Sbagliare è umano, perseverare è diabolico: riflessione sulle razze brachicefale
“Sbagliare è umano, perseverare è diabolico.”
Un proverbio antico che applicato al mondo dei cani ci provoca: oggi questa frase suona come un invito alla riflessione.
Parlando con tante persone emerge un punto chiaro: non si tratta di mettere in discussione l’amore che un proprietario ha per il proprio bulldog francese o inglese. Non si tratta di criticare allevatori, proprietari, o chi vive con questi cani. L’amore è sacrosanto. Ma è proprio per questo che dovremmo chiederci: perché reiterare una scelta che porta potenzialmente alla sofferenza?
Perché questa domanda è urgente nel 2025
- Narrazione vissuta e reale
La testimonianza di Emi Bocelli, educatrice cinofila con tre bulldog francesi, è illuminante. Il primo cane, con conformazione più sana, viveva meglio; i due successivi, selezionati secondo standard estetici più estremi, hanno sofferto di problemi respiratori, hanno dovuto affrontare interventi chirurgici costosi e dolorosi, e richiedono cure quotidiane costanti Approfondisci. - Non solo estetica: il maltrattamento genetico
Dietro cani con muso estremamente schiacciato, come il bulldog o il carlino, c’è un vero e proprio maltrattamento genetico. Problemi respiratori, articolari, dermatologici, oculari… esempi concreti di come gli standard estetici possano compromettere la salute Approfondisci. - I dati che supportano l’allarme
Una vera indagine nazionale condotta da ANMVI esplora l’incidenza delle affezioni legate alla sindrome brachicefalica, promuovendo una selezione più consapevole e sana Approfondisci. - Quando la coscienza si fa legge
I Paesi Bassi e non solo hanno avviato divieti per allevare e importare cani brachicefali e gatti Scottish Fold, riconoscendo che le caratteristiche estetiche estreme causano sofferenza e vanno combattute anche a livello normativo Approfondisci.
Il circolo vizioso dell’affezione
Spesso, dopo aver vissuto l’esperienza di prendersi cura di un cane brachicefalo sofferente, ci si affeziona ancor più, si sviluppa un legame profondo… e si ricade nella stessa scelta.
È un paradosso emotivo: l’atto di cura diventa motivazione a perpetuare un problema.
Nel 2025, con tutti i dati e le testimonianze a disposizione, è sempre più difficile giustificare questa dinamica. Non è una questione di moda o estetica. È una questione di benessere animale, di responsabilità, di futuro del rapporto uomo-cane.
La domanda aperta
Alcune linee di razza sono gestite meglio, altre peggio. Ma il dato chiaro e doloroso è questo: quanti di questi cani respirano male, e vivono con limitazioni croniche?
Quindi:
Perché continuare a sceglierli?
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