Cani pericolosi o razze pericolose?
La discussione sulla Save List e sulla presunta pericolosità di alcune razze riporta alla ribalta una questione vecchia di decenni: si può davvero stabilire la pericolosità di un cane in base alla razza?
Negli ultimi mesi, il tema della pericolosità di alcune razze canine è tornato con forza nel dibattito pubblico, spinto dalla proposta della Regione Lombardia e da una serie di episodi di cronaca. Ma ha davvero senso parlare di razze pericolose? Oppure siamo di fronte a un’altra forma di discriminazione che non tiene conto della complessità del comportamento animale? In questo articolo per i lettori di Dogsportal.it, analizziamo i dati, le normative passate e presenti, e le più recenti evidenze scientifiche, per provare a fare chiarezza su un tema tanto delicato quanto divisivo.
Novembre 2019: a Marano Ticino (NO) una donna viene aggredita da un Boxer rimediando morsi a mani e braccia.
Febbraio 2020: a Zeme di Lomellina (PV) una donna, custode di un allevamento, viene uccisa da due alani.
Luglio 2021: a Correzzola (PD) un San Bernardo azzanna alla gola una bambina di 9 anni.
Dicembre 2022: a Dorno (PV) uno Schnauzer gigante attacca il proprietario e gli stacca un pollice.
Febbraio 2023: a Lucca un Terranova morde la faccia di un bambino di un anno e mezzo, causandogli gravi ferite.
12 aprile 2024: a Lodi una donna viene azzannata in pieno volto dal suo Labrador.
18 maggio 2025: a Modena una donna viene aggredita da un Dobermann riportando serie ferite alla testa.
Casi isolati? Probabilmente sì, nessuno si sognerebbe di considerare Boxer, Labrador o Terranova e così via razze pericolose. Questi cani appartengono a razze non comprese nella Save List e potremmo trovare altri episodi simili negli ultimi anni, quanto basta per chiedersi se esistono razze buone o razze cattive, razze al 100% innocue e razze al 100% pericolose.
Ci possono essere sbagli da parte dei proprietari, bambini lasciati soli con un animale senza la supervisione di un adulto, soggetti con un precario equilibrio psichico, poco o per niente socializzati o frutto di una pessima selezione, ma tutto questo, è evidente, non dipende dalla singola razza.
La proposta della Regione Lombardia, quindi, parte a mio avviso un presupposto sbagliato, cioè che alcune razze siano a prescindere più pericolose di altre. La discriminazione, al massimo, andrebbe fatta in base alla taglia, perché è ovvio che un cane di 40-50 chili, di qualsiasi razza, possa fare più danni di uno di 5-10 chili e richieda quindi una gestione più attenta.
Influenza della razza sul comportamento
Secondo studi documentati, come quello sul genoma dei cani, condotto dalla University of Massachusetts Chan Medical School e pubblicato su Science nel 2022, le caratteristiche comportamentali attribuite alle razze moderne sono poligeniche e influenzate dall’ambiente e solo il 9% del comportamento dei cani è influenzato dalla razza, il rimanente 91% è determinato dall’ambiente in cui vive un animale, dal modo in cui viene cresciuto e dal tipo di educazione impartita, dalle esperienze positive e negative che ha avuto modo di vivere e dalla opportunità di socializzazione con i suoi simili e con gli esseri umani.
La proposta inizialmente prevedeva patentino obbligatorio per tutti i cani appartenenti alla Save List, per i cani “simil razza” o frutto di incroci tra razze interessate, poi un emendamento ha escluso dalla formazione obbligatoria, in quanto al centro di un percorso selettivo che minimizza tare comportamentali, tutti i cani di razza iscritti al Libro genealogico tenuto dall’ENCI, compresi quelli delle tipologie elencate nella Save List.
Per fare un esempio: un Amstaff o un Cane Corso presi in un allevamento e provvisti di pedigree sarebbero esentati dal patentino, se invece venissero adottati in un rifugio o in un canile, e ne fossero quindi al 99% sprovvisti, lo dovrebbero fare.
Al di là di questo “percorso selettivo”, resta però da vedere se tutti i proprietari che prendono un cucciolo in un allevamento riconosciuto dall’Enci abbiano l’esperienza o l’intelligenza di affidarsi a esperti per crescerlo in modo corretto una volta fatto il suo ingresso in famiglia.
Proposta, non ancora legge
Il fatto che il Consiglio regionale della Lombardia il 24 giugno scorso abbia approvato il testo, ha fatto pensare a una legge regionale già in vigore, in realtà si tratta di una proposta di legge al Parlamento (“Norme specifiche per alcune tipologie di cani a tutela del loro benessere e della pubblica incolumità”) promossa dalla Regione Lombardia che, come tutte le leggi italiane, dovrà seguire il suo iter, dovrà quindi essere discussa, eventualmente modificata, e approvata da Camera e Senato prima di essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.
Attualmente a livello nazionale la validità dell’ordinanza del Ministro della salute 6 agosto 2013 (che non comprende alcuna black list) e successive modificazioni, è stata prorogata di dodici mesi a decorrere dal 3 settembre 2024, quindi è in vigore fino a settembre 2025.
2003: comincia la “discriminazione”
Era il lontano 2003, il 12 settembre viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale un’ordinanza dell’allora ministro della salute Girolamo Sirchia in materia di “tutela dell’incolumità pubblica dal rischio di aggressioni da parte di cani potenzialmente pericolosi” a seguito, si legge nel testo, di ripetute aggressioni da parte di cani di una razza ritenuta pericolosa, il pitbull.
Peccato che le razze con spiccate attitudini aggressive sottoposte a rigide limitazioni (ad esempio uso contestuale di museruola e guinzaglio) siano tutte quelle del Gruppo 1 (cani da pastore) e tutte quelle del Gruppo 2 (cani da difesa e utilità), senza fare riferimento al Gruppo 3 (terrier) in cui ci sono le razze più affini al pitbull. In poche parole nella lista si possono trovare due piccoletti come lo Zwergpinscher e il Welsh Corgi ma non c’è, ad esempio, l’American Staffordshire.
Il 10 settembre 2004 viene pubblicata una nuova Ordinanza, con una sensibile diminuzione delle razze interessate e qualche errore nella denominazione: American Bulldog; Cane da pastore di Charplanina (la dizione Charplanina è francese e spagnola, in italiano si dice Ciaplanina, Sarplaninac in serbo); Cane da pastore dell’Anatolia; Cane da pastore dell’Asia centrale; Cane da pastore del Caucaso; Cane da Serra da Estreilla (Cane da Sierra de Estrela in italiano, Cão da Serra da Estrela in portoghese); Dogo Argentino; Fila brazileiro(brasilieiro); Mastino napoletano; Perro da canapo majoero (che è in realtà il Perro Majorero, razza spagnola non riconosciuta dalla FCI che non credo si sia mai vista nel nostro Paese); Perro da presa canario (ex Dogo Canario oggi Presa Canario); Perro da presa Mallorquin(oggi Perro Dogo Mallorquin); Pit bull; Pitt bull mastiff: Pit bull terrier; Rafeiro do alentejo(do Alentejo, regione portoghese); Rottweiler; Tosa inu (semplicemente Tosa, inu, che significa cane, non compare nella denominazione ufficiale).
Le ordinanze si succedono, nel 2005 quella del ministro Storace riprende la precedente eliminando il Mastino Napoletano, nel 2007 quella del ministro Livia Turco è sostanzialmente identica alle precedenti.
La svolta avviene nel 2009, quando viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 20 agosto l’ordinanza del sottosegretario Francesca Martini, che elimina la “black list”, motivando la decisione con il fatto che l’elenco di razze pericolose era privo di fondamento scientifico e non era possibile stabilire il rischio di aggressività dei cani in base alla loro razza.
Nel corso del tempo le ordinanze sono state rinnovate di anno in anno, senza fare più riferimento a liste di razze a rischio di maggior pericolosità.
Save List, gli illustri sconosciuti
La Save List ha subito nel corso dei mesi alcune modifiche: sono scomparsi lo Staffordshire Bull Terrier, il Cane Lupo Italiano (dizione esatta Lupo Italiano), il Cane da Serra Estrella e il Presa Canario, fanno il loro ingresso Pastore Tedesco, Pastore Belga Malinois, Akita Americano e Bull Terrier. Accanto a razze ben note ce ne sono altre decisamente meno conosciute, alcune nemmeno allevate nel nostro Paese altre, se presenti, lo sono con pochissimi esemplari.
Diciamo la verità: chi, se non molto esperto di cinofilia, ha mai sentito parlare di Rafeiro do Alentejo?
Quanti sanno che Pastore dell’Anatolia è una dizione vecchia per una razza che attualmente si chiama Kangal Coban Köpeği? Perché, se c’è il Pastore di Ciarplanina, non inserire anche il Torniak (considerata razza pericolosa in Danimarca) e il pastore di Karst tra i cani da pastore dell’Est e, tra le razze portoghesi, perché il Raferio do Alentejo sì e il Cão de Castro Laboreiro no? Il Maremmano sì e il Cane da Montagna dei Pirenei no? L’American Bulldog sì e l’American Bully (razza vietata in Gran Bretagna) no? Il Pastore Tedesco sì e il Cane da Pastore Bianco Svizzero no?
Non si capisce, in poche parole, in base a che cosa una razza debba essere inclusa e un’altra, assai simile per morfologia e attitudini, no.
Mi chiedo poi se abbia senso includere razze che storicamente non hanno mai fatto parte del patrimonio cinofilo nostrano e che molto difficilmente si vedranno a spasso per le vie di qualche cittadina italiana, dal momento che, però, i riflettori si sono accesi anche su di loro, vediamo di scoprire un po’ di più su queste razze illustri sconosciute.
Fila Brasileiro
Ha origini incerte, anche se si può ipotizzare che discenda dai molossi da combattimento che arrivarono in America con i primi conquistatori spagnoli e portoghesi nel 1500. È un cane ancora poco manipolato dall’uomo e per questo ha potuto mantenere intatte le sue qualità: ottimo guardiano, schivo e molto diffidente nei confronti di chi non conosce ma affezionato in famiglia, docile con il padrone e la sua famiglia, obbediente ed estremamente tollerante verso i bambini e il modo di dire brasiliano “fedele come un fila” la dice lunga sulla sua fedeltà. È, però, un cane di forte tempra e richiede quindi un certo polso nell’educazione. Possiede coraggio e determinazione, e in un giardino è molto tranquillo e ama starsene nella sua proprietà custodendola al meglio, piuttosto che essere portato fuori al guinzaglio.
È un molossoide con ossatura potente ma agile, di struttura rettangolare e compatta, con testagrande e massiccia, stop praticamente inesistente, occhi a mandorla di colore castano scuro fino al giallo, orecchie pendenti a forma di V.
Il pelo corto e fitto può essere fulvo, nero o tigrato, con o senza maschera, l’altezza al garreseda 60 a 75 cm, il peso da 40 a 50 kg.
Iscrizioni ai Libri Genealogici nel 2024: 4.
Tosa
Il Tosa, peraltro inserito due volte, come Tosa giapponese e come Tosa Inu, è un molosso giapponese selezionato nel XIX secolo come cane da combattimento la cui storia comincia nella seconda metà dell’800, quando la razza locale Kochi-Ken (Kochi è il nome della regione dove è situata la città di Tosa) o anche Shikoku-Inu, dominava nei combattimenti. Per aumentare la taglia e creare un cane ancor più “consapevole” del ruolo simbolico del combattimento (il rituale del combattimento giapponese prevedeva un cane pesante e pacifico, capace di scendere nell’arena in modo silenzioso e dominare l’avversario con la sola forza fisica del corpo), fu incrociata con molossi come Bulldog, San Bernardo, Mastiff e Bull Terrier, ma anche col Kurzhaar per migliorare l’olfatto e con l’Alano per aumentare l’altezza.
Pazienza, sangue freddo, ardimento e coraggio sono i tratti caratteriali definiti dallo standard, ma il Tosa oggi può essere considerato un cane di famiglia paziente con i bambini e socievole con gli altri animali, fondamentalmente tranquillo perché conscio della sua mole.
È un cane di grande mole (altezza minima per i maschi 60 cm, per le femmine 60) e di costituzione robusta, il pelo, corto e aderente, può avere colore rosso, fulvo, albicocca, nero etigrato.
Iscrizioni ai Libri Genealogici nel 2024: 10.
Cane da pastore di Ciarplanina
È allevato da tempo nelle regioni montane nel sud-est della Yugoslavia e deve il nome alla zona montuosa di Sar, tra Kosovo e Macedonia (planina in serbo significa “montagna”), dove è ben diffuso. Inizialmente riconosciuto dalla FCI nel 1939 come “Illirski Ovcar” (cane da pastore dell’Illiria), nel 1957 ha assunto l’attuale denominazione.
Arrivato in Europa dall’Asia, è stato anche il cane ufficiale dell’esercito yugoslavo e tuttora è utilizzato in campo militare, come cane da guardia.
È un custode sempre vigile, anche quando sembra dormire; nel caso avverta un pericolo, però, si scatena, e in questo caso è difficilmente controllabile. Abbaia poco ma quando lo fa la sua voce è forte e si fa sentire.
Diffidente per natura, anche con i membri della famiglia, pur essendo a loro molto legato, è abbastanza riservato. Con i bambini le femmine si comportano come vere e proprie babysitter, anche perché molto tolleranti, nei maschi è più spiccata la difesa del territorio.
É un cane robusto con forte ossatura, di taglia ben al di sopra della media (altezza al garrese 58-62 cm), leggermente più lungo che alto.
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Il pelo folto e lungo è monocolore, sono accettati tutti i colori, dal bianco al marrone scuro che sembra quasi nero e la sfumatura preferita è grigio-verdastro (grigio ferro) e grigio scuro.
Iscrizioni ai Libri Genealogici nel 2024: 1.
Kangal Çoban Köpeği (Pastore dell’Anatolia)
Pastore dell’Anatolia è ormai una dizione obsoleta per una razza che, dal 2018, ha assunto la denominazione ufficiale di Kangal Çoban Köpeği (Çoban Köpeği significa “cane da pastore” mentre Kangal è il nome di un distretto della provincia di Sivas).
In altre parti del mondo, come Australia, Nuova Zelanda e Gran Bretagna, Kangal e Pastore dell’Anatolia sono considerate due razze del tutto distinte.
È una razza molto antica che discenderebbe da un ceppo comune a quello dei grandi pastori bianchi, ma ha molte analogie anche con i pastori dell’Est, come il pastore del Caucaso e quello dell’Asia Centrale.
È il cane nazionale turco, anche se presente con una certa variabilità in base al territorio per taglia, colore e lunghezza del pelo, ma hanno tutti una grande attitudine alla protezione digreggi e bestiame.
È un cane molto equilibrato e calmo, un guardiano riflessivo che usa la dissuasione come primo mezzo e ricorre al morso solo come ultima risorsa. Da sempre abituato a lavorare anche in assenza di partner umano, ha mantenuto una certa autonomia, ma in famiglia si rivela affettuoso e si lega a tutti i suoi membri.
Il pelo è monocolore, da fulvo a zibellino, lungo 3-7 cm con fitto sottopelo. È di taglia grande con altezza al garrese 65-78 cm.
Iscrizioni ai Libri Genealogici nel 2024: 82.
Rafeiro do Alentejo
Una teoria lo vorrebbe discendere da molossi provenienti dal Medio Oriente. Per la mole e il coraggio era usato da tribù il cui sostentamento dipendeva dalla gestione del bestiame.
Con l’inizio della transumanza, che implica un dislocamento temporaneo di grandi greggi, ci si rese conto che gli animali venivano esposti a molti pericoli nel corso dei loro lunghi trasferimenti. Sulla loro strada verso la montagna in estate e al ritorno verso le pianure in inverno, le greggi erano sempre accompagnate da grossi cani, che poi si sparsero lungo il percorso da regione a regione. Così si spiega la comparsa nelle pianure di Alentejo di questo cane potente, che è stato chiamato Rafeiro do Alentejo fin dalla fine del 19° secolo.
Un eccellente cane da guardia per fattorie e proprietà, né aggressivo né timido. è pure un utilissimo custode del bestiame, più vigile ancora di notte, poiché prende molto sul serio il suo compito di guardiano di un territorio o di qualsiasi proprietà che gli si sia stata confidata.
Il pelo è corto o preferibilmente di media lunghezza di colore nero, grigio lupo, fulvo o giallo, con o senza striature, sempre con macchie bianche.
Altezza al garrese da 64 a 74 cm, peso 35-60 kg.
Iscrizioni ai Libri Genealogici nel 2024: 0.
Cane Lupo di Saarloos
È stato creato dal cinofilo olandese Leendert Saarloos, che intorno al 1930 accoppiò più volte il Pastore Tedesco Gerard van der Fransenum con la lupa Fleuri. Alla fine si ritrovò con 28 cuccioli, di cui solo 3 erano a suo dire idonei a essere i progenitori di una futura razza. Operando una severa selezione riuscì a ottenere soggetti equilibrati, contenenti solo un quarto di sangue di lupo, rappresentanti di una nuova razza che chiamò Cane Lupo Europeo.
La diffidenza ereditata dai lupi rendeva questi cani molto prudenti su terreni sconosciuti e quindi particolarmente adatti alla guida dei ciechi e fu proprio Saarloos, la cui moglie era cieca, a indirizzarli a questo impiego che negli anni ’50 coinvolse molti esemplari. Successivamente furono utilizzate altre due lupe europee e proprio per l’incremento di sangue lupino l’impiego pratico del Saarloos venne abbandonato e oggi la razza è considerata esclusivamente un cane da compagnia.
Tipicamente diffidente, è molto riservato ma molto dolce in famiglia.
Morfologicamente è un lupoide, con pelo composto da sottopelo forte e lanoso e da pelo di copertura, con caratteristica forma a bastoncino che, attorno al collo, formano un collare. I colori ammessi vanno dal nero di tonalità chiara al nero scuro grigio lupo, dal bruno chiaro allo scuro color foglia morta e dal crema molto chiaro al bianco.
L’altezza al garrese va da 60 a 75 cm.
Iscrizioni ai Libri Genealogici nel 2023: 29.
Nella save list sono inclusi anche cani non riconosciuti da Fci/Enci: oltre al Pitbull, figurano anche il Bandog, il Boerboel e l’American Bulldog.
American bulldog
Discendente diretto del working bulldog britannico portato dai coloni inglesi in America fin dal XVII secolo, l’American Bulldog è un cane da presa in passato usato per la guardia al bestiame e alla proprietà, per la difesa personale e nelle cacce ai selvatici più pericolosi, come il cinghiale. È un cane compatto e forte, ma non troppo pesante, dal carattere tipico del molosso leggero, cioè saldo di nervi, alta tempra, alta combattività, media socialità e aggressività.
È un cane tendenzialmente diffidente nei confronti degli estranei senza essere eccessivamente timido o aggressivo nei confronti dell’uomo. Il pelo, corto e ruvido, può avere colore bianco uniforme o bianco con pezzature fulve o tigrate.
Esistono due tipi differenti: il tipo Johnson o Bully, più massiccio e con struttura più pesante,e il tipo Scott o Performance, più agile e muscoloso, impiegato nella guardia del bestiame e nella caccia al cinghiale.
Non è riconosciuto dalla Fci ma da diverse associazioni tra cui l’Ukc.
Bandog
Il Bandog è in realtà un incrocio tra diverse razze e per questo non è riconosciuto da nessun ente ufficiale, l’obiettivo è sempre stato quello di creare un valido cane per la difesa personale o la guardia della proprietà.
Non esistendo un vero e proprio standard, il bandog oggi può avere caratteristiche differenti sia dal punto di vista fisico a seconda delle razze impiegate, che possono essere diverse. Più spesso vengono utilizzati una femmina di American Pit bull Terrier e di un maschio di Mastino Napoletano, ma possono essere impiegati anche Rottweiler, Bullmastiff, Mastiff e American Staffordshire o altri.
Quello che accomuna tutti i Bandog dal punto di vista morfologico è una corporatura potente e robusta, un cranio e un muso larghi, arti forti e orecchie erette e triangolari, dal punto di vista caratteriale, invece, grande coraggio, alta vigilanza, spiccato istinto di protezione e diffidenza nei confronti degli estranei.
Boerboel
Il Boerboel, (cane dei contadini boeri in afrikaans) è il risultato dell’incrocio tra cani portati dai coloni olandesi e razze locali africane, da subito apprezzato come cane da fattoria per la sua capacità di proteggere proprietà e bestiame da predatori come leoni e leopardi.
È un cane intelligente e addestrabile, molto protettivo nei confronti della famiglia, calmo ed equilibrato ma coraggioso quando occorre.
Si presenta come un cane di grande taglia, con struttura ossea robusta, una muscolatura ben sviluppata e testa ampia e profonda con uno stop ben marcato, orecchie a forma di V e pendenti, occhi a mandorla, generalmente di colore marrone, con espressione vigile e intelligente.
Il pelo è corto, denso, liscio e lucido, di colore rosso, marrone e giallo (fulvo), con o senza maschera, l’altezza ideale per un maschio è 66 cm, 61 per la femmina.
La razza non è riconosciuta dalla Fci ma lo è, classificata nel Working Group, dal KUSA (Kennel Union of Southern Africa).
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