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I “cani di guerra”: dopo 4 anni di conflitto in Ucraina, uno studio svela come sta cambiando l’evoluzione dei randagi

Sono passati quattro anni dall’inizio dell’invasione russa. Quella che era un’emergenza umanitaria e animale è diventata una pressione evolutiva costante. Una ricerca pubblicata su Evolutionary Applications dimostra che la guerra sta selezionando una “nuova” tipologia di cane: più piccolo, più selvatico, più sociale.

Editoriale: 4 anni nel buio

Sono passati ormai quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina. Quattro anni di sirene, distruzione e resistenza. Fin dai primi giorni del 2022, noi di Dogsportal.it abbiamo raccontato il dramma di chi si trovava sotto le bombe: i gestori dei rifugi e i proprietari in fuga, disperati, costretti a scelte impossibili tra la propria vita e quella dei loro animali. Abbiamo documentato una situazione sempre più drammatica, dove i rifugi sono diventati trincee e i volontari eroi silenziosi.

Il tempo trascorso in questi anni è stato sufficiente perché la guerra diventasse anche un fattore ambientale. Un recente studio scientifico ci sbatte in faccia una realtà cruda: il conflitto sta cambiando biologicamente i cani ucraini che continuano però a morire anche nei canili a causa dei bombardamenti come quello del 7 febbraio a a Zaporizhzhia dove sono morti 13 cani.

Fonte dell’immagine La Stampa

Lo Studio: La guerra come forza di selezione naturale

Un team internazionale di ricercatori (Martsiv et al.), in uno studio pubblicato su Evolutionary Applications, ha analizzato l’impatto del conflitto sui cani randagi e liberi (free-ranging). Confrontando i cani che vivono sulla Linea del Fronte (Front Line – FL) con quelli delle retrovie più sicure, i dati confermano che la guerra agisce come una potente e velocissima forza di selezione naturale.

1. Morfologia: Sopravvive chi è funzionale

Al fronte non c’è spazio per l’estetica canina o per le iper-tipicità delle razze moderne. La guerra ha “scolpito” una popolazione canina con caratteristiche precise:

  • Taglia ridotta: I cani delle zone di guerra sono significativamente più piccoli. Una taglia contenuta permette di nascondersi meglio, richiede meno cibo e, tragicamente, riduce il rischio di attivare le mine antiuomo o di essere colpiti da schegge.
  • Ritorno al “tipo selvatico”: I tratti domestici (orecchie pendule, musi schiacciati, pelo riccio) stanno scomparendo nelle zone calde. Prevalgono orecchie dritte (udito migliore, meno infezioni), musi mesocefali (respirazione efficiente) e pelo di media lunghezza.

In pratica, la pressione bellica sta cancellando secoli di selezione artificiale in pochi anni, riportando i cani a una forma ancestrale e utilitaristica.

2. Salute e Dieta: La fame modifica la popolazione

L’analisi degli isotopi nel pelo e l’Indice di Massa Corporea (BMI) raccontano una storia di privazione estrema.

  • Malnutrizione: I cani al fronte hanno un BMI bassissimo. La loro dieta è povera di proteine animali e si basa su scarti vegetali o cereali.
  • Mortalità selettiva: Nelle zone di guerra mancano quasi del tutto cani anziani o malati cronici. La guerra non perdona la debolezza: sopravvivono quasi esclusivamente giovani adulti sani. Le uniche patologie riscontrate sono traumi fisici (ferite alle zampe).

3. Comportamento: Il ritorno del branco

Un dato affascinante riguarda l’etologia. Nelle zone sicure dell’Ucraina occidentale, l’87% dei cani randagi è stato osservato in solitaria. Al fronte, invece, la tendenza si inverte: i cani formano gruppi sociali (branchi) molto più frequentemente. La cooperazione diventa essenziale per difendere le scarse risorse alimentari e per la sicurezza reciproca.

👉 Approfondimento consigliato: Per capire meglio le dinamiche sociali dei cani che vivono senza gestione umana diretta, vi invitiamo a rileggere la nostra intervista tecnica: Cani liberi: ne parliamo con Michele Minunno

Lo studio definisce la guerra come un “disastro antropogenico intenzionale” capace di alterare gli ecosistemi con la stessa potenza di una catastrofe naturale. I cani ucraini del 2026 non sono più i pet che conoscevamo nel 2021. Sono sopravvissuti, forgiati dal fuoco e dalla fame, testimoni viventi di come la natura, quando l’uomo distrugge il suo stesso mondo, riprenda il controllo con le sue leggi più dure.
I “cani di guerra” ucraini ci ricordano che la domesticazione è un processo reversibile e che, quando il supporto umano viene meno e l’ambiente diventa ostile, la natura riprende il controllo con le sue leggi più dure.


Fonte: Martsiv, M., Dykyy, I., Witek, M., Chibowski, P., Cimarelli, G., Moura, A. E., & Pilot, M. (2025). Dogs of War: The Effect of War-Inflicted Environmental Damage on Free-Ranging Domestic Dogs. Evolutionary Applications. https://doi.org/10.1111/eva.70182


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Rocco Voto

Rocco Voto è fondatore ed editore di Dogsportal.it. Educatore cinofilo e consulente di comunicazione nel settore Pet, si occupa di divulgazione scientifica e cultura cinofila. Promuove un approccio basato su etica, competenza e benessere animale, per offrire un'informazione utile e lontana da mode passeggere.

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