cambierei per tutto l’oro del mondo!
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