Lo sport cinofilo tra agonismo, crescita personale e passione: una riflessione di Susanna Coletto
Riflessioni sul vero significato dello sport con il cane, tra agonismo sano, relazioni sincere e derive da evitare
Di Susanna Coletto.
Parlare di sport cinofili significa oggi affrontare un mondo vasto e in continua evoluzione, in cui il rapporto tra cane e conduttore si intreccia con l’agonismo, la formazione e l’equilibrio emotivo.
Con questo articolo, Susanna Coletto – istruttrice cinofila con una lunga esperienza alle spalle – ci offre una riflessione sincera e profonda su come le discipline sportive vengano vissute e interpretate da chi le pratica, sia per professione sia per passione.
Un contributo prezioso per tutti i lettori di Dogsportal.it che si avvicinano agli sport cinofili o già li praticano e si interrogano sul loro significato più autentico.
L’agonismo sportivo
Un quarto di secolo di sport cinofili
Sono un’istruttrice cinofila da più di un quarto di secolo ormai ed ho avuto la fortuna di assistere e vivere la nascita e l’evoluzione di molti sport cinofili.
Entrata in questo mondo in un’epoca in cui si praticavano solo l’agility e l’utilità e difesa, ora diventa persino difficile districarsi tra le varie discipline, spesso regolamentate in modo diverso dalle varie organizzazioni.
A mio avviso, il riconoscimento della cosiddetta «attività sportiva cinotecnica» da parte del CONI ha rappresentato una sorta di rivoluzione, che lentamente nel corso degli anni ha trasformato quelle che erano considerate «prove attitudinali» in veri e propri sport, con tutto ciò che ne consegue.

Diverse interpretazioni dello sport cinofilo
Lungi dal voler fare una disamina sullo stato dell’arte dello sport cinofilo, leggendo alcuni post sui social media, ho preso spunto per alcune riflessioni sul diverso modo di vivere questa attività, sia da conduttore, sia da istruttore o responsabile di settore.
Ho sempre creduto nello sport, non solo per i benefici fisici e psichici, ma anche come importante strumento di crescita personale e di confronto con se stessi e con gli altri.
Non ho mai creduto nell’esasperazione dell’agonismo, che aborro con tutta me stessa, perché spesso porta a una mancanza di rispetto verso gli altri e, soprattutto, verso i nostri cani.
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Il cane è prima di tutto un compagno di vita
Per me, il mio cane è innanzitutto un compagno di vita, non uno strumento per raggiungere obiettivi a tutti i costi.
Intorno a me, per fortuna, ho tante persone che la pensano come me, e sono la stragrande maggioranza.
Tra questi includo molti agonisti di alto livello che, anzi, sovente sono quelli più attenti alla preparazione del cane, partendo dagli aspetti comportamentali – «il cane deve vivere sereno ogni situazione» – passando per una gestione fondata su relazione e complicità, fino a una preparazione fisica e tecnica accurata.
Lo sport come gioco e benessere condiviso
L’approccio ludico alla disciplina
Molti miei allievi praticano sport cinofili con un approccio ludico: per loro l’obiettivo è divertirsi con il proprio cane e condividere momenti con altre persone con interessi comuni.
Spesso hanno iniziato “per far bene al cane” e hanno scoperto poi quanto facesse bene anche a loro stessi.
Alcuni si limitano all’allenamento, altri partecipano anche a gare, ma sempre con uno spirito sano.
Come diceva mio padre: «A nessuno piace perdere», ma chi vive la competizione come un gioco, sa bene che i veri problemi della vita sono altri e che queste attività servono proprio ad alleggerire la quotidianità.
Tra tensione e consapevolezza
Il mio percorso personale
Io sono un mix tra chi vive lo sport per divertimento e chi lo affronta con maggiore intensità.
Ho sempre preferito insegnare al gareggiare, soprattutto da giovane, quando la tensione era forte: paura di sbagliare, desiderio di risultati, confronto continuo. Tutto ciò metteva in luce le mie insicurezze.
Col tempo ho cambiato visione: oggi l’agonismo non ha un peso primario nella mia vita, e ho imparato a fare del mio meglio, sapendo che “si vince e si perde” e che ci sarà sempre qualcuno più bravo e meno bravo di te.
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Dopo aver vissuto esperienze personali difficili, ho imparato quanto sia un privilegio poter dedicare tempo a queste attività, e questa consapevolezza mi accompagna ogni giorno.
Non nascondo che mi piace vincere, ma accetto le sconfitte come occasione per migliorare. Perché, diciamolo, sbagliamo noi, non il cane.
Oggi mi diverto a gareggiare, se anche il mio cane si diverte.

Critiche, rinunce e scorciatoie
Il rifiuto dell’agonismo
Esiste anche un gruppo di persone che rifiutano l’agonismo a prescindere, definendo “invasati” tutti coloro che partecipano alle gare.
Altri, invece, abbandonano le gare ritenendo che vi sia troppa competizione, e si spostano su discipline più tranquille.
I peggiori? I falsi distaccati
Tra questi, alcuni – che definisco “la razza peggiore” – contestano i giudizi, incolpano l’ambiente, il meteo, l’erba bagnata.
Si mascherano dietro frasi come “è solo un gioco, non me ne importa”, ma in realtà temono il confronto e non accettano la sconfitta.
Cercano discipline o circuiti dove vincere è più facile. Apprezzo di più chi lo dichiara apertamente.
Insegnare non è un gioco
In questa categoria rientrano anche alcuni istruttori che, pur avendo scarsa esperienza, dicono di insegnare “per gioco”, per “far fare due salti al cane”, ignorando i rischi tecnici di alcuni esercizi.
Preparare un binomio è sempre necessario. E spesso, è molto più difficile semplificare un esercizio che renderlo complicato.
In conclusione: divertirsi, sempre
Il mio consiglio – senza polemica – è:
➡️ Affidatevi a persone esperte,
➡️ Siate curiosi,
➡️ Non perdete mai il gusto di divertirvi con il vostro cane,
sia che vi troviate nel campetto dietro casa, sia che siate a un campionato del mondo.
Perché questo è il traguardo più bello, ma anche il più difficile da raggiungere.
E io ne so qualcosa.
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