Vogliono uccidere i lupi ma il vero bersaglio siamo tutti noi
Dietro l’attacco politico e mediatico al lupo si nasconde un obiettivo più grande: smantellare la cultura della coesistenza e trasformare la crisi ambientale in un’occasione di profitto per pochi.
Con il declassamento da specie “altamente protetta” a semplicemente “protetta” votato dall’Europa su spinta di potenti lobby, economiche ma non solo, il lupo, ripresosi autonomamente da uno sterminio spietato durato secoli, è tornato nel mirino: chi esige abbattimenti “selettivi”, chi vere e proprie decimazioni, che vorrebbe ridurre la sua protezione anche all’interno dei parchi nazionali e via massacrando.
È proprio di questi giorni, per esempio, la decisione della Provincia autonoma di Bolzano di abbattere due lupi, non è chiaro con quale criterio di scelta, per via delle predazioni registrate in alta Val Venosta (una trentina di capi, a quanto pare non protetti da cani da guardiania, tanto per cambiare…). Era da 50 anni che non venivano abbattuti lupi legalmente e oggi purtroppo è successo. E’ stato abbattuto un lupo legalmente in Alto Adige.
E anche la Provincia di Trento, con post sui social del presidente leghista Fugatti, pare voler andare nella medesima direzione delle uccisioni.
Ascoltando le motivazioni di chi invoca e pianifica il ritorno della fucilazione per i lupi, si assiste a un mix impressionante di ignoranza etologica, malafede, gretti interessi economici, tornaconti politici neppure celati e vero e proprio odio verso gli animali in generale.
Tutto ciò sull’onda del ritorno feroce di una visione miseramente antropocentrica dell’esistenza, non di rado associata a razzismo, fascismo 2.0, squallido machismo e altre gravi infezioni dello spirito attualmente in piena virulenza (quando non addirittura al governo) grazie a molteplici fattori, non ultimo un evidente e rapido decadimento cognitivo della specie Homo sapiens sapiens.
A mio avviso, però, questa storia è soprattutto fumo negli occhi per nascondere il vero bersaglio. Che non è il lupo, o meglio non solo “lui”.
A giudicare dall’impegno mai visto che tante forze politiche e le potenti lobby economiche che le foraggiano stanno dedicando allo smantellamento delle grandi conquiste ambientali ed ecologiche degli ultimi decenni, nel mirino, metaforico e non, dei loro fucili c’è un obiettivo molto più grande e determinante per tutti gli esseri viventi, inclusi noi.
Io credo che ciò che stanno cercando di abbattere non sia il lupo ma l’idea stessa che si possa e soprattutto che si debba coesistere con la Natura.
Per quale ragione? Per chi muove i fili dall’alto, sempre la stessa: il profitto, qui e ora, e il Pianeta che si fotta. Per i burattini che si agitano a comando, politici in primis, oltre ai soldi e al potere che gli sono stati promessi e in parte anticipati c’è anche un’altra motivazione, potentissima.
È la possibilità di vendicarsi di chi per decenni li ha svergognati dipingendoli agli occhi di un’opinione pubblica ancora capace di pensare per ciò che in effetti sono: individui poveri di spirito, con scarsa cultura, gretti nell’animo, spietati con i deboli e servili con i potenti.
Ora però ambientalisti, scienziati, esperti, giornalisti non venduti (ce ne sono) e tutti coloro che di biodiversità e salvaguardia del Pianeta ne sanno, e quindi parlano con cognizione di causa, sono in minoranza: ora comandano loro, i bulli rancorosi e ignoranti, troppo pigri per leggere libri (se ne vantano, peraltro) ma capacissimi di mentire, di essere smentiti senza vergognarsi, di ripetere le stesse menzogne imperterriti e poi di smentirsi da soli quando necessario.
Volete qualche esempio di menzogne facili da sbugiardare ma reiterate ugualmente, sempre legato alla persecuzione in atto verso il lupo? Ecco qua.
Si continua a ripetere e a scrivere che “il lupo minaccia l’esistenza stessa dell’allevamento”, che è “una potenziale minaccia anche per gli esseri umani” e che per questo “va contenuto” (cioè ammazzato). Solo che i numeri raccontano un’altra storia.
In tutta l’Unione Europea, su un totale di 279.000.000 di capi di bestiame presenti, in un annone vengono predati circa 56.000. Quindi, in media, un animale da reddito “europeo” ha una probabilità pari allo 0,02% di essere ucciso da un lupo. Esattamente, di quale “minaccia all’esistenza stessa dell’allevamento” stiamo parlando?
(Fonte: Continuing recovery of wolves in Europe, un importante studio internazionale pubblicato nel febbraio scorso sulla rivista scientifica PLOS Sustainability and Transformation)
Quanto alla “minaccia per gli esseri umani”, i dati sono i seguenti.
Dal 2002 al 2020, 18 anni, sono stati registrati 26 attacchi mortali in tutto il mondo: circa l’80% di questi attacchi sono stati condotti da lupi affetti da rabbia. Nessuno di questi episodi è avvenuto in Europa. La possibilità di essere uccisi da un lupo è prossima allo zero.
(Fonte:Wolf attacks on humans: an update for 2002-2020 – Norwegian Institute for Nature Research)
Invece, ogni anno in Italia muoiono diverse persone per attacchi di bovini, in stalla o sui pascoli, e negli ultimi 25 anni più di 30 italiani sono morti per attacchi di cani. Le mucche e i nostri fratelli con la coda sono molto più pericolosi dei lupi.
Poi, negli ultimi 10 anni in Italia sono morte ben 204 persone e altre 630 sono rimaste ferite per i cosiddetti “incidenti di caccia”.
Il maggior pericolo mortale per gli italiani che vanno per boschi, e a volte anche appena escono dalla porta di casa, sono i cacciatori, non i lupi.
Soluzioni suicida e soluzioni efficaci
Certo, il principale bersaglio degli attacchi del lupo non sono gli allevamenti intensivi ma i piccoli allevatori che praticano il pascolo libero e la transumanza, e che portano avanti una cultura rurale e alpina con millenni di storia. Quindi è logico che sia da loro che si levano gli appelli più accorati al contenimento del predatore, abilmente strumentalizzati dai soliti noti.
Ma non è uccidendo un certo numero di lupi che il problema si risolve: lo ripetono da anni, inascoltati dai più, scienziati ed esperti della questione, tra i quali non mancano per fortuna anche allevatori tradizionali.
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Questo perché quasi sempre il lupo più esposto è anche quello che, con la compagna o il compagno, guida il branco. Se viene abbattuto e il resto della famiglia è ancora inesperto nella caccia ai selvatici, indovinate verso quali prede più facili rivolgerà le sue attenzioni? Esatto, gli animali da reddito incustoditi oppure cani e gatti domestici.
In altri casi, invece, la morte di uno o di entrambi i capofamiglia determina la dispersione del branco, quindi ciascun soggetto diventa il potenziale fondatore di una nuova famiglia: e così, i lupi aumentano. Geniale, no?
Per l’allevamento tradizionale le soluzioni incruente, efficaci e non controproducenti sono note da decenni:
• recinzioni elettrificate, abbastanza impegnative da utilizzare ma molto utili;
• cani da guardiania, che rappresentano una delle difese più efficaci;
• ricoveri notturni, per proteggere il bestiame nelle zone più esposte.
Questi strumenti sono spesso finanziati a fondo perduto dalla stessa UE e da alcune Regioni. E funzionano. Basterebbe metterli in pratica, non è difficile. Inoltre, ci sono i rimborsi per i capi predati. Invece, si spinge sempre più forte per gli abbattimenti. Come mai?
È in gioco il futuro
Il fatto è che la nuova favola del “lupo cattivo” è uno dei tanti sistemi con cui si cerca di convincere una popolazione sempre più ignorante che salvaguardare la Natura vada contro i suoi interessi. Perché costa ed impegnativo.
Questa colossale menzogna portata avanti da diversi politicanti, anche di primo piano, e dai loro cantori sui vari media ha uno scopo ben preciso: scardinare l’approccio che ha guidato le politiche ambientali dell’Unione Europea negli ultimi decenni, cioè programmi mirati a tutelare e ripristinare l’ambiente. Programmi complessi, controversi, criticabili, a volte del tutto sbagliati (come nel caso della reintroduzione dell’orso in Trentino), ma che in molti casi sono andati a buon fine con beneficio di tutti, bipedi e altri animali compresi
Ora qualsiasi scelta politica a favore della Natura, che include noi stessi, viene descritta costantemente come “utopica”, “elitaria”, “roba da radical-chic”, “un lusso che non possiamo più permetterci”. E il bello è che milioni di gonzi, per usare un eufemismo, ci credono, perché li hanno convinti a furia di menzogne ripetute all’infinito che questa sia la verità.
Ma ciò è stato possibile soprattutto perché i suddetti gonzi non hanno alcuna voglia e spesso neppure le basi culturali sufficienti per verificare se ciò che gli viene raccontato corrisponda o meno alla realtà.
La verità, invece, è che la salvaguardia dell’ambiente e degli animali impedisce di lucrare ricchi guadagni distruggendo tutto quanto non sia funzionale allo scopo. Quindi, smantellare le politiche ambientali è ciò a cui mirano i grandi poteri economici di tutto il mondo, ora che non hanno più alcun freno morale, se mai ne sono stati dotati.
Ai miliardari feroci, compresi quelli cinesi del capitalismo di stato, non importa se alle generazioni future non resterà quasi nulla se non un Pianeta depredato, avvelenato e sconvolto da un clima impazzito: ciò che interessa a questi pericolosi individui è continuare ad arricchirsi, ad accumulare denaro e potere. Senza limiti e a qualsiasi prezzo: tanto lo fanno pagare agli altri.
Difendere il lupo per difendere noi stessi
Il lupo merita di vivere a prescindere, ovviamente. È una creatura di immenso valore da qualsiasi punto di vista, oltre a essere il progenitore del cane, nostro fratello e impareggiabile compagno di vita. Ma oggi abbiamo un’altra ragione ancora per difenderlo: farlo significa anche difendere la Natura stessa e, in ultima analisi, il nostro presente e il futuro dei nostri figli. Significa ribadire che non siamo i “padroni della vita” ma una parte di essa.
Difendere il lupo significa non arrendersi all’idea malsana e figlia della malafede che la protezione della Natura sia un lusso o un ostacolo alla crescita. Il vero pericolo non è il ritorno del lupo, è l’erosione del pensiero ecologico a favore del profitto.
Il vero pericolo non è il lupo ma l’idea, mortifera, che la Natura sia un problema e non la soluzione.
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