CatsPortal

Le origini del gatto domestico: uno studio riscrive la data del suo arrivo in Europa

Uno studio pubblicato su Science suggerisce che Felis catus si sia diffuso in Europa non con gli agricoltori del Neolitico, ma più recentemente, intorno a 2000 anni fa.

Sornioni, eleganti e, qualche volta, combinaguai. I gatti sono tra i mammiferi domesticati di maggior successo e, compresi gli esemplari detti ferali, che discendono da gatti domestici e vivono in ambiente selvatico, la loro popolazione si attesta a quasi un miliardo di individui. Nonostante la curiosità e l’amore che nutriamo per questi felini, non siamo ancora riusciti a delineare con certezza le origini temporali e geografiche del processo di domesticazione che li ha coinvolti. Uno studio pubblicato a novembre 2025 su Science(https://www.science.org/doi/10.1126/science.adt2642 ), tra i cui autori figurano anche scienziati del Dipartimento di Biologia dell’Università di Roma Tor Vergata(https://web.uniroma2.it/it/contenuto/copertina-di-science-per-studio-di-roma-tor-vergata-su-prime-migrazioni-feline-ai-tempi-dellimpero-romano ), aggiunge degli indizi sull’origine dei nostri compagni, suggerendo che il loro arrivo e la loro diffusione in territorio europeo siano avvenuti solo intorno a 2000 anni fa.

Il gatto domestico ha avuto origine nel Levante o in Nord Africa?

Perché è così difficile ricostruire la storia del gatto domestico? Le ragioni sono molte. I resti di felidi ritrovati nei siti archeologici sono pochi e spesso difficili da interpretare: le ossa delle forme selvatiche e domestiche sono molto simili e i genomi antichi e moderni finora analizzati restano ancora pochi. Di conseguenza, le ipotesi su quando, dove e come sia avvenuta la domesticazione del gatto sono ancora incerte.

Le analisi genetiche indicano che il gatto selvatico africano (Felis lybica lybica), diffuso oggi in Nord Africa e nel Vicino Oriente, è l’antenato dei nostri mici. Per quanto riguarda le aree di origine del gatto domestico, altri indizi lasciano aperte due ipotesi principali: una colloca la domesticazione nel Levante, l’altra in Nord Africa. La scoperta di una sepoltura comune di uomo e gatto a Cipro, risalente al 7500 a.C., sembra sostenere la prima teoria. In quel periodo – il Neolitico preceramico – i gatti avrebbero potuto essere accolti come preziosi alleati nel proteggere i raccolti da roditori e altri animali infestanti.

Tuttavia, resta forte anche il legame con l’Egitto. L’iconografia e i reperti funerari indicherebberol’Egitto dei faraoni come possibile culla della domesticazione. Una sepoltura rinvenuta a Hierakonpolis, contenente due esemplari adulti e quattro cuccioli, potrebbe datare questo processo intorno al 3700 a.C., nel periodo predinastico.

Molte domande restano aperte. Gli studiosi stanno ancora cercando di delineare gli antichi areali di distribuzione dei gatti selvatici africani ed europei (Felis silvestris) e di comprendere se ci siano stati incroci tra essi. Anche l’origine delle popolazioni presenti in Sardegna e Corsica è ancora da chiarire: le prove attuali ci dicono che non si tratta di gatti domestici inselvatichiti, ma di una linea distinta di gatto selvatico.

Cosa ci raccontano delle origini e della dispersione del gatto le nuove analisi del DNA antico?

Pe cercare di trovare le risposte ai numerosi dubbi sull’origine e la diffusione dei gatti domestici, un gruppo di ricercatrici e ricercatori ha analizzato 87 genomi: 70 appartenenti a gatti antichi provenienti da siti archeologici di tutta l’Europa e l’Anatolia e 17 di gatti selvatici moderni provenienti da Italia (inclusa la Sardegna), Bulgaria e Nord Africa (Marocco e Tunisia). I risultati del lavoro, pubblicato su Science, hanno rivelato che i gatti domestici (Felis catus) avrebberoavuto origine dai gatti selvatici del Nord Africa (Felis lybica lybica) e che sono comparsi in Europa e nell’Asia sud-occidentale solo diverse migliaia di anni dopo il Neolitico, non prima di circa 2000 anni fa. Le testimonianze archeologiche provenienti da Grecia e Italia mostrano raffigurazioni di gatti già 3700 anni fa, ma questa apparente discrepanza potrebbe dipendere dalla scarsità di dati genomici relativi a felini vissuti tra 2000 e 4000 anni fa.

I gatti presenti precedentemente in Europa e in Turchia erano geneticamente gatti selvatici europei e riflettono un’antica ibridazione piuttosto che una domesticazione precoce. Dopo la loro introduzione, i gatti domestici nordafricani si diffusero rapidamente in tutta Europa, seguendo spesso le rotte militari romane e raggiungendo la Gran Bretagna entro il I secolo d.C.Come riportato nell’articolo scientifico, diversi fattori potrebbero aver contribuito alla diffusione dei gatti in quei nuovi contesti culturali. L’associazione tra i felini e il culto della dea Bastet, ad esempio, ne accrebbe il prestigio oltre i confini dell’Egitto faraonico, influenzando anche i Fenici, i Greci e i Romani. Il trasferimento iniziale dei gatti potrebbe essere stato motivato da ragioni religiose e in seguito, però, la loro presenza potrebbe essersi ampliata anche per motivi pratici: come già accennato, i gatti sono ottimi cacciatori di roditori e potevano svolgere un ruolo utile sulle navi, soprattutto in un’epoca in cui il commercio marittimo era capillare, basti pensare alla rete commerciale di Cartagine e al ruolo dell’Egitto come principale fornitore di grano per l’Impero romano.

E l’origine dei gatti sardi? Secondo lo studio sarebbero più strettamente imparentati con i gatti selvatici nordafricani che con i gatti domestici. Gli esseri umani portarono i gatti selvatici in isole dove non erano naturalmente presenti ed essi non sarebbero, quindi, discendenti di una popolazione rinselvatichita di antichi gatti domestici.

Alcune risposte e ancora molte domande sul nostro felino preferito

Sarà interessante continuare a indagare per identificare con maggiore precisione la o le popolazioni d’origine dei gatti domestici moderni e per comprendere meglio i processi culturali e socioeconomici che ne hanno guidato la domesticazione e la diffusione nel mondo.

Un limite importante riguarda il campionamento(https://www.science.org/doi/10.1126/science.aec9283 ): nonostante l’abbondanza di gatti mummificati in Egitto, ricavare da essi dati genetici è estremamente difficile, e in Nord Africa sono rari altri tipi di resti felini. Per questo motivo lo studio non include campioni antichi provenienti da queste aree, né dal Sud-ovest asiatico, rendendo impossibile stabilire con certezza quando e dove sia comparsa per la prima volta la linea del gatto domestico.

Resta, inoltre, da capire se la terra dei faraoni sia stata davvero il luogo in cui ha avuto origine la domesticazione del gatto o se, piuttosto, abbia rappresentato una sorta di “palestra”, in cui gatti già abituati a convivere con gli esseri umani si siano trasformati in compagni domestici a tutti gli effetti. Gli autori della ricerca ipotizzano, inoltre, che l’Africa nord-occidentale, in particolare le regioni di Marocco e Tunisia, possa aver rivestito un ruolo finora sottovalutato nella domesticazione.

Come spesso accade quando si parla di gatti, anche questo mistero resta tutto da svelare (almeno per ora).

Sostieni Dogsportal.it con una donazione

Dogsportal.it è un progetto editoriale totalmente indipendente.

Non ospitiamo pubblicità invasive, pay per click o pop-up. La nostra linea editoriale non è condizionata da sponsor o enti esterni. Se trovi utili i nostri articoli, puoi contribuire con una donazione libera. Anche un piccolo gesto fa la differenza per continuare a garantire contenuti seri e accessibili per tutti.

Grazie per essere parte della community di Dogsportal.it 🙏

Alessia Colaianni

Dottoressa di ricerca in Geomorfologia e Dinamica ambientale, sono poi approdata sulle rive della comunicazione e divulgazione scientifica. Sono diventata giornalista e, un articolo dopo l’altro, mi sono ritrovata a raccontare le storie di animali umani e non umani e dell’ambiente in cui vivono. Sul mio cammino ho incontrato lo sguardo di molti cani e questo mi ha convinta a suonare ai cancelli di Dogsportal per poter curiosare nella loro storia e nel loro comportamento insieme a voi.

Alessia Colaianni ha 69 articoli e più. Guarda tutti gli articoli di Alessia Colaianni