“2026, fuga da Dubai”: perché cani e gatti restano indietro
C’è un’immagine che torna nei racconti di questi giorni della guerra di Trump e Netanhyau: esplosioni tra i grattacieli di Dubai, partenze improvvise e un cane o un gatto che restano lì, in balia degli eventi drammatici in atto. Non perché chi vive insieme a loro non voglia portarli con sé, in genere, ma perché non riesce a farlo. Le fonti disponibili descrivono una situazione complessa, in cui il rientro con gli animali domestici è possibile in alcuni casi, ma tutt’altro che garantito.
Abbiamo cercato di capire come stanno davvero le cose e il quadro che emerge è molto difficile, anche se in parte meno drammatico di quanto dipinto dai social.
Il primo elemento che emerge è anche il più difficile da accettare. Testimonianze italiane parlano di cani e gatti affidati in fretta e furia a cliniche veterinarie o a conoscenti, in alcuni casi anche abbandonati e persino sottoposti a eutanasia. Anche organizzazioni internazionali per la tutela animale segnalano un aumento delle richieste di aiuto e il rischio concreto che molti cani e gatti restino senza una sistemazione stabile mentre i loro umani di riferimento cercano di lasciare l’ex “paradiso degli influencer”. Si tratta di segnalazioni coerenti tra loro, anche se al momento non esiste un bilancio ufficiale complessivo del fenomeno.
Dietro queste storie, però, raramente c’è una scelta. Molto spesso c’è un vincolo. E quel vincolo ha a che fare con la realtà, molto concreta, del trasporto di cani e gatti in aereo da un teatro di guerra.
Le principali compagnie che collegano Dubai non seguono tutte le stesse regole. Emirates prevede il trasporto dei pet come bagaglio registrato in stiva in determinate condizioni operative, ma richiede il trasporto come cargo (cioè come spedizione gestita dal servizio merci e non più come bagaglio associato al passeggero) quando vengono superati specifici limiti di dimensioni o in funzione della rotta e della durata del viaggio. Etihad adotta una politica diversa e consente, in alcuni casi, il viaggio in cabina in Economy e Business per cani e gatti fino a 8 chili compreso il trasportino. Flydubai indica invece che gli animali viaggiano nella stiva anche quando sono accompagnati dal loro umano di riferimento, ma il loro trasporto viene gestito con procedure cargo e non come semplice bagaglio del passeggero.
Anche i costi incidono molto. Emirates indica tariffe comprese tra 500 e 800 dollari per gli animali trasportati come bagaglio registrato in stiva, mentre quando il trasporto avviene come cargo il prezzo viene definito separatamente. Etihad consente in alcuni casi il trasporto in cabina di cani e gatti fino a 8 chili compreso il trasportino; il costo indicato dalla compagnia è di 1.500 dollari per volo in Economy, mentre in Business è richiesto l’acquisto di un posto aggiuntivo oltre alla stessa tariffa di 1.500 dollari.
Per questo, riuscire a partire con un cane o un gatto dipende molto dalla compagnia scelta, dalle disponibilità economiche e dalle condizioni operative del volo. Questo significa che trovare un posto per una persona non implica automaticamente poter imbarcare anche il proprio cane o il proprio gatto. In sostanza, è questo lo scarto che separa una partenza condivisa da una separazione forzata.
A questo si aggiunge la dimensione burocratica, che in tempi normali è gestibile, ma che in una fase di partenze accelerate diventa fragile. Negli Emirati Arabi Uniti, il Ministero del Cambiamento Climatico e dell’Ambiente (MOCCAE, Ministry of Climate Change and Environment) prevede che per esportare o riesportare animali vivi sia necessario ottenere un certificato sanitario veterinario ufficiale, valido 30 giorni dalla data di emissione. Il documento viene rilasciato dopo un’ispezione e deve essere coordinato con la disponibilità del volo. Quando i tempi non coincidono, l’animale non può partire.
Sul piano normativo europeo, invece, il quadro è meno rigido. La Commissione Europea indica che gli Emirati Arabi Uniti rientrano tra i Paesi inclusi nell’elenco dell’UE (“listed”) per i movimenti non commerciali di animali da compagnia. Questo significa, tra le altre cose, che non è richiesto il test sierologico anticorpale per la rabbia previsto per i Paesi non inclusi in questo elenco. Non è quindi una barriera sanitaria a rendere impossibile il rientro, ma l’insieme di passaggi pratici necessari per realizzarlo.
E infatti, guardando ai casi concreti, il rientro esiste. Associated Press ha documentato un volo speciale organizzato dalla Grecia da Abu Dhabi ad Atene, con 101 persone e 45 animali a bordo. È un dato molto significativo: dimostra che, quando esiste un canale dedicato, le persone non sono costrette a scegliere se partire lasciando sul posto i propri compagni a quattro zampe oppure restare in zona di guerra.
Un altro segnale arriva dalla Francia, che ha introdotto una deroga temporanea, valida fino al 30 aprile 2026, per facilitare l’ingresso di cani e gatti provenienti da diversi Paesi del Medio Oriente. Anche in assenza di tutti i requisiti standard, l’ingresso è consentito a condizione che chi accompagna l’animale si impegni a seguire le procedure previste all’arrivo, tra cui il contatto con un veterinario designato e la dichiarazione alle autorità competenti. È un modo per adattare le regole alla realtà, quando la realtà diventa troppo penalizzante.
Accanto a questi canali esiste poi una terza possibilità, meno visibile e molto più selettiva: quella del trasporto tramite operatori specializzati e canali cargo dedicati. Funziona, ma ha costi ancora più elevati. Non è una strada percorribile per tutti, e anche questo contribuisce a creare una differenza concreta tra animale e animale: le “classi sociali” esistono anche per loro.
Le fonti raccontano quindi due facce della stessa realtà: da un lato cani e gatti lasciati indietro e sistemi di accoglienza sotto pressione, dall’altro rientri riusciti grazie a interventi straordinari.
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Per quanto riguarda l’Italia, esistono segnalazioni su una possibile procedura straordinaria per facilitare il rientro con animali domestici dagli Emirati Arabi Uniti e da altri Paesi del Golfo: si parla di una misura predisposta dal Ministero della Salute, fondata sull’articolo 32 del regolamento UE 576/2013, con autorizzazione urgente e isolamento dell’animale al rientro.
Tuttavia, non siamo riusciti a rintracciare, sul sito del Ministero della Salute o in altre fonti istituzionali primarie facilmente accessibili, un documento governativo ufficiale che confermi direttamente questa procedura straordinaria.
Alla fine, la fotografia più realistica sembra questa: da Dubai si può tornare con un cane o un gatto, ma non sempre e non alle stesse condizioni. In una crisi come questa, partire è già difficile. Partire insieme al proprio animale può diventarlo molto di più. Soprattutto per chi non ha un sacco di soldi.
Fonti: La Stampa Associated Press Ministère de l’Agriculture et de la Souveraineté alimentaire (Francia) Commissione europea MOCCAE (Ministry of Climate Change and Environment, Emirati Arabi Uniti) Emirates Etihad Airways Flydubai
Immagine di copertina generata con AI
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