Storia dei cani allevati per il combattimento in India

Torniamo sulle tracce dei cani indiani: stavolta, scopriremo qualcosa su alcune razze allevate per il combattimento.


Sono per lo più grandi molossoidi di tipo primitivo con successive influenze occidentali, ma non mancano i cani assimilabili a terrier di tipo bull, che hanno trovato grande favore in ogni parte del mondo, tra gli appassionati di sport canino anche cruento.

Premessa: qui entriamo in un campo abbastanza delicato sia dal punto di vista etico che dal punto di vista zootecnico.

Personalmente non so molto di questo genere di cani, perché non sono mai stati la mia passione, dunque non aspettatevi un racconto così tanto esaustivo e che tratti proprio tutte le possibili varietà di questi animali.


Inutile dire che non vedo di buon occhio la pratica dei combattimenti tra animali, ma in certi contesti piuttosto primitivi è abbastanza comprensibile che questo spettacolo possa suscitare interesse e intrattenimento.

Come ci racconta anche lo storico Erodoto nelle sue Storie (V secolo a.C.), tra i grandi appassionati di molossoidi orientali e delle loro gesta come combattenti ritroviamo nientemeno che Alessandro Magno, che prediligeva appunto lo spettacolo di enormi cani indiani… in lotta contro elefanti! Sicuramente il confine tra storia e mito si fonde in questi contesti, ma ora andiamo a scoprire anche noi qualcosa su queste particolari varietà canine.

L’epigono più verosimile dei cani apprezzati da Alessandro dovrebbe essere l’Alangu mastiff: di enormi dimensioni e dal pelo raso, esisteva in India già dai tempi della dinastia Tamil dei Chola, che ha governato l’India del sud tra il VI secolo a.C. e la fine del secolo XIII d.C.. Il suo compito primario era sicuramente quello di indispensabile guardiano delle proprietà, ma sul suo conto poco ci è noto per la semplice ragione che oramai è una razza estinta.

Gli studi compiuti dal famoso zoologo Desmond Morris ci riportano ad una sola raffigurazione definita di questo genere di cane, un murale di età medievale che riporto di seguito.

Questo stesso cane avrebbe avuto una versione parente per la caccia grossa… anche alla tigre: è lo Shenkottah dog, di cui però ci è dato di sapere ancor meno.

La rappresentazione murale di un mastino della dinastia Chola.

Una tipologia di mastino indiano ancora esistente è il Kumaon mastiff, che prende il nome dal distretto di Kumaon nell’India nord-occidentale. Per avere esempi più chiari di cani di questa categoria, ci dobbiamo però spostare verso il confine col Pakistan, che è la prima terra d’origine del Sindh mastiff: prima di tutto guardiano, è un cane di tipo dogue agile e adattato al clima dei luoghi in cui si è sviluppato, al fianco dell’etnia Sindh.

Un mastino dei Sindh

Se il Sindh mastiff è di fatto praticamente estinto, i suoi geni vivono ancora nel mastino indo-pakistano forse più famoso in assoluto: il Bully kutta, molto diffuso tra India e Pakistan anche come cane da guardia, ma oggi soprattutto in contesti piuttosto loschi, che gli hanno valso la nomea di cane pericoloso, di sicuro non del tutto giustificata. Il suo curioso nome fa riferimento al suo aspetto fisico particolare: significa “cane rugoso”, vista l’abbondanza di pieghe che presenta soprattutto sul muso. La sua taglia molto grande registra cifre al limite del fantasioso, il suo pelo è cortissimo e le sue orecchie sono spesso tagliate molto corte, al contrario della coda che è lunga e non mozzata.

Un tipico Bully kutta

Per quanto riguarda i derivati dei terrier di tipo bull importati dall’Occidente, l’India può vantare il cosiddetto Indian bull terrier, che altro non è che un Bull terrier di tipo antico (la linea inglese allevata da Hinks), senza l’esagerata testa ad uovo e il fisico tozzo che ha caratterizzato i soggetti di questa razza dal Novecento in avanti: incrociato talvolta anche con cani indigeni locali, pare che possa essere impiegato anche nella caccia, oltre che come guardiano, compagno e combattente.

Un Indian bull terrier

Derivato pakistano dell’Indian bull terrier, probabilmente incrociato con il Bully kutta, è il Gull terr: cane di taglia media dal pelo raso e candido, ha delle proporzioni eleganti e grandi orecchie erette. Il suo nome è una probabile trascrizione errata dell’inglese Bull terrier, e il suo impiego principale è il combattimento. Stesso è il mestiere della sua versione più robusta (derivata dal re-incrocio di un Gull terr con un Bully kutta), nota con il nome di Gull dong.

A sinistra un Gull terr, a destra un più massiccio Gull dong

Mattia Ceruti

Nato a Monza il 6 gennaio 1997, il mondo animale (dalla zoologia all'etologia, fino alla zootecnia, e alla cinofilia in particolare) è la mia massima passione fin dai tempi del passeggino. In barba alla spasticità che affligge le mie gambe, cammino, cammino e ancora cammino. E quando sto fermo, scrivo, scrivo e ancora scrivo, meglio se a proposito di animali misteriosi e sconosciuti, cani ampiamente inclusi. Sempre che non ci sia qualche animale da osservare dal vivo, o libro interessante da leggere, o bel soggetto da fotografare o ritrarre! Non brillando certo per socievolezza e mondanità, il mio migliore amico è ovviamente il mio - ormai vecchio - cane Clint: bestiaccia indocile da sempre, è però anche grazie a lui che sono diventato il cinofilo che sono ora, e che posso “fregiarmi” del titolo di addestratore ENCI diplomato, e con una ambizione su tutte: aprire le porte della cinofilia pratica ad altri disabili oltre a me, ed educare le giovani generazioni (e non solo) a un rapporto sano e attivo con i nostri amici e ausiliari a quattro zampe.

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