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Le parole contano: perché negli Interventi Assistiti con gli Animali non “si utilizzano” gli animali

Ci sono frasi che, anche se pronunciate con buone intenzioni, raccontano una visione che non ci appartiene. “Si utilizzano gli animali” è una di queste.

Negli Interventi Assistiti con gli Animali le parole non sono un dettaglio: sono lo specchio dell’approccio, dell’etica e del modo in cui immaginiamo la relazione tra esseri umani e animali. Per questo, come Umanimalmente, sentiamo il bisogno di fermarci e raccontare che cosa intendiamo davvero quando parliamo di IAA.

L’animale è coprotagonista, non strumento

Nel nostro lavoro l’animale non è un mezzo, non è un supporto tecnico, non è una risorsa che viene attivata a comando. È un essere vivente, senziente, portatore di una propria soggettività, di un proprio modo di stare nel mondo, di comunicare e di entrare in relazione. Negli IAA non chiediamo all’animale di fare qualcosa per la persona: gli chiediamo di esserci con la persona. È una distinzione piccola nelle parole, enorme nella pratica.

Il nostro riferimento è l’approccio zooantropologico, che pone l’animale accanto all’essere umano, non al suo servizio. Accanto all’utente, ma anche accanto all’operatore. Nelle sedute non esiste una gerarchia rigida: esiste un tregioco relazionale fatto di presenza, ascolto, sintonizzazione. Persona, animale e operatore costruiscono insieme lo spazio dell’incontro. Ed è proprio in quello spazio che accade qualcosa di prezioso.

Presenza viva, non performance

La presenza dell’animale ha un valore enorme, spesso silenzioso ma profondissimo. I cani, che nei nostri progetti sono maggiormente coinvolti per la loro versatilità e adattabilità ai contesti, soprattutto sanitari, sono capaci di attivare le persone senza forzarle, di facilitare il contatto con le emozioni, di creare un clima di sicurezza e autenticità, di offrire una relazione priva di giudizio. Molte emozioni arrivano in seduta grazie alla loro presenza, non perché il cane faccia qualcosa, ma perché è qualcosa: una presenza viva, coerente, sensibile.

Un cane coinvolto negli IAA non è semplicemente addestrato. È un facilitatore di relazione, un partner comunicativo che porta segnali, confini, disponibilità e limiti. Per questo il ruolo dell’operatore è centrale: deve saper leggere il linguaggio del cane, riconoscere i suoi segnali di stress, di interesse, di stanchezza, di coinvolgimento. Deve essere capace di accogliere ciò che il cane porta in seduta e tradurlo in chiave relazionale e clinica, senza forzature. Il cane non lavora nonostante ciò che prova: lavora attraverso ciò che prova.

Ogni animale porta con sé la propria essenza, il proprio ritmo, la propria energia. Un animale non finge, non recita un ruolo, non si distacca emotivamente. La sua presenza ci mette in contatto con parti profonde di noi, spesso prima ancora delle parole. È per questo che parlare di “utilizzo” non è solo impreciso: è riduttivo.

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Le parole costruiscono cultura

Scegliere le parole significa scegliere che tipo di cultura vogliamo promuovere. Nel nostro lavoro vogliamo diffondere una visione in cui l’animale è riconosciuto come soggetto, come partner, come coprotagonista di un percorso di cura, crescita e benessere.

Negli Interventi Assistiti con gli Animali non si utilizzano gli animali. Si costruiscono relazioni. Si condividono esperienze. Si crea spazio per emozioni autentiche. Ed è lì, in quello spazio vivo e rispettoso, che accade il vero cambiamento.

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