Notizie e approfondimenti sul lupo

La scomparsa della lupa Ludovica: l’ombra del bracconaggio

Sparita nel nulla la prima lupa radiocollarata del “branco del Tonale”, che si muove  al confine montano tra Trentino e Lombardia.

Dietro il silenzio del suo trasmettitore, l’ombra del bracconaggio e un’altra ferita aperta nella tutela dei grandi carnivori.

Ludovica era stata catturata lo scorso aprile nel Parco Nazionale dello Stelvio, dotata di radiocollare e liberata per seguirne l’attività. Per sei mesi il suo collare aveva trasmesso dati considerati estremamente preziosi sugli spostamenti, sulle predazioni e sulle dinamiche del branco. Poi, improvvisamente, il segnale è scomparso. 

Il monitoraggio faceva parte di WolfNext, programma nazionale realizzato con il supporto del Ministero dell’Ambiente. Grazie a Ludovica era stato possibile conoscere meglio la vita del branco e seguire passo dopo passo il ritorno del lupo sulle Alpi centrali. Un lavoro scientifico di grande valore interrotto bruscamente.

In Val di Sole

L’ultimo segnale del radiocollare di Ludovica è stato registrato all’alba del 28 settembre nei pressi di Vermiglio, in Val di Sole. Da allora, ricerche con antenne e altri strumenti non hanno dato alcun esito. Gli esperti escludono un guasto tecnico, perché il dispositivo avrebbe dovuto continuare a trasmettere anche in caso di morte, quindi potrebbe essere stato distrutto. 


Si apre la possibilità più inquietante: l’uccisione con un atto di bracconaggio. L’associazione Io non ho paura del lupo ha denunciato la scomparsa come un segnale grave, chiedendo indagini rapide e trasparenti. Anche l’Enpa ha sollecitato verifiche serie, definendo la perdita “non solo un danno per la ricerca ma per la collettività intera”.

La helper del branco

Secondo i biologi che la seguivano, Ludovica ricopriva il ruolo di helper: una lupa rimasta con la famiglia d’origine per aiutare la coppia riproduttrice. Gli helper contribuiscono alla crescita dei cuccioli, partecipano alla caccia e difendono il territorio. In pratica, sono i “fratelli maggiori” del branco, indispensabili per mantenerne la coesione e garantire la sopravvivenza dei piccoli.

La sua scomparsa non colpisce solo la ricerca sul campo, estremamente preziosa per contribuire a costruire convivenza con i predatori, ma anche la stabilità stessa del gruppo. Privare un branco di un individuo esperto e collaborativo significa spezzare un equilibrio costruito in mesi di cooperazione e favorire la dispersione.

Un bilancio che fa paura

Il caso di Ludovica non è isolato. Ogni anno in Italia si stima muoiano circa trecento lupi per cause legate all’uomo: incidenti stradali, avvelenamenti o fucilate È un numero elevato, pari al 10% circa della popolazione italiana di lupi, che si aggira sui 3.000 esemplari, secondo il recente censimento.


Quasi tutti questi crimini restano impuniti. E il bracconaggio continua a essere un problema radicato, affrontato poco e male, alimentato da paura, ignoranza, odio verso i lupi e conflitti mai risolti. Eppure i lupi sono una componente chiave dell’ecosistema: regolano le popolazioni di ungulati, favoriscono la biodiversità e testimoniano la salute degli ambienti montani. 

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Una questione di civiltà

Per i ricercatori, la perdita di Ludovica è un danno grave. Ogni radiocollare racconta la vita invisibile di un lupo e di un branco: dove caccia, dove riposa, lungo quali percorsi si sposta e così via. Senza queste informazioni, diventa più difficile costruire strategie di convivenza efficaci e realistiche.

Ma è ormai evidente che via siano componenti sociali che non vogliono alcuna convivenza, puntando allo sterminio dei grandi carnivori. Chi per  cieco interesse, chi per odio e ignoranza e chi per questioni di bieca opportunità politica: prendere voti sulla pelle, letteralmente, degli animali.

Non sappiamo ancora cosa sia successo a Lodovica, anche se i segnali fanno pensare al peggio. In ogni caso, la sua storia richiama ancora una volta una questione importante di legalità e di civiltà: la vita degli animali selvatici non può essere lasciata nelle mani di chi si arroga il diritto di ucciderli in base alle proprie convinzioni o per il  gusto di farlo (si veda il recente caso dei due ibis eremita uccisi deliberatamente in Valtellina da un cacciatore), con la certezza o quasi di farla franca.

Servono controlli più capillari, campagne di sensibilizzazione efficaci e un impegno vero da parte delle istituzioni, non il silenzio disinteressato o addirittura la connivenza malcelata che spesso emerge dal comportamento di amministratori locali e politici nazionali ben noti.

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Andrea Comini

Educatore Cinofilo & Giornalista

Educatore e istruttore cinofilo FISC da oltre vent’anni, consulente comportamentale e giornalista professionista. Studioso di etologia del cane e del lupo, si è formato con maestri internazionali ed è docente in corsi per educatori.

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Andrea Comini

Educatore e istruttore cinofilo fisc da oltre vent'anni, consulente sui problemi comportamentali, si è formato con Carlo Marzoli, Inki Sjosten, David Appleby, Roger Abrantes, Joel Dehasse. Studioso di etologia del cane e del lupo, docente in diversi corsi di formazione per educatori. Giornalista professionista.

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