Una vita con i cani. Intervista a Stefano Tartarotti.
Il disegnatore e fumettista ci ha raccontato delle storie di Cana e Canoanziano, tra passeggiate nelle colline piacentine e fumetti.
I cani sono amatissimi protagonisti dei suoi disegni: chi legge i suoi lavori o lo segue su Instagram non può non conoscere Cana e Canoanziano (che purtroppo è venuto a mancare alcuni mesi fa). Stiamo parlando di Stefano Tartarotti, disegnatore e fumettista, che ha collaborato con testate come Il Post, L’Espresso, Linus e Focus, e pubblicato più di 20 libri, tra cui La Cana spiega cose (People 2023).
Gli abbiamo chiesto di raccontarci della sua storia con i cani, tra passeggiate nelle colline piacentine e fumetti.
Quando e come è iniziata la tua vita con i cani? Cana e Canoanziano sono stati i tuoi primi cani?
Sì, sono stati i miei primi cani. Ho avuto due gatti che si sono parzialmente sovrapposti per tanti anni. Poi, dopo la morte della seconda gatta, che è stata 18 anni con me, mi ero detto «Basta, mi tengo i ragni in casa e sono a posto così», perché ci sono stato molto male. In quel periodo una mia amica mi aveva proposto di prendere insieme una casettina piccolissima in Valle d’Aosta, come seconda casa. Io avevo la prospettiva di andare via da Milano e quindi ne ho approfittato per provare a vedere come poteva funzionare anche per il lavoro, alternandomi tra montagna e città. In Valle d’Aosta abitavo in una specie di piccolissimo villaggio di casette in pietra, semi abbandonato:in inverno c’erano praticamente altre sei persone oltre me, d’estate si riempiva un po’. Quando andavo a fare passeggiate, la sera, spesso mi accompagnava un cane femmina dei miei vicini, che mi aspettava e mi seguiva e pensavo «Ah, che bello però far passeggiate col cane». È nato tuttoda lì e abbiamo preso la Cana [il suo nome è Lucy, N.d.A], adottata da un’associazione di Milano. Lei viene dalla Calabria ed è arrivata tramite staffetta.
Come è andata l’adozione? Siete andati subito d’accordo?
A parte avermi fatto subito la pipì in macchina e la cacca sul letto, è il cane più buono al mondo. Aveva 8 mesi e ha preso subito i nostri ritmi. È con me da 9 anni ed è il cane più socievole dell’universo. Questo è in parte un problema, perché si fionda verso chiunque per fargli le feste.Ha anche un istinto fortissimo per la caccia (è mezza levriero e mezza golden retriever), per cui devo portarla sempre al guinzaglio perché, qualsiasi cosa scappi — che sia un leprotto, un cinghiale, un furgone —, lei la rincorre.
E Canoanziano? Quando è arrivato?
Canoanziano, invece, è un cane che è stato maltrattato, tenuto per gran parte della vita nelpiccolissimo retro di un’attività commerciale a Milano, per fare la guardia. È stato segnalato più volte all’ASL veterinaria, è uscito un paio di volte, però fondamentalmente gli veniva dato da mangiare e qualche volta un dipendente lo portava a fare delle micro-passeggiate. È un cane che è rimasto in pochi metri di cemento per gran parte della sua vita. Alla fine, questa attività è fallitae il proprietario ha abbandonato il cane. Quindi l’ASL l’ha dato in adozione a una delle ragazze che,dai condomini di fronte all’esercizio commerciale, spesso segnalavano la situazione di incuria e sporcizia in cui versava questo animale. Lei, però, non lo poteva tenere in casa perché aveva dei canettini piccoli e Canoanziano forse già aveva dei problemi di deambulazione, era già vecchio, e quindi è passato a un’associazione. Qui ha iniziato a deperire tantissimo e una delle volontarie, mia amica, sapendo che avevo lo spazio, mi ha chiesto di prenderlo prima che ci lasciasse le penne. Mi aveva detto che era anziano, di non nutrire grandi aspettative perché, probabilmente, non avrebbe passato l’inverno. Invece, poi, ne ha passati due di inverni con noi.


Come vivevano insieme Cana e Canoanziano? Andavano d’accordo?
Lui aveva paura delle altre persone tranne di me e dei volontari e volontarie del rifugio che lo avevano accolto, ma era entusiasta di Cana. Lei ha un po’ timore dei cani grandi, per cui si è dovuta abituare. Cana soffre l’ansia d’abbandono: quando andavo via, quelle poche volte che non potevo portarla con me, tendeva sempre un po’ a sclerare. Con lui era un pelino più tranquilla, per cui si era un po’ abituata nonostante prendesse comunque i suoi spazi. A volte dormivano vicini sul divano.
Loro sono diventati protagonisti delle tue storie. Come sono entrati nel tuo processo creativo?
Già all’epoca, quando ho accolto Cana, ho cominciato a realizzare spesso fumetti autobiografici.Quindi da una parte, raccontando il mio quotidiano, c’era lei. Dall’altra, nei fumetti spesso fa comodo avere una spalla, ossia un personaggio che interagisce in modo da poter inserire dialoghi oltre che didascalie. Inizialmente a fare da spalla comica era una mia amica che prendevo molto in giro. Poverina! Poi è stata Cana a prendere in giro me nei fumetti. Grazie a lei molte persone hanno iniziato a seguirmi ed è diventata molto più famosa del disegnatore. Per me va bene così: l’80%- 90% delle bollette le paga la Cana.
La Cana è la tua aiutante all’interno di disegni e ha veicolato anche messaggi importanti. Un esempio è un fumetto che spiega l’eutanasia legale. I cani sono, in qualche modo, facilitatori sociali nel tuo lavoro?
Gli animali si prestano bene a far questo. Negli ultimi 1-2 anni ho realizzato spesso fumetti che spiegano temi complessi. Con gli animali, affrontarli è meno noioso rispetto al riportare solografici e tabelle. Far raccontare argomenti difficili, come le migrazioni o l’eutanasia, dagli animali permette di alleggerirli, di non risultare fastidioso. Ad esempio, la storia che parla delle migrazioni l’ho raccontata con i gattini (https://www.instagram.com/p/C0_LRxJsbxs/?img_index=1). È un modo puccioso per raccontare e spiegare cose, affrontare questioni complicate e renderlemeno drammatiche, poiché su certi temi c’è il rischio che parta subito un meccanismo di rifiuto, di difesa, per cui le persone smettono di leggere perché si è spesso investiti da una grande quantità di cattive notizie, di storie terribili. A volte, se racconti le cose con un po’ di dolcezza e un po’ di simpatia leggera, è più facile che un lettore arrivi alla fine e legga tutto.
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Ci sono cani e altri animali nei tuoi disegni. Qualche lettore o lettrice è stato ispirato dai tuoi lavori e, magari, si è avvicinato al mondo degli animali e all’adozione dei cani?
Molte persone erano contente dell’adozione di Canoanziano, perché spesso i cani anziani tendono a non essere scelti. Nei canili si cerca sempre di più il cucciolo. In genere spingo, cercando di non essere molesto, affinché vengano presi i cani dai canili e non comprati i cani di razza, perché ci sono tantissimi cani nei canili, soprattutto in quelli del sud ed è veramente un peccato si vada ad alimentare un mercato quando ci sono già un sacco di cani che cercano casa. E che, come dimostra Cana, sono simpaticissimi e bellissimi.
Cosa preferisci della tua vita con i cani?
Quando torni a casa ti fanno le feste. Anche i gatti ti vogliono bene, comunque hanno il loro modo diverso di manifestarlo. La mia gatta era una versione felina di Cana, era timidissima, buonissima. Il gatto che ho avuto prima era un maschio ed era un po’ più furbetto. Il cane è veramente il cane più felice del mondo quando torni. Ogni volta che vai via è convinto: «Basta, non tornerà mai più. Mi ha abbandonato qui con la TV e la PlayStation». Poi, quando arrivi a casa,è il cane più felice del mondo perché sei tornato. Quella è una roba a cui non ero abituato. Se ci pensi, gatti o familiari sono entusiasti fino a un certo punto che sei tornato. Invece, il cane è il cane più felice al mondo quando torna a casa il suo convivente.


Cosa ti hanno insegnato Cana e Canoanziano?



Mi sono accorto che ogni tanto, quando non capisco qualcosa, ruoto la testa come fanno i cani.Quando ho qualche amico o amica che mi fa vedere qualcosa e non capisco come funzioni, mi viene da ruotare la testa. Secondo me passo troppo tempo con la Cana e ho preso un po’ di sue abitudini. Lei, poi, è molto socievole, ha una sorta di entusiasmo per le persone, cosa che non è esattamente quello che mi caratterizzava o che mi caratterizza: ho una specie di sindrome dell’eremita ed è il motivo per cui sono venuto ad abitare in posto più isolato. Io cercavo casa e, in genere, gli agenti immobiliari mi dicevano «Eh, purtroppo è un po’ isolata». Lo so, l’ho chiamata apposta perché è la casa più isolata al mondo! Cana mi obbliga e mi aiuta a essere un pochino più socievole e meno orso.
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