Sfatiamo un mito: l’uomo non ha creato il cane
Educatori, istruttori, veterinari esperti in comportamento, addestratori, operatori vari… Molte le figure che si occupano di comportamento dei cani e ciò è un bene. Ma ce n’è una che è ingombrante per la sua quasi totale assenza: l’etologo.
Fino a tempi recenti l’etologia, la scienza che studia il comportamento animale, è sembrata per lo più disinteressata ai cani e in generale agli animali domestici, dando quasi l’impressione di considerarli animali di serie B rispetto alle specie selvatiche.
Ma perché questa scarsa attenzione e, se proprio vogliamo dirla tutta, questo pregiudizio?
In parte risalgono alla nascita stessa dell’etologia e al come fu plasmata dal suo fondatore, Konrad Lorenz.
L’intuizione di Lorenz fu dare allo studio un taglio evoluzionistico sulla scia delle teorie di Darwin.

Fino ad allora si prediligevano esperimenti di laboratorio e si ipotizzava che i comportamenti animali fossero solo frutto di esperienze.
L’idea rivoluzionaria fu che, così come i tratti fisici, anche i comportamenti sono soggetti a evoluzione.
In altre parole che ogni animale nasce non soltanto con particolari caratteristiche morfologiche, ma anche dotato di un repertorio comportamentale ereditario.
Esso emerge e si perfeziona con l’esperienza e rende così ogni specie unica non soltanto per la forma, ma anche nel modo di rapportarsi alla realtà. La conseguenza fu un radicale cambiamento nell’osservazione e nello studio degli animali. La rivoluzione consisteva nel riconoscere la fondamentale importanza dell’interazione col proprio habitat.
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Ad esempio per studiare il comportamento di gorilla, tigri o antilopi non è sufficiente metterli in un laboratorio, ma è necessario osservarli anche nel loro ambiente naturale, perché è lì che i comportamenti sono nati e si sono sviluppati per garantirne la sopravvivenza. Trasportarli in un luogo diverso significa in molti casi alterare le condizioni e osservare qualcos’altro.
L’etologia, dunque, nacque e si caratterizzò non come uno studio astratto del comportamento, ma come lo studio dell’interazione degli animali col proprio habitat e del comportamento come frutto di tale interazione. Ogni interferenza esterna doveva essere ridotta al minimo e tra queste anche quella umana.
Ma che dire del cane?

Non soltanto veniva da sempre visto come legato all’uomo, ma fu considerato come frutto della sua azione diretta. Quasi come una macchina, si guardò al cane come una sorta di creazione artificiale. Qualcosa che in natura non esisteva e non sarebbe potuto esistere se l’uomo, soltanto con le sue capacità, la sua intelligenza e fantasia, non lo avesse creato a partire dal lupo.
Ma è proprio così?
L’evoluzione della nostra specie, fin dalle sue origini, si è caratterizzata per la enorme modificazione dell’ambiente al fine di creare le migliori condizioni per la sua sopravvivenza. Al punto che siamo soliti contrapporre un ambiente artificiale a uno naturale e a considerarli come cose distinte. E tuttavia tale distinzione è essa stessa qualcosa di artificiale, specie se la guardiamo dal lato degli animali.

In altri termini l’opera dell’uomo crea a tutti gli effetti un nuovo tipo di ambiente, coi suoi rischi e pericoli, ma anche risorse e opportunità.
Esso può risultare favorevole per alcune specie e insidioso per altre.
Il cane e l’ambiente umano
Il cane, o il suo progenitore, fu abilissimo ad adattarsi e sfruttarlo: risorse a basso costo date dai nostri rifiuti e avanzi, minore competizione con altri predatori, maggiore possibilità di sopravvivenza delle cucciolate… L’ambiente artificiale umano è diventato a tutti gli effetti un nuovo ambiente naturale: un habitat da colonizzare.
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L’etologia avrebbe potuto studiare come il cane è stato capace di adattarsi con successo non solo a un’incredibile varietà di condizioni ambientali, ma anche culturali. Da quei popoli che lo considerano animale sacro a quelli che lo reputano impuro il cane da tempo immemore calca le nostre stesse strade, mostrandoci il suo vasto e strabiliante repertorio comportamentale e quella che è la sua più incredibile dote: la sua intelligenza adattativa!
Non solo cane e uomo ma anche cane e ambiente
Ciò che l’etologia ha mancato per decenni di fare è porre l’accento non solo sul rapporto con l’uomo, ma su quello con l’ambiente da noi creato nel suo complesso. Mostrare che l’importante non è solo ciò che l’uomo ha fatto del cane e come ha cercato di trasformarlo in ciò che voleva, ma come il cane, in tutto il mondo, ha saputo adattarsi all’habitat umano in tutte le sue condizioni e in ogni suo grado di complessità.
Quello dell’uomo che prende il lupo e lo trasforma in cane è solo un grande mito.
Come un incanto ci ha influenzato e solo oggi cominciamo pian piano a svegliarci da questo sogno antropocentrico, a comprendere che il cane certo è stato soggetto alla nostra azione, ma soprattutto è stato attore attivo del cambiamento, protagonista delle sue scelte evolutive. Arrivando perfino ad influenzare noi e i nostri comportamenti! Probabilmente proprio lo status di animale domestico, di “migliore amico” dell’uomo, è una delle cause di maggiore pregiudizio nei confronti di questa specie. È un’appropriazione indebita di intelligenza che toglie al cane per dare all’uomo. E si può dunque dire che tutto l’edificio delle nostre conoscenze poggia in realtà su basi molto fragili se non addirittura è privo di fondamenta.
Così seppur oggi siamo pieni di figure esperte in come renderlo ciò che vogliamo, siamo sicuri di sapere chi veramente è il cane?
Di capirne appieno l’intelligenza?
È forse tempo di cambiare la nostra grammatica: il cane soggetto e non predicato.
CONSIGLIO DI LETTURA
E l’Uomo Incontrò il Cane è il testo di Lorenz su questa specie e di seguito i titoli dei capitoli del libro: 1.Potrebbe essere andata così, 2.Le radici della fedeltà al padrone, 3.Educazione, 4.Cane e padrone, 5.Cani e bambini, 6.Accuse agli allevatori, 7.Sbarre, 8.Conflitti per un piccolo dingo, 9.Peccato che non sappia parlare, capisce ogni parola, 10.Obbligo morale, 11.La fedeltà e la morte.
Spero che li leggerete sotto una luce diversa.
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