Torchiara, pastore maremmano ucciso a fucilate: «era il custode del gregge, non un bersaglio»
Il dolore dell’allevatore e l’indignazione della comunità rurale dopo l’uccisione di Napoleone, cane da lavoro
È stato freddato con un colpo al petto, all’interno della proprietà di famiglia, nella quiete della notte. È morto così Napoleone, un cane pastore maremmano-abruzzese impiegato come cane da guardiania in un’azienda agricola di Torchiara, nel Cilento. Un gesto volontario, mirato, che ha scosso l’intera comunità locale e sollevato un’ondata di indignazione.
A raccontare l’accaduto è il suo umano, con un post commovente condiviso da centinaia di persone sui social. «Napoleone non era solo un cane – scrive – era il custode del nostro gregge, l’anima silenziosa delle nostre giornate in campagna».
Per noi di Dogsportal.it, che ogni giorno raccontiamo il legame tra uomo e cane in ogni sua forma, episodi come questo rappresentano una ferita profonda, che tocca tanto la sfera affettiva quanto quella lavorativa. Napoleone non era un pericolo, né un bersaglio. Stava semplicemente facendo il suo dovere.
Un cane da lavoro, non un bersaglio
Secondo le ricostruzioni riportate anche da Il Mattino, il cane è stato ucciso con un colpo di fucile, probabilmente a piombini, sparato al petto da ignoti. Nessun tentativo di furto, nessuna effrazione. Solo un atto crudele, inspiegabile, compiuto nella notte del 16 ottobre.
Il pastore maremmano era un cane da guardiania del gregge, uno dei tanti cani che aiutano l’uomo in ambito rurale e zootecnico. Lavorava a fianco dell’allevatore, vegliava sulle pecore e difendeva la proprietà. La sua figura rientra in quella tradizione millenaria che vede il cane come collaboratore insostituibile nei contesti agricoli. Approfondiamo questo tema in questo articolo dedicato ai cani da lavoro.
“La campagna non è terra di nessuno”
«La vita non è un diritto che si prende con un’arma. Il rispetto sembra essere diventato un lusso… ma noi lo chiediamo a gran voce: rispetto per chi lavora, per chi custodisce, per chi vive qui ogni giorno», scrive ancora la famiglia sui social, sottolineando quanto questo gesto abbia strappato via non solo un cane, ma parte della storia di chi ogni giorno vive e lavora in campagna.
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È importante ricordare, soprattutto a chi vive in contesti non rurali, che i cani da pastore come Napoleone non sono solo “animali da compagnia”, ma strumenti di lavoro, alleati fondamentali nella gestione del bestiame. E anche quando si trovano in famiglia, portano con sé esigenze specifiche e una dignità che merita riconoscimento. Ne abbiamo parlato qui: i cani da pastore in famiglia.
Tutelare i cani da lavoro è tutelare un intero mondo
L’uccisione di un cane in queste circostanze non è solo un fatto di cronaca. È un attacco alla cultura del lavoro rurale, alla relazione profonda che lega uomo e cane nei contesti produttivi. In Italia, la legge punisce l’uccisione di animali senza motivo con pene fino a due anni di reclusione (art. 544-bis c.p.).
Per chi come noi di Dogsportal.it si occupa da anni di valorizzare e raccontare il ruolo dei cani da lavoro, è importante ribadire che questi animali non sono mai “inutili presenze”, ma veri e propri protagonisti della vita agricola. La loro protezione è responsabilità di tutti.
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