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Il Rottweiler “assassino”

Come capita spesso quando, purtroppo, avvengono tragedie come quella che a Bordighera ha visto la morte di una donna uccisa dal Rottweiler del fratellastro cui aveva portato da mangiare, c’è chi, essendo io un istruttore cinofilo specializzato in comportamento, mi chiede con tono sconcertato: “Perché?”.

Come sempre rispondo che, non conoscendo la reale dinamica dei fatti, dare valutazioni è un esercizio che lascio volentieri a quelli che “sanno tutto” anche senza aver visto niente. Ma non serve…

Di fronte a eventi di questa portata, infatti, chi ama i cani ma magari li conosce solo fino a un certo punto si sente spiazzato, quasi “tradito” da uno di quegli animali che tanto gli piacciono. E allora, mi tocca dare una risposta. Che lascia comunque il tempo che trova ma che almeno parte da qualche presupposto assodato:

  • il Rottweiler è un cane selezionato da sempre per la guardia attiva e la difesa del territorio, e ha una territorialità assai elevata, ancora più forte nei soggetti di sesso maschile
  • come tanti altri cani di razze simili ha forza fisica e potenza del morso più che sufficienti a uccidere un essere umano adulto in buona salute
  • come sembrerebbe dalle sommarie ricostruzioni della stampa, il Rottweiler in questione veniva tenuto costantemente all’aperto a “fare la guardia”, cioè era esposto giorno e notte a tanti stimoli visivi, sonori e olfattivi che lo hanno mantenuto in uno stato di allarme costante
  • la tenuta mentale di un cane (ma anche di un essere umano, se è per questo) costantemente sotto stress da “invasione del territorio” ha dei limiti, ovviamente
  • probabilmente questi limiti sono saltati definitivamente quando il territorio è stato effettivamente “invaso” dalla vittima, sulla quale il cane ha finalmente sfogato tutto lo stress e anche la paura (e già, anche questa emozione è presente in un cane costretto a proteggere un territorio vita natural durante…) accumulati nel tempo
  • risultato finale: morte atroce della poveretta.

Foto Kevin Seibel da Unsplash


Cosa possiamo dedurre dalla mia interpretazione di questa tragedia, sempre ammesso che le cose siano andate come ipotizzo, non avendo dati precisi dell’evento?

Che chi prende cani con caratteristiche come quelle del Rottweiler, e ce ne sono parecchie di razze con questa specializzazione, dovrebbe sapere cosa può facilmente accadere trasformandoli in “sentinelle permamenti” di un luogo e privandoli della vita sociale che serve a qualsiasi cane per essere equilibrato e non pericoloso.

Il problema è che, di solito, a queste persone serve un “antifurto”, non un cane. E’ un problema di cultura cinofila, che in Italia manca in buona parte di chi prende cani, soprattutto di grossa taglia.

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Andrea Comini

Educatore e istruttore cinofilo fisc da oltre vent'anni, consulente sui problemi comportamentali, si è formato con Carlo Marzoli, Inki Sjosten, David Appleby, Roger Abrantes, Joel Dehasse. Studioso di etologia del cane e del lupo, docente in diversi corsi di formazione per educatori. Giornalista professionista.

Andrea Comini ha 136 articoli e più. Guarda tutti gli articoli di Andrea Comini