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Rabbia nel cane: cos’è, come si trasmette e perché in Italia il vaccino non è obbligatorio

La rabbia è una delle malattie infettive più antiche e temute al mondo. In Italia la conosciamo poco, perché dal 2013 il paese è ufficialmente indenne. Ma ignorarla del tutto è un errore: basta un animale importato senza controlli per rimettere in discussione anni di lavoro. Vale la pena sapere cos’è, come funziona e cosa prevede la normativa italiana.

Cos’è la rabbia

La rabbia è una malattia virale causata da un Rhabdovirus che colpisce il sistema nervoso centrale di tutti i mammiferi, uomo compreso. Si trasmette quasi esclusivamente attraverso il morso di un animale infetto, per contatto diretto con la saliva. Una volta che i sintomi neurologici si manifestano, la malattia è praticamente sempre fatale: non esiste una cura efficace dopo la comparsa dei segni clinici. L’unica protezione reale è la prevenzione, attraverso la vaccinazione degli animali e, in caso di esposizione accidentale, la profilassi post-esposizione per le persone.

A livello globale la rabbia uccide ogni anno oltre 55.000 persone, il 95% delle quali in Asia e Africa. Il 99% dei casi umani è causato da morsi di animali non vaccinati. Non è una malattia del passato: è una malattia che l’Europa ha imparato a tenere sotto controllo, ma che nel resto del mondo è ancora ampiamente diffusa.

Come l’Italia è diventata indenne

L’Italia è stata dichiarata ufficialmente indenne dalla rabbia nel 2013. Tra il 2008 e il 2011 il Triveneto aveva vissuto una lunga emergenza: centinaia di casi erano stati rilevati in animali selvatici, soprattutto volpi, nelle province di Belluno, in Friuli Venezia Giulia e in Trentino. Erano stati colpiti anche alcuni animali domestici. La risposta delle autorità sanitarie era stata massiccia: campagne di vaccinazione orale delle volpi, vaccinazione obbligatoria dei cani nelle zone a rischio, sorveglianza epidemiologica capillare, con il supporto finanziario dell’Unione Europea. Il risultato fu l’eradicazione completa della malattia dal territorio nazionale.

Perché oggi il vaccino non è obbligatorio

Da quando l’Italia è paese indenne, l’obbligo vaccinale è decaduto. La logica è quella classica della sanità pubblica: quando una malattia è assente dal territorio, l’obbligo non è più giustificato. Il sistema di sorveglianza rimane però attivo e pronto a reintrodurre l’obbligo non appena si verifichi un caso confermato.

Questo non significa che il vaccino antirabbico non esista o non sia disponibile. Significa che, in assenza di circolazione del virus sul territorio italiano, la vaccinazione è raccomandata ma non imposta per legge. Molti veterinari consigliano comunque la profilassi per gli animali che vivono nelle zone di confine del nord-est o che trascorrono tempo in aree rurali a contatto con fauna selvatica.

Quando il vaccino è obbligatorio

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Ci sono situazioni specifiche in cui la vaccinazione antirabbica diventa obbligatoria anche in Italia. Per viaggiare con cani, gatti e furetti in paesi esteri è richiesto il passaporto europeo per animali da compagnia, che include la registrazione del vaccino antirabbico. Il vaccino deve essere somministrato da un veterinario autorizzato su animali di almeno 12 settimane di età, dopo l’applicazione del microchip, e devono trascorrere almeno 21 giorni dalla vaccinazione prima di poter viaggiare. In base al tipo di vaccino, il richiamo è annuale o triennale. La vaccinazione è richiesta anche per la partecipazione a gare e mostre canine internazionali, quando previsto dal regolamento, e per il trasporto su traghetti e navi.

Cosa succede in caso di nuovo focolaio

Il sistema previsto dalla normativa si attiva automaticamente alla conferma di un caso: scatta immediatamente l’obbligo di vaccinazione per tutti gli animali del territorio interessato. Non è una misura eccezionale ma una procedura standard, collaudata e già applicata in passato con efficacia.

Il rischio concreto non viene dalla circolazione interna del virus, che in Italia non c’è, ma dall’importazione di animali da paesi in cui la rabbia è endemica senza rispettare le procedure previste: vaccinazione, passaporto, quarantena. Le regole per l’importazione di animali da paesi extra-UE esistono esattamente per questo. Non sono burocrazia: sono l’unico strumento che abbiamo per proteggere la salute degli animali e delle persone.

Fonti

Ministero della Salute — Rabbia Istituto Superiore di Sanità — EpiCentro: Rabbia Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie — Centro di referenza nazionale per la rabbia ANMVI — Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani

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