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La rivoluzione a due e quattro zampe, da MetropoliCane al modello Nichelino


All’ultimo bando promosso dalla Regione Piemonte sul possesso responsabile e consapevole degli animali da compagnia hanno partecipato soltanto 13 Comuni, ammessi e finanziati.


Tredici Comuni su un totale di 1.181 enti locali piemontesi, poco più dell’1% dell’intero territorio regionale. Un dato che già da solo basterebbe a raccontare quanto ci sia ancora da fare sul piano culturale, istituzionale e politico per diffondere la consapevolezza cinofila nelle nostre città.

La dotazione finanziaria complessiva del bando ammontava a 60.000 euro, una cifra che, divisa tra i 13 Comuni partecipanti, equivale a circa 4.600 euro per progetto. Una somma che, pur apprezzabile come segnale iniziale, risulta del tutto inadeguata rispetto all’obiettivo di promuovere campagne educative di reale impatto.
Basta immaginare cosa sarebbe successo se non il 100%, ma anche solo il 20 o il 30% dei Comuni piemontesi avesse deciso di partecipare. La cifra pro capite si sarebbe ridotta a poche centinaia di euro, una goccia nel mare rispetto alle necessità concrete di sensibilizzazione e formazione.

Ed è qui il punto. Sessantamila euro in tutta la Regione Piemonte non bastano a costruire una strategia educativa e comunicativa all’altezza della sfida.
È positivo che la Regione abbia finalmente affrontato il tema della prevenzione e della formazione dei cittadini in materia di convivenza con gli animali, ma è altrettanto necessario che nei futuri bilanci si prevedano risorse economiche congrue, capaci di sostenere progetti strutturati, continuativi e con un reale valore educativo.



La consapevolezza cinofila non è un lusso o un passatempo, è una necessità sociale.


In un’epoca in cui la tolleranza verso i binomi urbani, cioè le persone con i loro cani, è ai minimi storici e in cui crescono gli episodi di intolleranza, serve investire nella cultura, non solo nelle sanzioni.

Il caso Nichelino, un laboratorio civico di cultura cinofila

Noi a Nichelino abbiamo deciso di partire con i percorsi di educazione cinofila già da tempo, ben prima che anche la Regione Piemonte si interessasse a queste dinamiche.
Abbiamo promosso percorsi di educazione cinofila teorici e pratici con lo stesso obiettivo di diffondere la consapevolezza cinofila, e nell’ultimo bando abbiamo partecipato e vinto con il progetto che si chiama MetropoliCane, un ciclo di cinque incontri teorici e pratici ideato per diffondere la cultura cinofila tra cittadine e cittadini e promuovere un possesso realmente consapevole.

Le conferenze partono dall’ABC del cane e si concluderanno con la presentazione del libro di Luca Spennacchio, Il cane pensato, un testo di riferimento per chiunque voglia comprendere la relazione uomo–cane in chiave etologica e non antropocentrica. Spennacchio, già autore de Il canile 3.0, è tra le voci più autorevoli in Italia sul ruolo dei canili nelle città e sull’importanza dell’educazione cinofila diffusa.

Il percorso di MetropoliCane in collaborazione con Paw Therapy terminerà con lo Sportello a Quattro Zampe, un modulo pratico nelle aree cani della città, dove i partecipanti potranno confrontarsi con educatori e istruttori, applicando quanto appreso nei momenti formativi.

Alla prima lezione, in sala erano presenti 50 persone, tra iscritti online e partecipanti spontanei.
Cinquanta persone su circa 5.000 cani censiti all’anagrafe canina della città, l’1% della popolazione dei binomi urbani nichelinesi.
Anche qui il trend percentuale va in scia a quello regionale, dimostrando come la partecipazione a progetti di formazione e consapevolezza resti ancora limitata ma significativa, e proprio per questo rappresenti un dato da leggere in profondità.
Questo numero racconta due cose, da un lato il crescente interesse verso la cultura cinofila, dall’altro quanto ancora lungo sia il cammino per costruire una cittadinanza pienamente consapevole.

Mi sono recentemente accorto, leggendo un articolo, di come in moltissime città piemontesi manchino ancora servizi essenziali dedicati agli animali, non parlo solo di percorsi di educazione ma persino dei servizi più basilari come le aree cani.
Ad esempio, ad Alpignano non esiste ancora un’area cani e si è dovuti arrivare a una petizione popolare per chiederne la realizzazione.
E questo è solo uno dei tanti esempi che dimostrano quanto ancora sia necessario investire e costruire una cultura della convivenza tra esseri umani e animali.

Ma questo 1% deve rappresentare un’avanguardia, un gruppo di persone che, partendo dal principio socratico del sapere di non sapere, sceglie di investire il proprio tempo libero in progetti e opportunità per comprendere meglio la relazione con il proprio cane.
Ogni rivoluzione nasce così, da un piccolo gruppo che innesca un contagio positivo.
Ed è da qui che vogliamo partire, con la nostra rivoluzione a due e quattro zampe.

Non basta l’amore, serve conoscenza

C’è un concetto che deve diventare chiaro e definitivo, non basta l’amore per rispettare il cane.
Amare un cane non significa automaticamente comprenderlo, così come convivere con un animale non significa conoscerlo.
Servono studio, passione, competenza e conoscenza etologica, perché solo comprendendo davvero la sua natura possiamo rispettarlo e garantire una convivenza equilibrata nelle nostre città.

Parlo anche per esperienza personale.
Nel corso della mia evoluzione e formazione ho riconosciuto di aver commesso errori proprio perché spinto da un approccio antropocentrico, cioè dal tentativo inconscio di interpretare il comportamento del cane con parametri umani.
Quando, dopo due anni di studi, ho conseguito il brevetto da educatore cinofilo, mi sono reso conto che non avevo raggiunto un punto d’arrivo ma un punto di ripartenza.
Perché conoscere il cane non è mai un traguardo, è un percorso continuo di apprendimento, di ascolto e di rispetto.

Da un bando timido a una rivoluzione necessaria

Ecco perché progetti come MetropoliCane devono moltiplicarsi e radicarsi.
La Regione Piemonte ha fatto un primo passo, ma ora deve avere il coraggio di trasformare questo timido approccio in una politica strutturale, ampliando la portata economica del bando, incentivando i Comuni a partecipare e sostenendoli concretamente nella costruzione di percorsi formativi di qualità.

Serve un piano regionale di educazione cinofila che metta in rete esperienze virtuose, favorisca la partecipazione dei cittadini e formi amministrazioni consapevoli del proprio ruolo nel promuovere la convivenza tra umani e animali nelle città.
Perché la cultura cinofila non è un settore marginale, è un tassello fondamentale della convivenza civile e della sicurezza urbana.

Gli episodi di intolleranza cinofila, bocconi avvelenati, aggressioni, regolamenti punitivi contro i cani e i loro compagni umani, sono in aumento e la cronaca quotidiana ne è testimone.
Ma in quasi tutti questi casi il problema non è il cane, è l’uomo, con la sua ignoranza, la sua superficialità, la sua irresponsabilità.

Per questo motivo occorre investire in prevenzione ancor prima che in sanzioni.
Ben vengano pene più severe per i reati di maltrattamento animale, ma senza un investimento serio nella formazione e nella consapevolezza continueremo a chiudere il recinto quando ormai i buoi, o in questo caso i cani, sono già scappati.

Siamo ancora in tempo per cambiare rotta.
Serve una vera rivoluzione della consapevolezza cinofila, capace di diffondere conoscenza, rispetto e responsabilità.
Solo così potremo costruire città dove la convivenza tra umani e animali non sia una tolleranza concessa, ma una forma di civiltà conquistata.

Di Fiodor Verzola.

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